Amazon batte ogni record di utile, ma la cassa si prosciuga: il paradosso del secondo trimestre 2026

Amazon batte ogni record di utile, ma la cassa si prosciuga: il paradosso del secondo trimestre 2026

Amazon registra l'utile trimestrale più alto di sempre, ma brucia cassa per gli investimenti in infrastrutture AI, con un deficit previsto tra 17 e 28 miliardi.

Utile record da 62,6 miliardi ma flusso di cassa libero negativo fino a 28 miliardi per gli investimenti in infrastrutture

Amazon ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con un utile netto di 62,6 miliardi di dollari, pari a 5,75 dollari per azione diluita, contro i 18,2 miliardi (1,68 dollari per azione) dello stesso periodo del 2025. È il risultato trimestrale più alto nella storia dell’azienda, come certifica il comunicato ufficiale sui risultati del secondo trimestre. Eppure, secondo le stime di Morgan Stanley e Bank of America, quest’anno Amazon brucerà cassa: un deficit di flusso di cassa libero che oscilla tra i 17 e i 28 miliardi di dollari. Com’è possibile che la macchina da profitti più grande del settore tecnologico sia, allo stesso tempo, un colosso a corto di liquidità? La risposta sta tutta in una parola che nell’ultimo anno ha riscritto le priorità di ogni big tech: infrastruttura per l’intelligenza artificiale.

Il profitto che nasconde la sete di capitale

I numeri, presi da soli, raccontano una storia di trionfo. Le vendite nette sono salite del 20% a 200,6 miliardi di dollari, il reddito operativo è balzato del 43% a 27,5 miliardi. Il flusso di cassa operativo sui dodici mesi terminati il 30 giugno 2026 è cresciuto del 33%, arrivando a 161,4 miliardi di dollari. E AWS, il segmento cloud che da solo genera la parte più consistente dei profitti del gruppo, ha messo a segno la crescita più veloce degli ultimi 18 trimestri: +37% su base annua, per un tasso di ricavi annualizzato di 169 miliardi di dollari.

Ma è proprio qui che il quadro si complica. Secondo le proiezioni di Morgan Stanley e Bank of America riportate a inizio anno, Amazon nel 2026 avrà un flusso di cassa libero negativo di quasi 17 miliardi di dollari nella stima più ottimistica, e di 28 miliardi in quella più prudente. Tradotto: nonostante gli utili monstre, l’azienda sta spendendo più liquidità di quanta ne generi, risucchiata da un ciclo di investimenti in data center, chip e capacità di calcolo che non accenna a rallentare. La crescita record di AWS non è gratuita: ogni punto percentuale in più di ricavi cloud richiede miliardi in server, energia e terreni per nuovi impianti. Ma il vero motore di questa crescita è ancora in grado di trainare il futuro di Amazon, o rischia di diventare un buco nero di capitale che nemmeno un utile da 62,6 miliardi riesce a colmare?

La nuvola non è più un monopolio

Per capire dove finiscono i profitti, bisogna guardare dentro la battaglia per il cloud. Ed è qui che la narrazione di un AWS inarrestabile inizia a scricchiolare. Sì, la divisione cloud di Amazon ha accelerato: già nell’autunno del 2025 aveva registrato una crescita del 20,2% su base annua, la più alta dal 2022, e nel quarto trimestre dello stesso anno era arrivata al 24%, con 35,6 miliardi di dollari di fatturato. Nel trimestre chiuso lo scorso giugno il balzo è stato ancora più netto: 37% di crescita, 42,2 miliardi di dollari di ricavi secondo i dati riportati da Alphabet nel suo bilancio.

Il problema è che, mentre AWS accelerava, Google Cloud ha semplicemente volato. Nello stesso trimestre, la divisione cloud di Alphabet ha registrato una crescita dei ricavi dell’82% su base annua, arrivando a 24,8 miliardi di dollari. È più del doppio del ritmo di AWS. Certo, Google Cloud parte da una base di ricavi assoluti più piccola, e recuperare terreno percentuale è statisticamente più facile quando si è più indietro. Ma il segnale è chiaro: il mercato dell’infrastruttura cloud legata all’intelligenza artificiale non è più un territorio dove Amazon detta le regole da sola. Microsoft Intelligent Cloud resta l’altro concorrente diretto, e la corsa a chi offre più potenza di calcolo per addestrare modelli sempre più grandi si è trasformata in una gara a spendere di più, prima ancora che a guadagnare di più. È in questo contesto che va letta la voracità di capitale di Amazon: non è (solo) ambizione, è difesa di una posizione che altri stanno erodendo trimestre dopo trimestre. Se AWS cresce al 37% ma Google Cloud vola all’82%, quanto a lungo può resistere il vantaggio del primo della classe prima che diventi un vantaggio solo sulla carta?

Anthropic: la scommessa che gonfia i bilanci (e i rischi)

E poi c’è l’altro numero che distorce la realtà dei conti di Amazon: nel terzo trimestre del 2025 l’azienda aveva contabilizzato 9,5 miliardi di dollari di plusvalenze pre-tasse derivanti dai suoi investimenti in Anthropic, la società di intelligenza artificiale che compete con OpenAI. Non profitti operativi, non vendite: guadagni contabili legati alla rivalutazione di una partecipazione. Lo scorso aprile Amazon ha rilanciato, investendo altri 5 miliardi di dollari nella startup, con la possibilità di arrivare fino a 20 miliardi aggiuntivi in futuro: una mossa che, sommata agli 8 miliardi già versati in precedenza, porta l’esposizione complessiva a 13 miliardi di dollari, secondo l’annuncio ufficiale diffuso da Anthropic. Amazon sta quindi costruendo una fetta rilevante della propria immagine finanziaria su una scommessa che, per ora, esiste soprattutto sulla carta. La domanda che nessuno in Amazon vuole sentirsi fare è: cosa succede se la scommessa sull’intelligenza artificiale non paga, o se le plusvalenze di un trimestre si trasformano nelle minusvalenze di quello successivo?

Dietro i numeri da record che Amazon ha appena messo in vetrina, si nasconde una partita molto più incerta di quanto un utile netto di 62,6 miliardi di dollari lasci intendere. La posta in gioco è il futuro del cloud, un mercato dove Google accelera più in fretta, dove Microsoft resta in agguato, e dove ogni punto di crescita si paga con miliardi di investimenti che erodono la cassa invece di riempirla. Amazon può permettersi di bruciare 28 miliardi di dollari in un anno, forse anche di più. Ma il banco, per una volta, potrebbe non essere dalla sua parte.

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