Il miliardo di dollari non ha convinto tutti

Il miliardo di dollari non ha convinto tutti

OpenAI lancia ChatGPT Ads in 40 paesi, ma Anthropic mantiene Claude senza pubblicità. La fiducia degli utenti è la sfida decisiva.

L’espansione riguarda i piani gratuiti, mentre gli abbonamenti a pagamento restano al momento senza inserzioni

Pensate a un negozio online che investe in annunci e recupera 3 volte la spesa in 28 giorni. È la storia di un inserzionista ecommerce raccontata da OpenAI, ma è anche il biglietto da visita con cui ChatGPT Ads ha raggiunto un miliardo di dollari di ricavi annualizzati in meno di 200 giorni dal lancio. Lo scorso 31 agosto, insomma, non si è presentato come un esperimento pubblicitario, ma come una macchina da un miliardo di dollari. E c’è un dato altrettanto interessante: un partner tecnologico riferisce che oltre l’80% del traffico generato dagli annunci arriva da nuovi clienti.

Ma cosa significa tutto questo per chi usa ChatGPT ogni giorno? La risposta non è scontata, e in parte dipende dal piano a cui si è iscritti.

Dove vedrai gli annunci (e dove no)

Quando OpenAI aveva iniziato a testare gli annunci negli Stati Uniti, il test era limitato agli utenti adulti con account sui piani Free e Go. I piani Plus, Pro, Business, Enterprise e Education non avevano annunci. Era un perimetro prudente, pensato per non disturbare chi paga, ma ora il perimetro si allarga.

Lo scorso 31 agosto, infatti, gli inserzionisti hanno potuto iniziare ad acquistare annunci direttamente tramite Ads Manager in India, Europa, Medio Oriente e Nord Africa. In totale ChatGPT Ads è ora disponibile in oltre 40 paesi, attraverso il team OpenAI Ads Solutions e i partner di agenzia e tecnologia. L’apertura non è solo geografica: già lo scorso maggio, OpenAI aveva cominciato a distribuire una versione beta di Ads Manager self-serve, lo strumento che consente agli inserzionisti di iscriversi e acquistare annunci direttamente per apparire in ChatGPT. Quel passaggio ha aperto la piattaforma alle piccole e medie imprese, che oggi rappresentano una quota rilevante del business.

Il caso dell’inserzionista ecommerce non è un’anomalia: con un ritorno di 3 volte sulla spesa in ventotto giorni, mostra che la pubblicità dentro una conversazione può funzionare anche per chi non ha budget enormi. E mentre OpenAI accelera sull’espansione, c’è chi ha scelto la strada opposta.

Claude senza pubblicità e la provocazione dell’AI explainer

Se da un lato OpenAI estende il perimetro pubblicitario, dall’altro c’è una scelta che fa rumore. Anthropic ha scelto di mantenere Claude senza pubblicità: niente link sponsorizzati accanto alle conversazioni, nessuna risposta influenzata dagli inserzionisti, nessun inserimento di prodotti di terze parti non richiesto. È una posizione netta, quasi una provocazione in un mercato che ha appena scoperto la pubblicità conversazionale.

ChatGPT, però, non è sola. Anche Google ha annunciato che i suoi nuovi formati pubblicitari includeranno un AI explainer indipendente come parte dell’annuncio. L’idea è che un’intelligenza artificiale, separata dall’inserzionista, spieghi cosa si sta guardando e perché. È un tentativo di mettere un filtro di trasparenza in un’esperienza sempre più commerciale.

Resta una domanda aperta: basterà un AI explainer a mantenere la fiducia di chi usa il piano gratuito? La pubblicità nei chatbot non è più una scommessa, ma un’industria che cresce di un miliardo all’anno. La vera partita ora si gioca sulla fiducia. Chi riuscirà a rendere gli annunci utili e trasparenti senza tradire l’esperienza conversazionale vincerà la prossima fase; chi sbaglia tono rischia di spingere gli utenti verso Claude, che per ora resta senza pubblicità.

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