Alphabet chiude il 2025 in bellezza (e nel 2026 vuole scommettere tutto sull’AI)
Alphabet chiude il 2025 con ricavi trimestrali da 100 miliardi di dollari e annuncia investimenti significativi in intelligenza artificiale per il 2026, mentre Meta e Microsoft devono dimostrare i loro piani.
La società punta a investire in modo massiccio nell’intelligenza artificiale dopo un trimestre da record per i ricavi
I numeri che parlano chiaro: il trionfo di Alphabet nel Q4 2025
I risultati del quarto trimestre 2025 di Alphabet hanno superato le attese su tutta la linea. Utili per azione sopra le stime, ricavi oltre le previsioni: la classica doppietta che fa alzare il prezzo delle azioni nel dopo-borsa. Ma questi numeri non arrivano dal nulla. Già nell’ottobre 2025, quando Alphabet aveva pubblicato i risultati del terzo trimestre, era emerso qualcosa di storico: per la prima volta in assoluto, la società aveva raggiunto un trimestre da 100 miliardi di dollari di ricavi. Cento miliardi in un solo trimestre. Per dare un’idea della scala: è come se ogni abitante della Terra avesse speso circa 12 dollari in prodotti e servizi Google in tre mesi. Il quarto trimestre ha poi confermato che quella non era una fiammata isolata, ma una nuova normalità.
La domanda che tutti si fanno a questo punto è ovvia: bene, i soldi ci sono — e adesso? La risposta di Alphabet è arrivata insieme ai risultati, ed è tanto ambiziosa quanto attesa.
La scommessa sull’AI: la roadmap di Alphabet per il 2026
Con i ricavi in crescita, Alphabet non si accontenta e punta tutto sull’intelligenza artificiale per il 2026. La società ha dichiarato di aspettarsi un aumento significativo della spesa in AI nel corso di quest’anno. Non si tratta di aggiustamenti marginali al bilancio: la parola usata è “significantly”, e nel linguaggio delle comunicazioni finanziarie non è un termine che si usa a cuor leggero.
Pensateci come a un atleta che ha appena vinto la maratona e, invece di riposarsi, annuncia che intende allenarsi il doppio per la prossima gara. Alphabet sta reinvestendo il successo nel settore che considera il motore del suo futuro: l’AI applicata alla ricerca, alla pubblicità, ai servizi cloud, agli assistenti digitali. Il ragionamento strategico è chiaro — chi domina l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale oggi, probabilmente dominerà anche i mercati di domani. E Alphabet vuole assicurarsi di essere in prima fila.
Per noi utenti, questo si tradurrà quasi certamente in prodotti Google sempre più “intelligenti”: ricerche che anticipano le domande, strumenti di produttività che imparano dal tuo comportamento, assistenti vocali più capaci. Ma significa anche — ed è giusto dirlo — più dati raccolti, più profilazione, più dipendenza da un’unica piattaforma. L’entusiasmo per le novità non dovrebbe far abbassare la guardia su questi aspetti. Il valore dell’AI si paga anche in moneta di privacy, e conviene saperlo prima di cedere troppo volentieri le chiavi di casa.
Il fermento competitivo: Meta e Microsoft sotto pressione
Mentre Alphabet accelera, il resto del panorama tech mostra risultati più contrastanti. Meta, per esempio, ha chiuso il quarto trimestre del 2025 con numeri solidi: utili per azione a 8,88 dollari contro gli 8,23 stimati, e ricavi a 59,89 miliardi di dollari rispetto ai 58,59 miliardi previsti dagli analisti. Anche Zuckerberg, insomma, ha sfornato buoni numeri. Ma c’è una differenza di scala e di percezione: Meta resta una macchina pubblicitaria formidabile, eppure l’entusiasmo degli investitori attorno ai suoi piani AI non ha generato lo stesso tipo di momentum che si osserva intorno ad Alphabet in questo momento.
La fotografia che emerge da questi mesi è quella di un settore tech che continua a correre, ma con velocità diverse. Alphabet sembra avere il piede sull’acceleratore con più convinzione degli altri, forte di una base finanziaria solida e di una strategia AI che abbraccia tutto il portafoglio prodotti. Meta tiene il passo sulla redditività, ma deve ancora convincere il mercato che le sue ambizioni nel metaverso e nell’AI si tradurranno in crescita concreta. Microsoft, nonostante l’immenso lavoro fatto con Copilot e OpenAI, deve dimostrare che quella spesa si converte in ricavi cloud crescenti, non stagnanti.
Il 2026 si preannuncia come l’anno in cui si inizierà a capire davvero chi ha scommesso bene sull’intelligenza artificiale e chi ha solo speso tanto. Alphabet, al momento, sembra avere le carte migliori in mano — ma in un settore che cambia così velocemente, tenere gli occhi aperti su Meta e Microsoft rimane tutto tranne che inutile.