Google ha reso gli aggiornamenti dell’API mensili
Google ha reso mensili gli aggiornamenti dell'API Ads da gennaio 2026. La versione 23.2 introduce nuove funzionalità video e supporto al regolamento UE sulla pubblicità politica.
La nuova versione 23.2 introduce campi per la trasparenza sui video e il rispetto delle norme Ue, mentre il ciclo
Ogni trenta giorni, gli sviluppatori che lavorano con l’annuncio ufficiale della Google Ads API v23.2 devono fermarsi, leggere le note di rilascio, aggiornare le integrazioni e ricominciare da capo. La versione 23.2, annunciata la scorsa settimana, è l’ennesima dimostrazione di un ritmo che Google ha scelto deliberatamente: dal gennaio 2026, le release dell’API sono mensili. La domanda che nessuno sembra volersi porre ad alta voce è semplice: chi ha deciso che questo passo fosse sostenibile per tutti?
Già nel settembre 2025, secondo l’analisi sul nuovo schedule mensile di PPC Land, Google aveva annunciato la svolta: rilasci mensili a partire da gennaio 2026, con ogni versione principale supportata per un anno intero dopo il rilascio. In superficie sembra un compromesso ragionevole — novità rapide, finestra di transizione lunga. Ma nella pratica, chi gestisce integrazioni complesse deve stare al passo con un flusso continuo di cambiamenti, o rischiare di trovarsi con strumenti obsoleti. L’anno di supporto garantito non è una rete di sicurezza: è il tempo minimo per non affogare.
Sotto il cofano: nuove funzionalità e vecchi problemi
La versione 23.2 introduce alcune novità tecniche che meritano attenzione, non tanto per quello che aggiungono, ma per quello che rivelano. Il nuovo resource VideoEnhancement porta informazioni specifiche sugli annunci video, inclusa la distinzione tra contenuti generati da Google e quelli forniti dall’inserzionista. È un campo che sembra banale, ma non lo è: significa che Google sta strutturando in modo esplicito la propria capacità di generare annunci video in autonomia, e che questa distinzione — chi ha fatto cosa — diventa ora tracciabile via API. Per gli advertiser, è un dato in più. Per chi si occupa di trasparenza pubblicitaria, è una finestra su un processo che fino a poco tempo fa era sostanzialmente opaco.
Ci sono poi AppTopCombinationView, un resource di sola lettura per analizzare le combinazioni di asset più performanti nelle campagne App, e la nuova opzione HotelSettingInfo.disable_hotel_setting, che consente di disabilitare il feed hotel nelle campagne Demand Gen. Aggiunte tecnicamente precise, pensate per nicchie specifiche. Miglioramenti anche a ContentCreatorInsightsService e ReachPlanService, che completano un quadro di aggiornamenti capillari. Ma è nella versione precedente, la 23.1 di febbraio 2026, che emerge qualcosa di più significativo: l’introduzione di campi dedicati al Regolamento UE sulla Pubblicità Politica, tra cui Campaign.missing_eu_political_advertising_declaration, che permette di filtrare le campagne prive di dichiarazioni sull’eventuale natura politica dei contenuti destinati al pubblico europeo. Accanto a questo, sempre in febbraio, era arrivato anche il YouTubeVideoUploadService per caricare e gestire video direttamente su YouTube tramite API.
L’aggiunta normativa sul regolamento europeo è il dettaglio che più interroga. Google non ha introdotto questo supporto per generosità regolatoria: lo ha fatto perché deve farlo, perché l’UE ha imposto obblighi precisi sulla trasparenza della pubblicità politica. La vera domanda è quanto questa conformità sia sostanziale e quanto sia formale. Aggiungere un campo API che consente di filtrare campagne senza dichiarazione non equivale a garantire che quelle dichiarazioni siano accurate o verificabili. È strumentazione tecnica. L’applicazione reale resta altrove — nei processi di controllo, nelle sanzioni, nei regolatori nazionali. Google fornisce il rubinetto. Chi controlla l’acqua è un altro discorso.
Il futuro incerto: chi vince e chi perde?
Per capire dove va questo mercato, vale la pena guardare anche a quello che accade fuori da Mountain View. Nel maggio 2025, Meta aveva già iniziato a ristrutturare la propria Marketing API: stando a le modifiche alla Marketing API v23.0 di Meta, a partire dalla versione 25.0 il campo smart_promotion_type non sarà più disponibile per la creazione di campagne, mentre le fasce d’età e le impostazioni di genere potranno essere usate come semplici suggerimenti nei set di annunci, all’interno dei parametri di targeting_automation. Deprecamenti e riclassificazioni: anche Meta ridefinisce continuamente le regole del gioco, costringendo gli sviluppatori ad aggiornare strumenti e logiche di targeting. Il pattern è lo stesso. La piattaforma evolve, l’advertiser si adatta, o sparisce.
Mentre Google consolida la propria infrastruttura pubblicitaria con aggiornamenti frenetici, la vera domanda rimane sospesa: tutta questa innovazione serve davvero agli inserzionisti, o li rende semplicemente più difficili da staccare dalla piattaforma? Ogni nuova funzione è anche un nuovo gancio. Ogni release mensile è un promemoria di chi detta il ritmo.