OpenAI ha chiuso Sora dopo sei mesi.

OpenAI ha chiuso Sora dopo sei mesi.

OpenAI ha annunciato la chiusura di Sora, il suo modello text-to-video, dopo soli sei mesi. Il prodotto bruciava un milione di dollari al giorno con ricavi minimi e utenza in calo.

La piattaforma bruciava un milione di dollari al giorno e non è mai riuscita a trattenere gli utenti.

Un milione di dollari bruciati ogni giorno. Un prodotto che in meno di sei mesi viene cancellato. E, ciliegina sulla torta, un nuovo editor lanciato appena pochi giorni prima dell’annuncio della chiusura. La storia di Sora (text-to-video model) — il generatore video di OpenAI che avrebbe dovuto cambiare il modo in cui produciamo contenuti visivi — si chiude nel peggiore dei modi: non con un’evoluzione, ma con un’eliminazione. Stando all’annuncio di discontinuazione di Sora, l’app e le esperienze web cesseranno di funzionare il 26 aprile 2026. L’API seguirà il 24 settembre. E tutti i dati degli utenti — video creati, preferenze, cronologie — verranno eliminati permanentemente. Nessun archivio, nessuna memoria. Solo il vuoto.

L’annuncio che non ti aspetti

OpenAI ha comunicato la chiusura di Sora il 24 marzo 2026, con un tempismo che ha lasciato perplessi anche i commentatori più indulgenti verso l’azienda. Secondo l’analisi di Forbes sulla chiusura di Sora, la decisione è arrivata a pochi giorni dall’introduzione di un nuovo editor per la piattaforma — un investimento in sviluppo evidentemente buttato via — e a meno di sei mesi dal lancio dell’app autonoma, avvenuto nel settembre 2025. Chiunque abbia lavorato in un’azienda tech sa quanto sia raro annunciare una nuova funzionalità e, quasi in contemporanea, la morte del prodotto che la ospita. O si tratta di una comunicazione interna completamente scollegata, oppure la decisione è maturata in modo così repentino da non riuscire nemmeno a bloccare i team già al lavoro. Nessuna delle due ipotesi è rassicurante.

C’è poi la questione dei dati. OpenAI ha comunicato che verranno eliminati permanentemente tutti i contenuti creati dagli utenti, invitandoli a esportarli manualmente tramite una pagina dedicata. Dal punto di vista del GDPR e delle normative sulla protezione dei dati, questo solleva almeno una domanda legittima: con quanta chiarezza è stato comunicato agli utenti, al momento dell’iscrizione, che i loro contenuti potevano essere cancellati in maniera irreversibile? E soprattutto: chi ha firmato contratti API per integrare Sora in prodotti commerciali — e ora si trova con un servizio in scadenza a settembre — ha strumenti per rivalersi?

I numeri del disastro

Per capire il perché della chiusura, basta guardare i conti. Secondo quanto riportato dall’analisi di TechCrunch, Sora bruciava circa un milione di dollari al giorno — non perché gli utenti la usassero in modo intensivo e appassionato, ma perché la generazione video è computazionalmente devastante. Il costo era strutturale, non scalabile, non comprimibile nel breve periodo. E i ricavi? Irrisori. Sora ha generato appena 2,14 milioni di dollari di entrate totali su 11,7 milioni di download, come emerge dal resoconto sull’investimento Disney in OpenAI pubblicato da Ars Technica. Tradotto: meno di venti centesimi di ricavo per ogni download. Un numero che racconta tutto.

Ma il dato forse più eloquente è quello sull’utenza. Il numero di utenti mondiali ha raggiunto un picco intorno al milione, per poi collassare a meno di 500.000. Un dimezzamento. Significa che chi ha provato Sora, nella maggior parte dei casi, non ci è tornato. Il prodotto non aveva creato abitudine, non aveva generato quella dipendenza quotidiana che è l’unico vero indicatore di salute per un’app consumer. Aveva incuriosito, sì. Ma non aveva convinto. E nel mercato dell’AI, dove i costi operativi sono astronomici, la curiosità senza retention è una condanna a morte.

Facciamo il conto: a un milione di dollari al giorno di costi e 2,14 milioni totali di entrate, il deficit accumulato in pochi mesi è nell’ordine delle centinaia di milioni. Nessuna azienda — nemmeno una capitalizzata come OpenAI — può giustificare indefinitamente una simile emorragia su un prodotto consumer che non riesce a costruire una base di utenti fedeli. La domanda non è perché hanno chiuso Sora. La domanda è perché hanno aspettato così a lungo.

La corsa al mercato enterprise

Mentre Sora sparisce, il mercato si muove altrove — e lo fa velocemente. Anthropic, il principale rivale di OpenAI nel segmento dei modelli linguistici avanzati, ha raggiunto un fatturato annualizzato totale di 14 miliardi di dollari. Il suo prodotto di punta, Claude Code di Anthropic, da solo ha toccato i 2,5 miliardi di dollari di run rate. Sono numeri che raccontano dove sta andando il denaro nell’AI nel 2026: non verso i consumatori finali che vogliono generare video divertenti, ma verso gli sviluppatori, le aziende, i team che cercano strumenti professionali e sono disposti a pagare abbonamenti enterprise sostenuti.

OpenAI lo sa bene. Secondo la strategia enterprise di OpenAI delineata da The Meridiem, le pressioni competitive di Anthropic e Google stanno spingendo l’azienda a concentrare risorse lontano dai prodotti consumer e verso i mercati business. Sora era un prodotto consumer per eccellenza: visivo, creativo, accessibile al grande pubblico. Esattamente il tipo di prodotto che, in questo momento, OpenAI non può più permettersi di mantenere in perdita.

Resta una domanda aperta, e non è banale: è davvero la fine dell’AI consumer, o OpenAI sta solo preparando qualcosa di diverso? La generazione video non scomparirà — è una tecnologia troppo appetibile perché qualcuno non ci torni sopra. Ma il modello di Sora — gratuita o quasi, accessibile a tutti, costosa da mantenere — si è rivelato insostenibile. Chi riuscirà a trovare un modello di business che regga il peso computazionale della generazione video senza far pagare prezzi che scoraggino l’utente? Per ora, nessuno sembra avere la risposta. E OpenAI, almeno su questo fronte, ha scelto di uscire dal campo prima di trovarla.

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