Google aggiornerà automaticamente le campagne pubblicitarie a settembre

Google aggiornerà automaticamente le campagne pubblicitarie a settembre

Google aggiornerà automaticamente le campagne pubblicitarie DSA alla nuova soluzione AI Max a settembre, con dati contrastanti su performance e consigli per gli inserzionisti.

La transizione verso l’intelligenza artificiale promette più conversioni, ma i test indipendenti sollevano dubbi sull’efficacia.

Immagina di gestire un piccolo e-commerce da qualche anno, con le campagne di ricerca dinamica di Google Ads che girano in sottofondo come un motore collaudato. Poi, nei giorni scorsi, apri il dashboard e trovi un avviso: a settembre tutto cambierà, in automatico, senza che tu debba fare nulla. Benvenuto nell’era di AI Max. Secondo l’annuncio ufficiale di Google sul passaggio a AI Max, l’azienda sta aggiornando gli annunci di ricerca dinamica (Dynamic Search Ads, o DSA) alla nuova soluzione basata sull’intelligenza artificiale, e parallelamente AI Max per le campagne di ricerca esce dalla fase beta. Non è un aggiornamento silenzioso: è la fine di un’era per uno strumento che gli inserzionisti usavano da anni come rete di sicurezza per catturare traffico oltre le parole chiave tradizionali.

Il Cambio di Marcia: Da DSA a AI Max

Per capire cosa sta succedendo, vale la pena ricordare cosa fossero i DSA. Gli annunci di ricerca dinamica generavano titoli e pagine di destinazione pertinenti in modo automatico, analizzando il contenuto del sito web dell’inserzionista. In pratica, Google leggeva le tue pagine prodotto e costruiva annunci al volo, intercettando ricerche che forse non avresti mai pensato di coprire con le parole chiave. Era uno strumento grezzo ma efficace, un po’ come usare una rete da pesca invece di una lenza: catturavi anche quello che non ti aspettavi. Nel corso del tempo, gli inserzionisti li hanno trasformati in uno strumento tuttofare per espandere il traffico oltre le campagne basate su parole chiave.

AI Max promette di fare la stessa cosa, ma con molta più intelligenza a bordo. La suite era già disponibile in versione beta globalmente a partire dalla fine di maggio 2025, stando all’annuncio di lancio di AI Max pubblicato allora da Google. Ora, con l’uscita dalla beta, il passaggio diventa ufficiale e irreversibile per chi usa ancora le impostazioni legacy: a partire da settembre, le campagne di ricerca rimanenti con configurazioni vecchie si aggiorneranno automaticamente. E non sarà più possibile creare nuove campagne con DSA tramite Google Ads, Google Ads Editor o l’API Google Ads. La rete da pesca viene ritirata. Al suo posto, un sistema che — almeno nelle promesse — dovrebbe essere molto più preciso. Ma i numeri dicono davvero questo?

I Numeri Dietro l’Automazione

Qui le cose si fanno interessanti, e un po’ ambivalenti. Google dichiara che chi usa la suite completa di AI Max — con corrispondenza dei termini di ricerca, personalizzazione del testo ed espansione dell’URL finale tutte attive insieme — ottiene in media il 7% in più di conversioni o valore di conversione, a parità di CPA e ROAS, rispetto all’utilizzo della sola corrispondenza dei termini di ricerca. Sette per cento non è uno scarto enorme, ma nel mondo degli annunci a pagamento, dove ogni decimale conta, è un numero che gli inserzionisti non possono ignorare.

Però c’è un’altra cifra che vale la pena leggere con attenzione. Secondo la analisi di TechWyse sul ritiro dei DSA, test indipendenti pubblicati nel novembre 2025 — quindi qualche mese prima dell’annuncio attuale — hanno rilevato che AI Max ha fornito conversioni con un ritorno sulla spesa pubblicitaria inferiore di circa il 35% rispetto ai tipi di corrispondenza tradizionali, su un campione di oltre 250 campagne nel retail. Trentacinque per cento è un dato difficile da ignorare. La discrepanza con i dati di Google potrebbe spiegarsi in molti modi: campioni diversi, configurazioni diverse, settori diversi. Ma la lezione pratica è chiara: non basta attivare AI Max e aspettarsi miracoli. Serve monitorare, testare e — soprattutto — non affidarsi ciecamente all’automazione senza tenere d’occhio i risultati reali.

Per gli inserzionisti che usano ancora i DSA, il messaggio pratico è questo: avete tempo fino a settembre per fare la transizione in modo consapevole, prima che Google lo faccia per voi. Aggiornare manualmente le campagne prima della scadenza significa avere più controllo sui parametri iniziali, invece di ritrovarsi con configurazioni scelte dall’algoritmo. L’automazione è potente, ma funziona meglio quando sei tu a stabilire il punto di partenza.

Lo Sguardo al Futuro: La Corsa all’IA nel Digital Advertising

Google non è sola in questa corsa. Mentre Mountain View spinge verso l’automazione totale delle campagne di ricerca, anche i concorrenti stanno accelerando, ognuno con la propria ricetta. Microsoft Advertising, per esempio, ha reso generalmente disponibili gli obiettivi di acquisizione di nuovi clienti per le campagne Performance Max già dall’inizio del 2026, e secondo gli aggiornamenti di Performance Max di Microsoft la piattaforma facilita anche l’importazione diretta delle campagne Google Ads, incluse quelle Performance Max alimentate dall’IA. Una mossa che strizza l’occhio agli inserzionisti frastornati dai cambiamenti di Google: “Se vuoi provare altro, importa tutto qui in un click.”

Sul fronte social, Meta sta spingendo Advantage+ verso l’automazione completa. Secondo il report di Digital Applied, Meta Advantage+ ora supporta campagne pubblicitarie completamente automatizzate: l’inserzionista fornisce un URL e un budget, e l’IA si occupa di generare i creativi, definire il pubblico, ottimizzare i posizionamenti e gestire le offerte. È un approccio che abbassa drasticamente la barriera d’ingresso per chi non ha un team marketing strutturato, ma solleva domande legittime su quanto controllo rimanga davvero nelle mani dell’azienda che spende i soldi. Anche Amazon si muove nella stessa direzione: l’azienda sta introducendo Sponsored Products prompts e Sponsored Brands prompts, un nuovo potenziamento basato sull’IA per le campagne esistenti che coinvolge automaticamente gli acquirenti con informazioni rilevanti sui prodotti, e può apparire sia nei risultati di shopping sia nelle pagine di dettaglio prodotto.

Il quadro che emerge è abbastanza nitido: che tu venda su Google, su Microsoft, su Meta o su Amazon, l’IA sta diventando il motore invisibile che guida ogni scelta pubblicitaria. Questo non significa che gli inserzionisti debbano abdicare al controllo — anzi, è esattamente il momento in cui capire come funzionano questi strumenti diventa più importante che mai. Chi saprà lavorare con l’automazione, impostando gli obiettivi giusti e leggendo i dati con spirito critico, avrà un vantaggio reale. Chi si limiterà a cliccare “accetta” su ogni aggiornamento automatico, invece, rischia di scoprire troppo tardi che l’algoritmo stava ottimizzando per qualcosa di leggermente diverso da quello che aveva in mente.

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