Google ha cambiato il modo in cui si legge una pagina web

Google ha cambiato il modo in cui si legge una pagina web

Google ha lanciato AI Mode per Chrome desktop, aprendo pagine web affiancate all'assistente AI per mantenere il contesto durante la navigazione.

La nuova modalità apre i siti web affiancati all’assistente, senza abbandonare la conversazione con l’AI.

Chiunque abbia mai fatto una ricerca seria online sa come finisce: si parte da una domanda, si aprono dieci schede, si perde il filo, e dopo venti minuti non si ricorda più perché si è arrivati su quel sito. Google ha deciso di affrontare questo problema di petto. Nei giorni scorsi, il 16 aprile, la società ha annunciato una novità concreta per Chrome desktop: secondo il post sul blog di Google su AI Mode, quando si usa AI Mode e si clicca su un link, la pagina web si apre affiancata all’assistente AI, che rimane lì, disponibile, senza che tu debba abbandonare la conversazione o perdere il contesto. Non è magia, è un cambiamento di interfaccia. Ma è un cambiamento che fa una differenza enorme.

La navigazione ai tempi dell’AI

AI Mode non è nato ieri. Secondo l’aggiornamento ufficiale di Google Search, la funzionalità era già in sperimentazione in Search Labs all’inizio del 2024, disponibile solo per chi si iscriveva esplicitamente al programma di test. Adesso, il salto è significativo: il rollout negli Stati Uniti è partito senza richiedere alcuna iscrizione a Labs. Chiunque abbia Chrome desktop può iniziare a usarla.

Il funzionamento pratico è semplice da immaginare. Stai chiedendo all’AI di aiutarti a confrontare due smartphone, lei ti suggerisce un articolo, tu clicchi: invece di finire su una nuova scheda solitaria, la pagina si apre a destra mentre AI Mode resta a sinistra. Puoi leggere l’articolo e continuare a fare domande all’assistente su quello che stai leggendo. Google ha aggiunto anche un’altra funzione: è possibile includere le schede di Chrome già aperte nella ricerca in AI Mode, in modo da interrogare l’assistente su materiale che si sta già esplorando. Un po’ come avere un collega che ha già letto tutto quello che hai aperto sul computer e può risponderti in tempo reale.

C’è però una conseguenza che vale la pena notare, e che ha già sollevato qualche perplessità tra chi segue il mondo degli editori digitali. Come ha sottolineato l’analisi di Glenn Gabe su LinkedIn, AI Mode non porta più l’utente direttamente al sito dell’editore: apre la pagina in una finestra condivisa con l’assistente. AI Mode e il sito coesistono, certo, ma la relazione tra lettore e contenuto cambia. L’utente non “attertra” sul sito: lo consulta da una finestra laterale, con l’AI sempre in primo piano.

Più tempo, meno distrazioni

Il problema che AI Mode vuole risolvere ha un costo reale, misurabile. Secondo uno studio sul costo del cambio di contesto, ogni volta che si interrompe un’attività per passare a un’altra, il cervello impiega in media 23 minuti per ritrovare la piena concentrazione. Sono medie, non scenari catastrofici, ma bastano per capire quanto spesso si mandi in tilt il proprio flusso di lavoro semplicemente saltando da una scheda all’altra. Se l’AI può tenerti “in pista” senza costringerti a cambiare continuamente contesto, il guadagno in termini di tempo e lucidità è concreto.

Ma c’è anche la questione della privacy, che con questi strumenti non si può ignorare. Google è stata abbastanza esplicita nelle sue politiche: secondo la pagina di supporto di Google Chrome dedicata alle funzionalità AI, quando la policy è impostata su “consenti la funzionalità senza migliorare i modelli AI”, i dati dell’utente non vengono usati per addestrare i modelli di Google. Viene specificato anche altro: Google non vende i dati degli utenti né li usa per personalizzare annunci pubblicitari. Sono garanzie che, se rispettate, mettono al riparo da alcuni degli scenari peggiori. Il condizionale, però, è d’obbligo: le policy esistono finché esistono, e cambiano.

Per chi usa Chrome in ambito professionale o studia molto online, il vantaggio è evidente. Poter interrogare un assistente sul contenuto di una pagina senza mai abbandonare quella pagina è una comodità reale. Il rischio, semmai, è quello di affidarsi troppo al riassunto dell’AI e leggere meno in profondità. Ma questo è un problema di abitudini personali, non di tecnologia.

Il futuro della guerra dei browser

Google non è sola in questo campo. Apple ha già integrato una funzione di riepilogo delle pagine web in Safari, basata sull’intelligenza artificiale, che consente di ottenere una sintesi rapida di qualsiasi articolo. Microsoft, dal canto suo, ha portato in Edge un assistente con Copilot in Microsoft Edge, che include funzionalità di contesto multi-tab per gestire più schede aperte contemporaneamente. Sono approcci diversi allo stesso problema: l’overload di informazioni che affligge chi lavora o studia online.

Dove AI Mode si distingue è nell’integrazione diretta con la ricerca di Google. Non si tratta solo di riassumere una pagina o di avere un chatbot di lato: è l’intera esperienza di ricerca che si sposta dentro il browser, con la pagina e l’assistente che dialogano in tempo reale nella stessa finestra. È un’idea più ambiziosa di un semplice pannello laterale, e la sua riuscita dipenderà da quanto Google riuscirà a renderla fluida e affidabile nel tempo.

Con AI Mode, Google non sta solo aggiungendo una funzione a Chrome: sta ridefinendo cosa significa fare una ricerca. Non più un punto di partenza da cui si aprono mille percorsi separati, ma un’esperienza continua in cui l’AI rimane al tuo fianco mentre esplori. La concorrenza ha già le sue risposte pronte. Sarà interessante vedere chi riuscirà a convincere davvero gli utenti a cambiare le proprie abitudini — e se AI Mode sarà abbastanza utile da diventare parte della routine quotidiana di milioni di persone. I prossimi mesi lo diranno.

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