Google ha tolto la scelta agli inserzionisti
Google impone AI Max per le campagne pubblicitarie, riducendo la trasparenza. L'80% del web usa contenuti IA, sollevando dubbi su controllo e costi.
Google centralizza le decisioni pubblicitarie con AI Max, riducendo la visibilità degli inserzionisti
Nel 2026, Google ha reso obbligatoria la migrazione a un sistema pubblicitario in cui l’intelligenza artificiale decide quasi tutto. L’80% delle pagine ai primi posti nei risultati di ricerca utilizza contenuti assistiti dall’IA. L’inserzionista, però, vede sempre meno del processo. A chi giova davvero questo silenzio?
Chi decide davvero la vostra pubblicità?
Google ha forzato la migrazione di tutte le campagne pubblicitarie su AI Max. Secondo un’inchiesta, l’industria dell’AI manipola i dati di valutazione per spingere le proprie soluzioni. Da settembre 2026, l’uso dell’AI nelle campagne è obbligatorio: Google e OpenAI chiudono le porte di scelta agli utenti. Non c’è alternativa.
Con AI Brief, gli inserzionisti possono dare a Google informazioni sulle linee guida del brand, ma è Google Ads AI Brief a decidere come applicarle. Per le campagne Shopping, AI Max unisce annunci di testo retail e automazione creativa, con AI Max per Shopping. Ma chi verifica il risultato?
Chi controlla l’algoritmo che controlla le campagne? Google vende AI Max come uno strumento per massimizzare le performance. Il sistema si chiama Google Ads AI Max. Ma in un sistema chiuso, l’inserzionista non ha visibilità sull’asta, solo sul costo finale. Come si fa a sapere se l’AI sta davvero ottimizzando o solo aumentando il prezzo?
L’illusione della trasparenza
Oltre l’80% delle pagine nei primi risultati di ricerca utilizza contenuti generati o assistiti dall’IA. Lo ha rivelato l’intervista esclusiva a Saijo George. Se la maggior parte del web è artificiale, chi garantisce che gli annunci siano posizionati in contesti affidabili?
Google Ads ha introdotto Ad Strength come strumento diagnostico per l’idoneità dell’inventario, ma Google stesso avverte che non misura le prestazioni dell’asta: è solo un strumento diagnostico Ad Strength. Allo stesso tempo, Google chiede agli inserzionisti di fidarsi dell’AI per il brand e promette performance con AI creativa. Ma i video stessi di Google Ads sollevano dubbi: il 6 maggio 2026 è stato pubblicato un tutorial su come approvare con multi-party approval l’account.
Se serve un’approvazione multipla, significa che il rischio di abuso è concreto.
A chi giova il silenzio?
Mentre Google centralizza le decisioni, espande anche i canali di acquisto. Con Buy with Google Pay, gli spettatori possono completare acquisti direttamente sulla loro CTV con due clic. I dettagli sono negli aggiornamenti di Brandcast 2026 per gli inserzionisti. E con Affiliate Partnerships Boost, i brand possono amplificare contenuti organici in cui i loro prodotti sono già taggati, una nuova funzionalità pubblicitaria di YouTube.
Più canali, meno controllo. L’inserzionista paga, l’AI decide, Google incassa. I regolatori europei guardano con attenzione: il GDPR impone trasparenza sui processi decisionali automatizzati, e l’antitrust potrebbe chiedersi se un sistema chiuso come AI Max non configuri un abuso di posizione dominante. Ma mentre le indagini avanzano lentamente, il mercato si adegua in fretta.
L’80% del web parla con voce artificiale. L’inserzionista ascolta, ma non parla più. A chi giova un silenzio così perfetto?