OpenAI e Google chiudono le porte di scelta agli utenti

OpenAI e Google chiudono le porte di scelta agli utenti

OpenAI e Google impongono aggiornamenti forzati: Advanced Account Security e AI Max riducono la libertà di scelta degli utenti.

OpenAI e Google impongono aggiornamenti obbligatori che riducono il controllo degli utenti

Erano le 8 di sera, stavi chiudendo l’ultima campagna pubblicitaria per il weekend, quando arriva una notifica: “La tua campagna Dynamic Search Ads verrà aggiornata automaticamente ad AI Max a settembre”. Niente opzione per rifiutare. Allo stesso tempo, dai un’occhiata alle impostazioni di ChatGPT e scopri che puoi attivare una “Advanced Account Security” che, in nome della protezione, ti impedisce di recuperare l’account perso. Due giganti tech, due promesse di sicurezza e controllo, che invece tolgono potere decisionale agli utenti.

In entrambi i casi, quello che viene venduto come un upgrade si rivela un passaggio obbligato verso un futuro dove le scelte sono già state fatte – da loro.

La sicurezza che ti chiude fuori

OpenAI ha introdotto Advanced Account Security il 30 aprile 2026. A prima vista sembra un gesto di attenzione verso chi subisce attacchi digitali: è un’impostazione opzionale per chi desidera le massime protezioni. Ma se attivi questa modalità, l’Advanced Account Security richiede passkey o chiavi fisiche e disabilita il recupero account tramite email e SMS. Il punto più controverso? OpenAI Support non potrà assistere nel recupero di un account bloccato. Per rendere più “dolce” la pillola, OpenAI ha stretto una partnership con Yubico per offrire un bundle di chiavi di sicurezza a prezzo scontato. Sembra un’ottima idea fino a quando non perdi la chiave e ti ritrovi fuori dal tuo account per sempre. La promessa di sicurezza si trasforma in dipendenza da un hardware – e da un unico venditore, Yubico.

Google ti toglie il volante della pubblicità

Sul fronte pubblicitario, Google ha scelto una strada ancora più netta. Google renderà obbligatoria l’AI nelle campagne pubblicitarie a partire da settembre 2026. Se usi Dynamic Search Ads, asset creati automaticamente o corrispondenza generica, la migrazione ad AI Max sarà automatica. Non c’è un pulsante “rimani al vecchio sistema”. E il problema non è solo la perdita di controllo: c’è anche un buco nelle aste pubblicitarie che l’AI non può ancora gestire correttamente. Google risponde spingendo l’AI ovunque, anche dove non funziona. E, come se non bastasse, ha reso ufficiale l’addio alla supervisione umana nei pagamenti AI: le campagne ottimizzano budget e creatività senza che nessuno possa intervenire. Le nuove funzionalità AI Max sono state presentate come uno strumento per “steer performance”, ma di fatto tolgono il volante dalle mani degli inserzionisti.

Due facce della stessa medaglia

OpenAI e Google giustificano queste mosse con la promessa di maggiore efficienza e protezione. Ma il filo rosso che unisce le due storie è lo stesso: la riduzione della libertà di scelta in cambio di un’illusione di controllo. Se da un lato l’industria dell’AI manipola dei dati di valutazione nell’AI per mostrare risultati migliori di quelli reali, dall’altro gli utenti si trovano incastrati in un ecosistema che non permette più di tornare indietro. La domanda vera è: quando perderai una chiave fisica o una campagna andrà male senza che tu possa correggere la rotta, a chi potrai rivolgerti? La risposta, in entrambi i casi, è “nessuno”. Da tenere d’occhio: i prossimi mesi diranno se queste politiche genereranno una reazione degli utenti o se, invece, il trade-off tra sicurezza e libertà sarà accettato in silenzio. Personalmente, continuo a sperare che qualcuno, da qualche parte, stia già progettando alternative – magari con una piccola opzione chiamata “torna indietro”.

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