Google vuole che il carrello viaggi con lo shopping
Google lancia UCP, protocollo open-source per il commercio conversazionale con Identity Linking e Business Agent, puntando a standardizzare il carrello.
Il protocollo open source copre ricerca, pagamento e vantaggi fedeltà nel commercio agentico da 3-5 trilioni di dollari entro il 2030
Un protocollo, non un prodotto: UCP e Identity Linking
Se HTTP ha standardizzato il trasporto dei documenti sul web, l’Universal Commerce Protocol prova a fare lo stesso per il percorso che va dalla ricerca al pagamento. Google descrive il protocollo open-source come un sistema unificato che copre l’esperienza di acquisto, dalla ricerca al pagamento, così che i rivenditori non debbano costruire i propri strumenti e collegare tra loro le varie funzioni. La scelta è rilevante: non si tratta di un nuovo formato di annuncio, ma di un layer di interoperabilità che vive sotto il front-end del retailer.
L’elemento che rende il protocollo interessante per chi costruisce è l’Identity Linking. Il protocollo supporta l’Identity Linking, che consente agli acquirenti di ottenere i vantaggi fedeltà sulle piattaforme integrate. In pratica, il profilo loyalty non vive più solo sul sito del retailer, ma viaggia con l’utente attraverso le superfici che adottano il protocollo. Chi integra UCP non deve ricostruire l’identità dell’acquirente a ogni passaggio: i vantaggi fedeltà diventano parte della conversazione, non un’eccezione da gestire a parte.
Ma un protocollo da solo non converte: servono strumenti che lo traducano in performance per chi gestisce un catalogo.
Sotto il cofano: feed, attributi conversazionali e Business Agent
La risposta arriva dai tool che Google mette in mano ai merchant. In Merchant Center, gli AI performance insights sono ora disponibili per le aziende in Australia, Canada, India, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Sul fronte dei feed, i commercianti che adottano le best practice per i feed registrano in media un aumento del 5% delle conversioni nel mese successivo. Non è una cifra spettacolare, ma conferma che la qualità dei dati in ingresso incide direttamente sulla precisione con cui il modello raccomanda.
Il dato più interessante arriva dai test con lululemon: gli attributi conversazionali inviati dal brand sono stati incorporati nel 50% dei casi nei suggerimenti di prodotto rilevanti in AI Mode. In pratica, metà delle volte il modello ha usato le specifiche fornite dal marchio per produrre risposte più precise — non solo titolo e prezzo, ma dettagli conversazionali che orientano la raccomandazione. Sul fronte dell’interazione diretta, Google ha introdotto la funzionalità Business Agent, che consente agli acquirenti di chattare con i brand, e ora invita i rivenditori a partecipare alla beta per gli annunci YouTube negli Stati Uniti. «Stiamo ora invitando i rivenditori a partecipare alla beta di Business Agent per gli annunci YouTube negli Stati Uniti», scrive Google. Le nuove funzionalità di checkout UCP vengono gradualmente distribuite negli Stati Uniti, con Australia e Canada a seguire all’inizio del prossimo anno.
Se l’infrastruttura è pronta, la vera domanda è come si posiziona rispetto alla concorrenza e quanto vale il mercato.
Chi vince nello stack: Google, OpenAI e il carrello conversazionale
Dalla performance dei tool, il passo successivo è capire chi controlla il futuro dello stack agentico. Google consente agli utenti di aggiungere più articoli al carrello e collegare le iscrizioni ai programmi fedeltà, due funzionalità che OpenAI non ha ancora pienamente sviluppato. La differenza non è marginale: il carrello e la loyalty sono esattamente i punti in cui un assistente conversazionale smette di essere un motore di scoperta e diventa un canale di transazione.
Il valore del commercio conversazionale emerge dai numeri: secondo Amazon, le sessioni di shopping conversazionale convertono a un tasso 3,5 volte superiore rispetto alla ricerca tradizionale per parole chiave. Se questa metrica reggesse su larga scala, il guadagno in conversione ripagherebbe da solo l’adozione di un layer conversazionale. La posta in gioco, secondo McKinsey, è di 3-5 trilioni di dollari entro il 2030: tanto varrà il mercato retail globale grazie agli strumenti basati sull’IA e al commercio agentico.
La domanda finale non è se il commercio agentico arriverà, ma chi definirà lo standard e chi resterà fuori dal carrello conversazionale.
Per chi costruisce oggi, UCP non è un aggiornamento di prodotto ma un cambio di stack: il controllo dell’esperienza d’acquisto si sposta dal front-end del retailer al protocollo condiviso. Chi non adotta rischia di restare fuori dal carrello conversazionale.