Keenable vuole vendere l'accesso al web che Google lascia libero

Keenable vuole vendere l’accesso al web che Google lascia libero

Keenable, startup di ex-Yandex, lancia un indice AI con 26 milioni di seed per vendere l'accesso al web che Google lascia libero.

L’API di Google si chiude: Keenable raccoglie 26 milioni, Exa 250

Lo scorso 25 agosto, mentre Google spegneva le luci sulla sua Custom Search JSON API — già chiusa a nuove iscrizioni e destinata al ritiro il 1° gennaio 2027, come ricostruito da Brave nell’analisi sullo shutdown — un gruppo di ex-Yandex accendeva i server di Keenable.ai e la presentava come un indice nativo AI della migliore conoscenza umana, a partire dall’open web. In tasca: un seed round da 26 milioni di dollari firmato da Accel e Conviction. Coincidenza? O l’open web sta cambiando padrone, un’API alla volta?

Il gigante si ritira, i ribelli accendono i server

Per capire cosa si sta giocando bisogna guardare i movimenti del mercato. Google non ritira un servizio marginale: la Custom Search JSON API è il canale che per molto tempo ha permesso a sviluppatori e aziende di interrogare il suo indice di ricerca. Chiuderla significa spingere chi ha bisogno di ricerca web verso le alternative che stanno nascendo in fretta. Lo scorso agosto Exa ha raccolto 250 milioni di dollari a una valutazione di 2,2 miliardi, in un round guidato da a16z, con l’obiettivo dichiarato di alimentare tutti gli agenti con la ricerca web di massima qualità. Keenable entra nello stesso perimetro con un seed da 26 milioni. La scala è diversa: dieci volte meno capitale. Ma la direzione è la stessa. Chi controlla l’indice del web decide cosa gli agenti AI potranno sapere, e a che prezzo. Per questo il lancio non sembra casuale: assomiglia a una mossa calcolata dentro una guerra più ampia per il controllo della ricerca nell’era degli agenti.

Ma chi sono questi ribelli che promettono di battere Google sul suo terreno?

L’uomo che ha già battuto Google una volta

La risposta si nasconde in una biografia. Andrey Styskin, co-fondatore e CEO di Keenable, ha passato due decenni a costruire motori di ricerca tra Yandex e Amazon. Da ex-CEO di Search and Ads di Yandex ha guidato un business da 2 miliardi di dollari e, come si legge sul sito di Keenable, ha battuto Google Search in Russia. Prima di fondare la società è stato director of web infrastructure in Amazon AGI. Il team, dice il post di lancio, è costruito da chi ha già sfidato Google con Yandex Search, con ricercatori e ingegneri provenienti da Amazon AGI, X e Perplexity. Credenziali solide. Ma la reputazione non basta quando il mercato degli indici AI si misura in milioni di dollari di capitale.

26 milioni contro 250: chi paga la gratuità?

Il curriculum impressionante, ma il capitalismo degli agenti si misura in numeri. E i numeri raccontano un’altra storia. Keenable ha un seed da 26 milioni; Exa ha chiuso un round da 250 milioni. Dieci volte tanto. Ventisei milioni possono bastare per costruire un indice. Difficile che bastino per reggere una guerra dei prezzi contro chi ne ha appena incassati 250. La mossa commerciale di Keenable, però, è la parte più interessante: la Web Search API e il Web Query Language per l’AI sono live e gratuiti fino alla fine di settembre. Poi scatta il contatore.

Anche la trasparenza ha una scadenza. Nei sette giorni successivi al lancio Keenable aveva promesso benchmark, storie e ulteriori lanci. Promesse, appunto. La domanda vera è un’altra: quando la gratuità finirà, chi paga davvero il conto? Gli sviluppatori che hanno costruito sui servizi? Gli agenti che consumano l’indice? Oppure l’open web stesso, che da bene comune rischia di trasformarsi in una rendita privata? Per i regolatori la domanda non è ancora arrivata. Ma se l’accesso al web diventa un pedaggio, la questione non è più soltanto tecnologica: è antitrust.

Il 30 settembre la gratuità di Keenable scadrà. Il 1° gennaio 2027 la porta di Google si chiuderà definitivamente. In mezzo resta un dubbio: l’open web sta diventando una rendita privata, e nessuno sta guardando il prezzo.

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