Google ha abbassato la soglia a 10.000 follower
Google abbassa a 10.000 follower la soglia per i profili di ricerca e aggiunge il multi-account, ma il calo di clic minaccia i publisher.
La soglia scende rispetto a giugno, quando serviva un seguito considerevole per la verifica
Immagina di cercare su Google il nome della tua newsletter preferita. Fino a qualche giorno fa, per vederla apparire con una scheda verificata serviva un seguito “considerevole” su YouTube o Instagram. Ora bastano 10.000 follower. Lo scorso 16 settembre, Google ha annunciato l’abbassamento della soglia di idoneità per i profili di ricerca a 10.000 follower su YouTube, Instagram, X o TikTok. Non è un ritocco cosmetico: è una dichiarazione di intenti.
I profili di ricerca sono uno spazio verificato e personalizzabile che consolida account social, articoli recenti e link in un’unica pagina condivisibile. In pratica, un biglietto da visita che compare direttamente nella pagina dei risultati, con nome, fotografie dei contenuti e riferimenti social. Il lancio iniziale del 4 giugno 2026 era riservato a publisher e creator statunitensi con un seguito “considerevole”: una formula che di fatto lasciava fuori chiunque non fosse già affermato.
Diecimila follower: il nuovo pass d’ingresso
La novità più rilevante non è solo il numero. Accanto alla soglia ribassata, Google ha introdotto il supporto multi-account: da un unico login si possono ora rivendicare e gestire i profili di ricerca di tutti i propri sotto-marchi. Per chi lavora con più brand — un editore, un gruppo editoriale, un creator con due canali — significa meno password, meno burocrazia, più controllo. Anche la presentazione è stata ritoccata: le miniature delle immagini sono ottimizzate e i titoli più lunghi, per rendere gli articoli più leggibili e far risaltare i contenuti più recenti. In pratica, una scheda pensata per essere guardata, non solo consultata. Per un creator indipendente, diecimila follower non sono pochi, ma non sono più un muro: su TikTok o Instagram è una soglia raggiungibile in qualche anno di lavoro costante. Il messaggio di Google è chiaro: la porta d’ingresso si è allargata.
Ma perché Google investe tanto su questi profili? La risposta, come spesso capita, sta nei numeri.
Il paradosso del giardino recintato
Nei primi quattro mesi del 2026, il 68,01% delle ricerche su Google si è concluso senza un clic. Più di due ricerche su tre si fermano prima di arrivare a un sito esterno. Non è un caso isolato: funzionalità di intelligenza artificiale, risposte istantanee, elementi dell’interfaccia progettati per trattenere chi cerca nei risultati. La stessa analisi parla senza giri di parole: Google sta diventando un giardino recintato, un posto dove si entra per non andare altrove.
E i publisher lo vedono nei loro bilanci. Il traffico da ricerca organica di Google verso oltre 2.500 siti è diminuito di un terzo a livello globale negli ultimi dodici mesi. Un terzo in un anno: per chi campa di click, è un’emorragia. Di fronte a questi numeri, spingere sui profili di ricerca non è filantropia verso i creator. È una strategia di ritenzione: una scheda curata tiene l’utente nella SERP, mostra contenuti, offre link interni. Se il visitatore trova ciò che cerca senza uscire da Google, per Google è comunque un successo. Per il publisher, è un’altra occasione mancata.
Qui sta il paradosso. Lo strumento che dovrebbe dare visibilità ai produttori di contenuti rischia di consolidare un mondo in cui Google trattiene gli utenti e distribuisce sempre meno traffico. Gli elementi dell’interfaccia che tengono il pubblico nella pagina dei risultati sono gli stessi che svuotano i siti esterni. Se gli utenti restano nel giardino, la domanda diventa: chi resta fuori?
Per chi vive di traffico, il futuro è da costruire
Davanti a questo scenario, gli strumenti appena introdotti assumono un altro significato. La soglia a 10.000 follower e il multi-account non sono regali ai creator: sono l’infrastruttura di un modello in cui la visibilità passa sempre più dalla SERP e sempre meno dai siti. Chi produce contenuti dovrebbe chiedersi non solo come entrare nel giardino, ma cosa succede a chi ne resta fuori. La prossima mossa di Google dirà se il giardino ha una porta anche per chi crea fuori dalle sue piattaforme.
La prossima volta che cerchi un creator, guarda cosa appare: è lì che Google sta decidendo il futuro del web.