Le ricerche su Google finiscono sempre più spesso senza un clic

Le ricerche su Google finiscono sempre più spesso senza un clic

Nel 2026 il 68,01% delle ricerche Google è senza clic, ma AI Mode cattura solo lo 0,34% delle query.

Il calo dei clic non dipende da AI Mode, che pesa lo 0,34%

Nei primi quattro mesi del 2026, il 68,01% delle ricerche su Google si è concluso senza un clic. Il dato, rilevato da Similarweb e ripreso nell’analisi pubblicata a giugno da SparkToro, fotografa una traiettoria lunga dieci anni. Ma c’è un numero che stride con la narrazione dominante: AI Mode, il prodotto che Google ha costruito per rispondere direttamente alle domande degli utenti, ha catturato appena lo 0,34% delle query tra gennaio e aprile 2026, sempre secondo Similarweb. Se l’AI nativa non è il colpevole, cosa sta mangiando il traffico?

La soglia del 68%: una tendenza decennale, non un’eccezione

Il fenomeno non è scoppiato con le superfici AI. Già nel 2016, secondo Jumpshot, circa il 45% delle ricerche su Google erano zero-click. Nel 2019, i dati Jumpshot ripresi in una ricerca pubblicata da SparkToro mostravano che il 49% delle query terminava senza un clic; nel giugno dello stesso anno, per la prima volta, la maggioranza delle ricerche effettuate tramite browser su Google.com non produceva alcun clic. La quota ha continuato a salire: secondo Datos, nel 2024 le ricerche zero-click negli Stati Uniti erano pari al 60,45%. A distanza di due anni, siamo a oltre due terzi del totale.

Il punto è che questa crescita non è trainata da AI Mode. La superficie di ricerca conversazionale che Google ha lanciato per competere con Perplexity e ChatGPT rappresenta una frazione trascurabile del traffico: lo 0,34% nei primi quattro mesi del 2026. Se il prodotto AI nativo di Google pesa così poco, dove si è spostato il traffico? La risposta non sta nelle nuove superfici, ma dentro la SERP classica.

Il costo silenzioso delle AI Overviews: -58% sul primo risultato

La risposta sta in un meccanismo meno visibile di un prodotto autonomo: le AI Overviews integrate nella pagina dei risultati. Secondo un’analisi di Ahrefs, la presenza di un riepilogo AI oggi correla con un calo medio del 58% nel tasso di clic del risultato in prima posizione. Non si tratta di un’erosione marginale: la pagina che prima raccoglieva la maggior parte dei clic ne perde più della metà quando il riepilogo generativo appare sopra i risultati organici.

Il dato del Pew Research Center offre un’angolazione complementare. Gli utenti che incontrano un riepilogo AI hanno cliccato su un link tradizionale nell’8% delle visite; quelli che non lo hanno incontrato hanno cliccato quasi il doppio, nel 15% delle visite. La differenza non è trascurabile: l’utente che riceve una risposta sintetizzata tende a non scorrere oltre, anche quando la sintesi non lo porta altrove. È un cambiamento di comportamento strutturale, non un incidente di percorso.

Per chi pubblica contenuti e costruisce traffico da referral, l’implicazione è diretta. Le AI Overviews sono state descritte come una minaccia esistenziale per le testate giornalistiche che dipendono dai risultati di ricerca. La meccanica sotto il cofano è chiara: il ranking organico, che per due decenni è stato il principale meccanismo di distribuzione del traffico web, sta perdendo peso anche per chi arriva in prima posizione. Non è che Google abbia smesso di mandare utenti: è che una quota crescente di utenti riceve tutto ciò che le serve prima di cliccare.

Il nuovo stack dell’acquisizione: tra ChatGPT e un canale in contrazione

Se la SERP classica trattiene sempre più utenti, quali superfici stanno crescendo davvero? I dati Chartbeat citati dal Nieman Lab raccontano una storia in due tempi. Da un lato, ChatGPT ha registrato un aumento di oltre il 200% nelle visualizzazioni di pagina anno su anno. Dall’altro, i chatbot AI nel loro insieme rappresentano ancora meno dell’1% delle visualizzazioni di pagina nella rete Chartbeat. Nel frattempo, i referral da Google Search sono diminuiti del 34% anno su anno.

La giustapposizione è il cuore del discorso. Non si tratta di una sostituzione 1:1 — il canale che Google sta assorbendo non viene compensato dal traffico che ChatGPT genera. Per chi costruisce acquisizione da referral, il problema non è se il traffico tornerà, ma su quale superficie va misurato e costruito il prossimo canale. Le metriche che funzionavano prima — posizionamento organico, CTR del ranking, clic dalla SERP — stanno perdendo potere predittivo.

Per chi costruisce nel 2026, il dato zero-click non è una minaccia da subire ma un vincolo di sistema. Lo stack di acquisizione va spostato da “classifica su Google” a “superfici dove l’AI risponde”. Non perché AI Mode stia decollando — non lo sta facendo — ma perché il meccanismo che Google ha integrato nella SERP classica sta cambiando il comportamento di clic in modo strutturale, anche per i risultati migliori.

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