RadNet e l'Intelligenza Artificiale: Quando la Diagnostica Diventa un Business?

RadNet e l’Intelligenza Artificiale: Quando la Diagnostica Diventa un Business?

RadNet si reinventa come pioniere della “Digital Health” grazie all’AI, ma un’indagine svela possibili strategie per gonfiare i numeri e far pagare ai pazienti un extra per la paura.

C’è un vecchio adagio a Wall Street che dice: “Se non capisci il prodotto, sei tu il prodotto”. Nel 2025, potremmo aggiornarlo: “Se non capisci l’AI, probabilmente stai pagando un extra per nulla”.

O peggio, stai pagando per farti profilare meglio.

La storia di RadNet, colosso americano della diagnostica per immagini, è l’esempio perfetto di come l’intelligenza artificiale sia diventata la spezia magica da spolverare su bilanci altrimenti noiosi per far impazzire gli investitori. Nel frattempo, i pazienti si ritrovano a dover tirare fuori la carta di credito per un algoritmo che forse, e sottolineo forse, vede cose che l’occhio umano non vede.

RadNet gestisce oltre 400 centri di imaging negli Stati Uniti. Fanno risonanze, mammografie, raggi X. Un business solido, necessario, ma decisamente poco sexy per i mercati finanziari abituati alle crescite esponenziali della Silicon Valley.

E così, dal 2020, l’azienda ha deciso di rifarsi il look: non più semplici “centri radiologici”, ma pionieri della “Digital Health”. Il risultato? Le azioni sono schizzate alle stelle, la capitalizzazione ha superato i 6 miliardi di dollari e tutti hanno applaudito alla rivoluzione.

Fino alla settimana scorsa, quando qualcuno ha deciso di guardare sotto il tappeto.

La domanda che dovremmo farci non è se l’AI possa aiutare a diagnosticare il cancro — la risposta è ovviamente sì, in teoria — ma chi sta pagando per questo sviluppo. Questa tecnologia viene venduta per la sua efficacia clinica o per la sua capacità di generare margini di profitto laddove la medicina tradizionale non arriva?

E quando un fondo speculativo come Hunterbrook Capital pubblica un report al vetriolo definendo l’intera operazione AI di RadNet un “fenomeno da baraccone”, è il momento di spegnere l’entusiasmo e accendere il cervello.

La tassa sulla paura

Immaginate di andare a fare una mammografia. Siete già preoccupati. Alla reception vi dicono: “Per 40 dollari in più, possiamo far analizzare le immagini dalla nostra Intelligenza Artificiale Avanzata™”.

Cosa fate?

Pagate. Ovviamente pagate.

Chi rischierebbe la salute per il prezzo di due pizze? È qui che il modello di business di RadNet diventa geniale e, al tempo stesso, eticamente scivoloso.

Questi 40 dollari non sono rimborsati dalle assicurazioni (che solitamente richiedono prove cliniche schiaccianti prima di aprire il portafoglio), ma escono direttamente dalle tasche dei pazienti. È una monetizzazione dell’ansia basata su una promessa tecnologica.

Hunterbrook, nel suo report devastante, sottolinea come l’azienda stia essenzialmente vendendo un upgrade software ai pazienti, trattando la diagnostica medica come se fosse l’acquisto di un sedile con più spazio per le gambe su un volo low cost.

RadNet addebita anche ai pazienti che effettuano mammografie 40 dollari per una “lettura AI” utilizzando…

— Hunterbrook Capital, Società di investimenti short-selling

La frase si interrompe, ma il concetto è chiaro: stiamo trasformando il diritto alla salute in un servizio freemium. Se vuoi la versione “sicura”, paga.

Ma la cosa più grottesca è che, secondo i critici, questa divisione AI che ha fatto volare il titolo in borsa contribuisce per meno del 5% al fatturato reale dell’azienda. Il resto? È la solita, vecchia radiologia. Eppure, il mercato valuta RadNet come se fosse la prossima NVIDIA della medicina.

Ma come si fa a giustificare una crescita miracolosa se l’AI è, nei numeri, quasi irrilevante? Qui entriamo nel territorio della “finanza creativa”, dove i numeri vengono torturati finché non confessano ciò che il CEO desidera.

Il gioco delle tre carte

Per sostenere la narrazione di un’azienda in esplosione, servono metriche di crescita impressionanti. RadNet ha sbandierato una crescita delle vendite “same-center” (ovvero, a parità di perimetro) molto solida.

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Ma c’è un trucco.

Se chiudo un centro diagnostico vecchio e sposto tutti i pazienti in quello nuovo a due isolati di distanza, il fatturato del centro nuovo raddoppia. È crescita organica?

No, è solo un trasloco.

Secondo l’analisi forense condotta dagli short-seller, gran parte della presunta crescita di RadNet deriverebbe proprio da questa strategia di consolidamento: chiudere sedi vicine per gonfiare artificialmente i numeri di quelle rimaste aperte. Hunterbrook Capital accusa RadNet di gonfiare le entrate dell’AI attraverso vendite interne e dichiarazioni finanziarie poco trasparenti, suggerendo che la domanda reale per i loro servizi sia molto meno elastica di quanto vogliano far credere.

Secondo il modello dell’analista, la decisione dell’azienda di chiudere i centri vicini alle sedi RadNet esistenti rappresenta potenzialmente fino al 57% della crescita reported “same-center” di RadNet tra il 2022 e il 2025.

— Hunterbrook Capital, Società di investimenti short-selling

E le vendite della divisione Digital Health? Anche qui, il sospetto è forte. Pare che una fetta consistente di quel fatturato provenga da vendite interne. In pratica, la mano destra di RadNet vende il software alla mano sinistra di RadNet.

Il denaro gira, il fatturato “digitale” aumenta, gli investitori vedono il grafico che sale e comprano azioni. Ma dal punto di vista del flusso di cassa reale, è una partita di giro. È come se io mi pagassi da sola per leggere i miei articoli: il PIL della mia scrivania aumenta, ma il mio conto in banca resta uguale.

Tutto questo avviene mentre la dirigenza, zitta zitta, vende. Negli ultimi due anni, gli insider di RadNet hanno liquidato azioni per oltre 50 milioni di dollari.

Se credi davvero che la tua AI rivoluzionerà il mondo, perché scappi con il malloppo prima che la rivoluzione sia compiuta?

Se l’algoritmo sbaglia, chi paga?

Nonostante le accuse pesanti, Wall Street non ha abbandonato del tutto la nave. C’è chi difende a spada tratta il modello, sostenendo che le turbolenze siano solo rumore di fondo. Gli analisti istituzionali, spesso troppo vicini alle aziende che coprono, hanno minimizzato i rischi.

In una mossa prevedibile per calmare le acque, Raymond James ha emesso una forte raccomandazione di acquisto difendendo la strategia operativa di RadNet e l’integrazione dell’intelligenza artificiale, sostenendo che la visione a lungo termine rimane intatta.

Ma al di là delle acrobazie finanziarie, c’è un problema di privacy e di etica medica che nessuno sembra voler affrontare seriamente. Quando un paziente paga quei 40 dollari per l’AI, cosa sta succedendo ai suoi dati?

In Europa, il GDPR ci protegge (o almeno ci prova) dalla profilazione automatizzata senza consenso esplicito e informato. Negli Stati Uniti, il Far West è la norma.

Se l’AI di RadNet impara dalle mammografie dei pazienti, i pazienti dovrebbero essere pagati per fornire i dati di addestramento, non il contrario. Stiamo assistendo a un paradosso dove l’utente paga per migliorare il prodotto dell’azienda, che poi userà quel prodotto migliorato per giustificare tariffe ancora più alte.

Inoltre, c’è il rischio dei falsi positivi. Un algoritmo “tarato” per trovare anomalie potrebbe segnalare troppi casi sospetti per giustificare la sua esistenza, portando a biopsie inutili, ansia ingiustificata e costi sanitari gonfiati.

Il rapporto affermava che il business dell’intelligenza artificiale di RadNet… rappresenta meno del 5% delle entrate totali dell’azienda… Hunterbrook ha definito la divisione AI un “fenomeno da baraccone”.

— Hunterbrook Capital, Società di investimenti short-selling

È il classico schema delle Big Tech applicato alla salute: “muoviti velocemente e rompi le cose”.

Solo che qui le “cose” sono esseri umani.

L’hype sull’intelligenza artificiale sta creando una bolla di aspettative irrealistiche che serve più a gonfiare i bonus dei manager che a migliorare la sopravvivenza dei pazienti.

La vicenda RadNet è un campanello d’allarme assordante. Ci mostra un futuro in cui la medicina di precisione diventa un lusso accessorio, venduto con le stesse tecniche di marketing di un abbonamento a Netflix.

E mentre gli analisti litigano su quale sia il giusto moltiplicatore prezzo/utili, resta sul tavolo la questione più inquietante: se l’innovazione tecnologica serve solo a mascherare la stagnazione del business tradizionale, quanto possiamo fidarci della diagnosi che ci viene venduta?

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