Almaty: da steppa a polo tech in Asia Centrale, tra innovazione e sorveglianza
In un’epoca in cui le capitali tecnologiche mondiali sembrano ormai consolidate, con Silicon Valley, Shenzhen e Tel Aviv che dominano i titoli dei fondi di venture capital, una nuova geografia dell’innovazione sta prendendo forma.
E uno dei segnali più interessanti arriva da una città che, fino a pochi anni fa, era associata più alle steppe che alle startup: Almaty, in Kazakistan.
Qui, in due anni, l’ecosistema delle startup ha attirato investimenti per 19,2 milioni di dollari, generando un fatturato combinato di circa 10 milioni di dollari e creando migliaia di posti di lavoro.
Non sono cifre da capogiro se paragonate ai colossi globali, ma raccontano una storia diversa: quella di una regione che sta costruendo, con metodo e ambizione, il proprio futuro digitale.
La domanda è: stiamo assistendo alla nascita di un nuovo polo tecnologico in Asia Centrale, o è solo un’abile operazione di marketing?
Un piano triennale e numeri che sorprendono
Il motore di questa crescita è un programma triennale per lo sviluppo dell’ecosistema IT di Almaty, avviato nel 2022. I dati, diffusi dalle autorità cittadine, fotografano i primi due anni di attività e vanno oltre la semplice retorica della “crescita”. Oltre ai 19,2 milioni di dollari raccolti, il settore ha prodotto 309 startup attraverso programmi di accelerazione e incubazione.
Di queste, 16 hanno già iniziato a vendere i propri prodotti o servizi su mercati internazionali, un traguardo non scontato per un ecosistema nascente.
Ma il dato forse più significativo è quello occupazionale: le stime variano, ma si parla di un impatto che va da 2.049 a 6.900 nuovi posti di lavoro creati.
Questa forbice ampia riflette la difficoltà di misurare l’impatto indiretto, ma conferma comunque un effetto tangibile sull’economia locale.
Meiram Dyusyukov, vicecapo del Dipartimento per la Digitalizzazione di Almaty, ha presentato questi risultati con un tono che mescola soddisfazione e visione strategica. Durante un briefing ufficiale, ha dichiarato: “Almaty si sta affermando come una calamita per startup e investitori, con l’ecosistema cittadino che ha recentemente attratto 19,2 milioni di dollari in investimenti”.
La dichiarazione, riportata dal servizio comunicazioni regionale, fissa il parametro ufficiale di successo e traccia una linea da superare.
Almaty si sta affermando come una calamita per startup e investitori, con l’ecosistema cittadino che ha recentemente attratto 19,2 milioni di dollari in investimenti.
— Meiram Dyusyukov, Vicecapo del Dipartimento per la Digitalizzazione di Almaty
Il piano non si è limitato a finanziare idee. Ha puntato sulla formazione, addestrando 1.189 specialisti IT e, cosa interessante, 101 business angel.
Questo dettaglio è cruciale: indica un tentativo di costruire non solo aziende, ma anche una classe di investitori locali in grado di sostenere la crescita in modo organico, riducendo la dipendenza da capitali esteri.
Inoltre, eventi come il MOST hanno coinvolto oltre 7.000 partecipanti, suggerendo un crescente interesse dal basso per la cultura tech.
Con circa un terzo di tutte le aziende IT del Kazakistan già concentrate ad Almaty, la città sta cementando il suo ruolo di cuore tecnologico della nazione.
Ma come si trasforma un vantaggio geografico in un modello sostenibile?
Il vero obiettivo: costruire ponti (e gemelli digitali)
La strategia di Almaty sembra muoversi su due binari paralleli e complementari. Da un lato, c’è un focus settoriale preciso, che allinea le ambizioni locali con i trend globali del venture capital: smart city, intelligenza artificiale, big data e sviluppo sostenibile. Non è una scelta casuale. L’AI, in particolare, è diventata un magnete per gli investimenti a livello mondiale, e il Kazakistan non fa eccezione: oggi rappresenta oltre la metà di tutti gli investimenti venture nel paese.
Dall’altro lato, c’è uno sforzo concertato per inserire le startup kazake nelle catene del valore globali. L’obiettivo dichiarato della roadmap cittadina è ambizioso: lanciare 300 nuovi progetti, attrarre almeno 100 milioni di dollari di investimenti aggiuntivi e far entrare 45 startup di Almaty nei mercati internazionali.
È qui che entra in gioco la fiducia degli investitori internazionali. Asset Abdualiyev, fondatore e CEO dello Silkroad Innovation Hub con base negli Stati Uniti, guarda alla regione con ottimismo, puntando in particolare sul potenziale femminile. “Sono orgoglioso che i nostri connazionali stiano costruendo startup di successo in AI che attraggono investitori venture capital americani”, ha affermato.
“Sono convinto che una donna creerà la prossima startup unicorno dalla nostra regione. Ci sono molte donne avanzate e istruite nella nostra regione, e lo vediamo”.
Questa prospettiva esterna è un termometro importante: segnala che il talento di Almaty sta iniziando a essere riconosciuto e finanziato oltre i confini nazionali.
Sono convinto che una donna creerà la prossima startup unicorno dalla nostra regione. Ci sono molte donne avanzate e istruite nella nostra regione, e lo vediamo.
— Asset Abdualiyev, Fondatore e CEO di Silkroad Innovation Hub (USA)
Il sostegno statale gioca un ruolo fondamentale in questo processo. A livello nazionale, il Kazakistan ha istituito un Fondo per il Capitale di Rischio da un miliardo di dollari (con un capitale iniziale di 130 milioni) dedicato proprio alle startup di AI. Nazgul Baitemirova, a capo di Astana Hub Ventures, descrive questo strumento come un “potente catalizzatore per l’innovazione”.
Intanto, ad Almaty, l’innovazione si fa anche infrastrutturale e, in un certo senso, speculativa.
Le autorità hanno annunciato la creazione di un gemello digitale della città entro la fine del 2026. Questo “digital twin” non sarà un semplice esperimento: è progettato per ottimizzare la gestione del traffico, i prezzi di mercato e altri servizi urbani, dimostrando come la tecnologia sviluppata localmente possa essere applicata per risolvere problemi concreti.
Ma in un contesto di rapida crescita tecnologica, dove finisce l’innovazione e dove inizia il controllo?
Tra ambizione e sorveglianza: il lato oscuro della smart city
La corsa alla digitalizzazione di Almaty presenta però un volto più ambiguo, che costringe a una riflessione critica. La città si vanta di aver digitalizzato il 98% dei servizi pubblici, con l’obiettivo di arrivare al 98,5% entro il 2027. Parallelamente, è diventata la prima città kazaka a implementare un Sistema Unificato di Monitoraggio Video (UVMS) che utilizza l’analisi del contenuto video e l’intelligenza artificiale per la “sicurezza dei cittadini”.
Il piano prevede di espandere la rete di telecamere di sorveglianza fino a 70.000 unità.
Questo binomio perfetto – servizi efficienti e sicurezza totale – è la promessa di ogni smart city che si rispetti.
Ma solleva domande inevitabili sulla privacy, sul controllo sociale e sull’uso dei dati dei cittadini in un paese la cui governance non è esattamente paragonabile a quella di una democrazia liberale occidentale.
L’amministrazione cittadina prevede anche di introdurre soluzioni ERP e strumenti di AI nel portale interno del municipio e di creare un cloud data center unificato. Si tratta di misure che aumentano l’efficienza, ma che centralizzano anche un’enorme quantità di informazioni sensibili.
In altre parole, lo stesso ecosistema che sta producendo startup innovative e attirando capitali sta anche costruendo l’infrastruttura per uno stato di sorveglianza potenzialmente pervasivo.
È un paradosso che non è esclusivo di Almaty, ma che qui assume contorni particolarmente netti: si può davvero celebrare la nascita di un hub tech senza interrogarsi sull’uso finale di quelle tecnologie?
I 19,2 milioni di dollari e le centinaia di startup sono quindi solo la punta dell’iceberg. Raccontano una storia di successo misurabile, di talento riconosciuto e di ambizione regionale. Almaty sta dimostrando che è possibile costruire un ecosistema tech vibrante lontano dai circuiti tradizionali, puntando su settori di frontiera e creando ponti con il capitale globale.
Tuttavia, la stessa narrativa ufficiale che esalta gli investimenti e i gemelli digitali rivela anche un modello di sviluppo in cui l’innovazione e il controllo procedono di pari passo.
La vera sfida per Almaty, e per il Kazakistan, non sarà solo raggiungere il prossimo traguardo di finanziamento o lanciare la prossima app di successo.
Sarà riuscire a definire un percorso di crescita tecnologica che valorizzi la creatività e l’imprenditorialità senza sacrificare le libertà fondamentali.
Il mondo osserva: sta nascendo una nuova Silicon Valley, o un laboratorio all’avanguardia per un altro tipo di modernità?