Web IQ di Microsoft è più veloce di ogni alternativa
Microsoft presenta Web IQ, motore di ricerca per agenti AI, con latenza P95 di 164 ms, superando le alternative. Disponibilità limitata per ora.
Il servizio è in accesso limitato per clienti enterprise, mentre Google e Perplexity hanno già alternative pubbliche sul mercato
Centosessantaquattro millisecondi. È la latenza P95 di Web IQ, il nuovo motore di ricerca che Microsoft ha costruito specificamente per gli agenti AI. Per chi progetta pipeline di reasoning e sistemi multi-step, non è un numero qualsiasi: significa quasi 2,5 volte più veloce della migliore alternativa oggi disponibile sul mercato. In un contesto dove ogni chiamata a un servizio esterno diventa un collo di bottiglia nella catena di ragionamento di un agente, ridurre la latenza al 95° percentile a questi livelli cambia le regole del gioco architetturale.
Non è un dettaglio da ottimizzazione marginale. Gli early adopter enterprise che stanno testando il servizio lo confermano con parole nette. Mohsin Shafqat, Director Software Engineering di Nasdaq, ha dichiarato che Microsoft Web IQ permette di interrogare dati esterni a velocità fulminea, restituendo risultati altamente accurati senza costringere a innestare un sistema separato o a compromettere la sicurezza. È esattamente il tipo di compromesso che chi costruisce infrastrutture AI enterprise cerca di evitare: aggiungere un layer di grounding non dovrebbe significare sacrificare né performance né controllo degli accessi. Ma cosa rende possibile questa velocità?
Da Bing Search a Web IQ: la trasformazione silenziosa
Dietro quei 164 millisecondi non c’è solo potenza di calcolo bruta, ma una scelta architetturale maturata in due decenni. Web IQ è costruito su vent’anni di infrastruttura di ricerca Bing, riprogettata da zero per l’era degli LLM e degli agenti multi-step. Non si tratta di aver semplicemente esposto un’API sopra il motore di ricerca esistente: la differenza concettuale è netta. Come ha spiegato Microsoft in giugno, mentre Bing è stato costruito per aiutare le persone a cercare sul web, Web IQ è pensato per aiutare gli agenti AI a trovare l’informazione giusta, trasformarla in prova utilizzabile e farla confluire dentro il processo di reasoning.
È una distinzione tecnica non banale: un motore di ricerca per umani ottimizza per la pertinenza percepita e la presentazione visiva dei risultati; un motore per agenti deve restituire snippet pre-classificati, strutturati e pronti per essere consumati da un modello, senza il rumore di una pagina di risultati pensata per l’occhio umano. Web IQ opera inoltre a scala globale, con copertura su oltre 100 lingue e mercati — un requisito non scontato per chi costruisce agenti destinati a operare in contesti multilingue e multi-giurisdizionali.
Il percorso che ha portato qui è passato da uno strappo netto con il passato. Microsoft ha ritirato le classiche API di Bing Search nell’agosto 2025, lasciando secondo quanto riportato da InfoQ molti sviluppatori a caccia di alternative per il grounding dei propri sistemi. Nel frattempo, Microsoft ha indirizzato chi costruiva su Azure verso “Grounding with Bing Search” all’interno di Azure AI Agents, presentato come prodotto transitorio tra le vecchie API di ricerca e il nuovo servizio Web IQ. Una mossa che, vista con il senno di poi, appare come una tappa intermedia calcolata: prima si chiude la porta sul vecchio modello, poi si costruisce con calma l’alternativa nativa per l’AI, senza la pressione di dover mantenere retrocompatibilità con un’API pensata per un’epoca pre-LLM. Eppure, mentre Microsoft perfezionava il suo gioiello, il mercato non è rimasto a guardare.
La scacchiera del grounding: Google, Perplexity e la finestra di Microsoft
Google e Perplexity hanno già riempito buona parte del vuoto lasciato dal ritiro delle Bing Search API, e ora Web IQ entra in scena con una marcia in più ma ancora in lista d’attesa. Google si muove da più tempo su questo fronte: ha offerto Grounding with Google Search nell’API Gemini fin da ottobre 2024, e già a dicembre dello stesso anno ha esteso la disponibilità a tutta Europa. Un vantaggio temporale di oltre un anno rispetto a Web IQ, che si traduce in un’adozione più matura tra gli sviluppatori che costruiscono su stack Gemini.
Perplexity ha risposto muovendosi più tardi ma con precisione chirurgica: a settembre 2025 ha lanciato la propria Search API, descritta da InfoQ come concorrente diretto nello spazio del grounding per agenti. La somiglianza architetturale con Web IQ non è casuale: anche la Search API di Perplexity restituisce snippet pre-classificati anziché documenti completi, pensati per il consumo diretto da parte di sistemi AI piuttosto che per la lettura umana. È un segnale che il mercato si sta convergendo su uno standard implicito di design per questo tipo di servizio: niente pagine HTML da parsare, ma blocchi di evidenza già pronti da iniettare nel contesto di un prompt.
Qui però la promessa di Web IQ si scontra con una realtà più prosaica: la disponibilità. Il servizio è attualmente offerto in accesso limitato a clienti enterprise selezionati che costruiscono agenti e applicazioni AI su larga scala, e secondo quanto riportato da Search Engine Journal Microsoft sta raccogliendo manifestazioni di interesse senza aver ancora annunciato disponibilità generale, prezzi, o quali piattaforme AI lo utilizzeranno effettivamente. Mentre Google e Perplexity hanno già prodotti pienamente accessibili e con listini pubblici, Web IQ resta per ora un progetto in fase di rollout controllato — tecnicamente più avanzato sulla carta, ma commercialmente ancora in gestazione.
Per chi costruisce agenti, la latenza è tutto: ogni millisecondo risparmiato in una chiamata di grounding si moltiplica lungo una catena di ragionamento multi-step, dove un agente può interrogare il web decine di volte prima di produrre una risposta. Ma la disponibilità lo è ancora di più — un motore di ricerca perfetto che resta in lista d’attesa non sposta nulla nelle architetture di produzione oggi in costruzione. La partita del grounding per agenti AI è appena iniziata, e lo stack tecnologico su cui si baseranno milioni di applicazioni si sta decidendo proprio in queste settimane, tra chi ha già i numeri sulla carta e chi ha già i clienti in produzione.