Gemini supera 950 milioni di utenti: la nuova era dell’AI di Google
Gemini supera 950 milioni di utenti mensili, Gemma 900 milioni di download. Alphabet riorganizza la leadership AI e lancia Discovery Loop.
Gemini supera 950 milioni di utenti mensili mentre Google ridisegna la leadership dell’AI tra promozioni interne e nuove società indipendenti
Uno studente che alle undici di sera chiede aiuto per finire un progetto di scienze. Un medico dall’altra parte del mondo che usa un’app per interpretare sintomi complicati. Qualcuno che, alle tre di notte, fa una domanda che non oserebbe fare a nessun altro. Dietro a ciascuna di queste scene, probabilmente, c’è Gemini. E secondo quanto scritto da Sundar Pichai in un messaggio pubblicato sul blog di Google, l’app ha superato i 950 milioni di utenti mensili. Non è più un esperimento da laboratorio, è qualcosa che milioni di persone usano ogni giorno per lavorare, studiare, curiosare.
Il numero, di per sé, meriterebbe già un titolo. Ma ce n’è un altro, altrettanto interessante, che racconta la stessa storia da un’angolazione diversa: i modelli Gemma, la famiglia di modelli più leggeri e “apribili” pensata per sviluppatori e ricercatori, hanno superato i 900 milioni di download. Vuol dire che l’intelligenza artificiale di Google non vive solo dentro l’app che tutti conosciamo, ma si infila anche nei progetti di chi costruisce altri strumenti, altre app, altri servizi. È la differenza tra vendere un panino e insegnare a mezzo mondo a fare il pane: il secondo effetto dura più a lungo. Ma dietro questi numeri da capogiro, chi sta guidando questa trasformazione?
La nuova mappa del potere: chi guiderà la prossima ondata
Nel quartier generale di Alphabet, in questi giorni, si sta riscrivendo l’organigramma di chi decide come e dove va l’intelligenza artificiale dell’azienda. Il cambiamento più vistoso riguarda Demis Hassabis, il volto pubblico di Google DeepMind: diventerà Chair di GDM e, allo stesso tempo, Chief Scientist di Alphabet. È una promozione che sposta Hassabis un gradino più in alto, in un ruolo più simile a quello di un consigliere strategico che di un manager operativo — il che, letto tra le righe, significa che qualcun altro dovrà occuparsi della gestione quotidiana.
Quel qualcuno è Koray Kavukcuoglu, finora CTO di DeepMind, che sale a SVP di Google per DeepMind e risponderà direttamente a Pichai. Non è un volto nuovo per chi segue l’azienda da tempo: Koray è dentro DeepMind fin dai suoi primi giorni, già dal 2013, e nel corso di tredici anni ha fondato il team di deep learning del laboratorio, contribuendo a progressi che oggi sono manuale scolastico dell’AI moderna come WaveNet (la sintesi vocale che ha reso le voci artificiali molto meno robotiche) e DQN (uno dei primi sistemi capaci di imparare a giocare da solo, per rinforzo). In pratica, Alphabet sta spostando il timone da chi ha costruito la reputazione pubblica del laboratorio a chi ne conosce ogni ingranaggio tecnico. Per chi usa Gemini tutti i giorni, questo significa una cosa concreta: le decisioni su velocità di sviluppo, priorità dei nuovi modelli e allocazione delle risorse passeranno sempre più per una figura con il pallino ingegneristico, non solo visionario. E quando cambia chi decide, prima o poi cambia anche cosa arriva nelle nostre mani.
Il terzo movimento, forse il più curioso, riguarda due nomi storici dell’informatica di Google: Jeff Dean e Sanjay Ghemawat, Senior Fellow dell’azienda, stanno lanciando una public benefit corporation indipendente, una società con uno scopo di beneficio pubblico dichiarato, pensata per accelerare le scoperte in machine learning, scienza e ingegneria. Non è la solita startup che nasce per fare soldi in fretta: è una struttura che, per statuto, deve bilanciare il profitto con un obiettivo dichiarato di utilità collettiva. E mentre questi leader si posizionano, cosa significa per il panorama competitivo tutto attorno a loro?
Oltre i confini del lab: la scommessa (e l’incognita) del domani
Se la riorganizzazione interna punta a velocizzare i prodotti che usiamo ogni giorno, lo sguardo esterno di Alphabet è già puntato oltre i muri di Mountain View. La nuova iniziativa di Dean e Ghemawat si chiama Discovery Loop, e secondo quanto riportato da TechCrunch Alphabet ne è investitore fondatore. È un dettaglio che vale la pena sottolineare: due tra le menti più influenti dell’informatica degli ultimi vent’anni lasciano un ruolo interno per costruire qualcosa di indipendente, e la loro ex casa decide di finanziarli comunque. Non è un divorzio, è più simile a un genitore che paga gli studi al figlio che va a vivere da solo.
Perché lo fa? Probabilmente perché scommettere su entità satellite, formalmente separate ma finanziariamente legate, permette di esplorare direzioni di ricerca più rischiose senza appesantire i bilanci trimestrali e le pressioni di Wall Street con ogni singolo progetto sperimentale. È una scommessa, e come ogni scommessa comporta un’incognita: quanto controllo resterà davvero ad Alphabet su innovazioni che nascono fuori dal suo perimetro diretto? E cosa succede se una di queste creature indipendenti finisce per fare concorrenza proprio a Google?
Il futuro dell’intelligenza artificiale di Alphabet, insomma, non si gioca su un solo tavolo. C’è il tavolo dei prodotti di massa, con Gemini che ormai fa parte della routine di quasi un miliardo di persone. C’è il tavolo della leadership interna, con Hassabis che sale di livello e Koray che scende nelle trincee operative con più potere di prima. E c’è il tavolo esterno, quello delle scommesse indipendenti come Discovery Loop, dove Alphabet prova a restare vicina all’innovazione senza doverla possedere del tutto. Il futuro non è mai stato così vicino, ma anche così sfidante: Alphabet gioca su più tavoli contemporaneamente, e la prossima mossa — quella che ancora non conosciamo — potrebbe riscrivere le regole del gioco per tutti gli altri.