Google ha cambiato le regole per i video e le immagini
Google ha annunciato modifiche a Merchant Center che introducono attributi logistici per prodotto e nuovi requisiti per video e immagini, con scadenze nel 2026 e 2027.
Le nuove regole per immagini e video entreranno in vigore gradualmente, con scadenze diverse per adeguarsi
Dal 14 aprile 2026, le ultime modifiche alle specifiche di Google Merchant Center introducono un insieme di aggiornamenti tecnici che ridefiniscono la granularità con cui è possibile descrivere spedizioni, media e vincoli d’ordine a livello di singolo prodotto. Il cambiamento più immediato riguarda l’attributo handling_cutoff_time: una deadline giornaliera che indica entro che ora un ordine online viene ancora processato in giornata. Non è una novità concettuale — la logica del cutoff per la spedizione esiste da anni nei sistemi OMS e nelle integrazioni con i corrieri — ma inserirla come attributo nativo a livello di prodotto nel feed di Merchant Center sposta la gestione logistica dall’account alla singola referenza, con un livello di controllo decisamente più fine.
Le novità tecniche: dagli attributi di spedizione alle immagini
Insieme a handling_cutoff_time, Google ha introdotto minimum_order_value, che permette di specificare la soglia minima di spesa per completare l’acquisto e la relativa spedizione. Entrambi gli attributi replicano funzionalità già esistenti a livello di account — e questa è la chiave — portandole al livello di prodotto. Significa che un merchant che vende sia articoli di elettronica con MOV elevato sia accessori a basso costo può ora gestire regole differenziate senza workaround, senza logiche applicative custom sul proprio backend o segmentazioni artificiose del feed. Stando alle specifiche aggiornate sui nuovi attributi di Merchant Center, questa granularità si estende anche alla possibilità di impostare cutoff differenziati per brand o categoria, non solo per singolo prodotto.
Sul fronte media, due aggiornamenti con tempistiche diverse. Il primo riguarda i video: l’attributo video_link — già accettato in fase di ingestione — comincerà a essere effettivamente servito solo a partire dal 30 giugno 2026. Da quella data partiranno anche i controlli di policy e quality validation. Il secondo riguarda le immagini: a partire dalla stessa data di aprile 2026, Merchant Center inizierà a emettere avvisi (warnings) per le immagini sotto la nuova soglia minima di 500×500 pixel per gli attributi image_link e additional_image_link. L’enforcement effettivo — ovvero la soppressione delle schede prodotto che non rispettano il requisito — scatterà il 31 gennaio 2027, in tutte le categorie merceologiche e per tutti i metodi di marketing.
Sotto il cofano: il rollout dei controlli e la logica delle scadenze
Il meccanismo di rollout scelto da Google segue una logica a tre fasi che ricorda da vicino il deprecation policy tipico delle API ben gestite: annuncio anticipato, periodo di grace con warnings non bloccanti, enforcement finale. È lo stesso schema usato in ambito web per le deprecazioni di Chrome, o nei cambiamenti di schema nei protocolli di markup strutturato. Funziona perché separa il momento in cui il problema diventa visibile (il warning nel dashboard) dal momento in cui diventa operativamente bloccante (l’errore che rimuove il prodotto). Per chi gestisce feed complessi con migliaia di SKU, questo periodo intermedio non è un optional: è il margine tecnico necessario per fare un audit sistematico degli asset.
Per i video, la finestra tra oggi e il 30 giugno 2026 serve esattamente a questo: i merchant che hanno già popolato l’attributo video_link hanno circa due mesi e mezzo per verificare che i propri contenuti rispettino i criteri di qualità e policy di Google prima che il mancato rispetto si traduca in errori riportati. Per le immagini la finestra è ancora più generosa: circa nove mesi di avvisi (da aprile 2026 a gennaio 2027) prima che il problema diventi bloccante. È un periodo lungo, ma giustificato: aggiornare gli asset fotografici di un catalogo da diecimila prodotti non è banale, soprattutto quando molte immagini provengono da fornitori terzi con pipeline proprie. La scadenza al 31 gennaio 2027 fissa però un punto di non ritorno chiaro — e chi costruisce sistemi di feed management dovrà integrare controlli di validazione delle dimensioni degli asset già nella fase di ingestione, non a posteriori.
Ridefinire lo stack e-commerce: implicazioni per chi costruisce
Questi aggiornamenti non vivono in isolamento. Già nell’aprile 2025, Google aveva annunciato aggiornamenti alle specifiche dei dati di prodotto per Merchant Center che toccavano prezzi rateali, classificazioni di efficienza energetica e attributi di spedizione. Il pattern è coerente: ogni ciclo porta più granularità, più attributi specializzati, requisiti più stringenti sui media. Chi sviluppa integrazioni con Merchant Center — tramite Content API, feed XML o connettori di terze parti — deve ormai trattare lo schema di Google come un target in movimento, con un ciclo di aggiornamento annuale che richiede manutenzione attiva.
Sul lato logistico, l’introduzione di handling_cutoff_time a livello di prodotto apre uno scenario interessante per chi gestisce magazzini multi-sede o cataloghi con fornitori drop-shipping. Prodotti spediti da warehouse diversi, con orari di cutoff diversi, possono ora essere descritti correttamente nel feed senza collassare tutto su un unico valore globale di account — che spesso era o troppo ottimistico o troppo conservativo. È il tipo di precisione che riduce il delta tra promessa logistica e realtà operativa, con effetti diretti sul tasso di resi e sulle recensioni legate alla consegna. Questi aggiornamenti sollevano però una domanda legittima: siamo di fronte all’inizio di un trend verso specifiche sempre più esigenti, dove la qualità del dato diventa un fattore di ranking a tutti gli effetti?
La risposta implicita di Google è già nei numeri: requisiti minimi di risoluzione, controlli di qualità video, attributi logistici per-prodotto. La granularità tecnica non è più un vantaggio competitivo per chi ce l’ha — sta diventando il costo di ammissione per chi vuole restare visibile. Chi costruisce feed management tools, middleware di integrazione o piattaforme e-commerce dovrà fare i conti con questa traiettoria e progettare per la validazione come funzionalità di prima classe, non come afterthought.