Le OTA non hanno scelto tra Google e Booking

Le OTA non hanno scelto tra Google e Booking

Google lancia la prenotazione hotel in AI Mode negli Stati Uniti, con Booking, Expedia e grandi catene come partner. Un paradosso che rivela la strategia.

La prenotazione alberghiera in AI Mode parte solo negli Stati Uniti, dopo mesi di test dedicati al confronto voli

Le stesse OTA che lo scorso autunno bruciavano in Borsa all’idea di un agente di prenotazione firmato Google figurano oggi tra i partner di lancio della prenotazione alberghiera in AI Mode. Paradosso, non incidente. Lo ha annunciato ieri Google: la prenotazione di hotel in AI Mode è partita negli Stati Uniti in inglese e sarà disponibile nelle prossime settimane con partner come Booking.com, Expedia, Hilton e altri. Non serve scavare negli archivi: a novembre 2025, quando Mountain View annunciò le funzionalità di prenotazione agentiche, Booking Holdings ed Expedia persero dal 4 al 7% in Borsa. Oggi, quegli stessi marchi sono in prima fila.

Il partner che ti affonda

La scena è nota. A novembre dello scorso anno Google disse che in futuro sarebbe stato possibile completare la prenotazione di voli e hotel direttamente in AI Mode, e che stava lavorando con partner del settore per creare un’esperienza di confronto e navigazione. Lo si leggeva nell’annuncio di Google dello scorso novembre. Bastò quello: i titoli azionari di Booking Holdings ed Expedia persero fino al 7 per cento. Ieri, la mossa successiva: Google ha lanciato una modalità AI che consente ai viaggiatori negli Stati Uniti di prenotare direttamente hotel tramite chat, con pagamento tramite Google Pay, secondo la ricostruzione di Skift. I partner di lancio includono Booking.com, Choice Hotels, Expedia, Hilton, Hotels.com, IHG, Marriott, Priceline, Trip.com e Wyndham.

Ma perché Booking ed Expedia accettano di alimentare la macchina che li ha fatti tremare? La risposta sta nel perimetro esatto di ciò che Google sta lanciando.

L’asimmetria dei 180 paesi

Se il paradosso della partnership turba, il dettaglio geografico lo spiega: non tutto l’AI Mode è uguale. Il tracciamento dei prezzi dei voli in AI Mode è ora disponibile in più di 180 paesi e territori nel mondo. La visualizzazione dei costi in punti o miglia è disponibile a livello globale. Ma la prenotazione di hotel — l’unica cosa che sposta davvero denaro e relazioni con il cliente — è partita solo negli Stati Uniti, in inglese, e arriverà nelle prossime settimane. Lo stesso vale per il supporto iniziale ai punti e alle miglia, che copre Alaska Airlines, American Airlines, Choice Hotels, Hilton e Wyndham: una lista americana, pensata per un pubblico americano.

Non è una coincidenza. Già nel maggio 2025, AI Mode era stato offerto a tutti gli utenti negli Stati Uniti due mesi e mezzo dopo l’inizio dei test con un pubblico limitato di Labs, come riportava il Guardian. Da allora, Google ha costruito prima l’abitudine — confrontare voli, vedere prezzi in punti, navigare opzioni — e solo dopo ha aggiunto la transazione. Prima il mondo intero può guardare; poi gli Stati Uniti possono comprare.

Questa asimmetria non è un limite, ma una sequenza: prima l’abitudine, poi la transazione. Chi guadagna tempo?

La trappola delle piattaforme

Non è solo una questione di Google contro le OTA: è una questione di sistemi che si sovrappongono. Booking.com ed Expedia offrono le proprie applicazioni interattive attraverso la nuova piattaforma di app di ChatGPT di OpenAI, come riportato da Skift lo scorso ottobre. In pratica, le stesse aziende che oggi compaiono tra i partner di lancio della prenotazione alberghiera di Google sono già dentro l’ambiente di un concorrente. Ogni gigante tecnologico sta costruendo un agente che prenota, e le OTA si distribuiscono su tutti i fronti, apparentemente senza scegliere.

Ma la domanda resta: se ogni gigante offre un agente che prenota, chi possiede davvero il viaggiatore? Le catene alberghiere come Hilton, Marriott, IHG e Wyndham sono nella lista dei partner di lancio, insieme alle OTA. Nessuno vuole restare fuori dal canale che promette di catturare l’attenzione del viaggiatore. Eppure ogni integrazione consegna a Google un pezzo di relazione con il cliente finale: il prezzo, la disponibilità, la preferenza.

Il viaggiatore non deve scegliere tra Google e Booking: deve chiedersi se l’agente che gli propone l’hotel sta facendo il suo interesse o quello di chi lo ha addestrato. La tensione resta aperta.

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