Google ha reso automatica la pubblicità degli e-commerce

Google ha reso automatica la pubblicità degli e-commerce

Google lancia AI Max for Shopping, che automatizza la creazione di annunci e-commerce con IA, promettendo conversioni più alte.

La nuova funzione di Google Ads delega all’algoritmo la scelta di testi, formati e pagine di destinazione

Immaginate un piccolo negozio online di abbigliamento. Ogni mattina, il titolare apre Google Ads, aggiusta le parole chiave, ritocca i testi degli annunci, controlla quali prodotti stanno convertendo e quali no. Un’ora di lavoro, ogni giorno, solo per restare a galla. Oggi Google ha deciso che tutto questo può diventare automatico. Stando all’annuncio ufficiale di AI Max for Shopping, chiunque utilizzi già campagne Shopping può attivare il nuovo sistema con un solo clic — e lasciare che sia l’IA a scegliere testo, formato e pagina di destinazione per ogni singolo annuncio. La domanda che tutti si stanno già facendo è: funziona davvero?

Addio ottimizzazione manuale?

AI Max for Shopping non è una funzione aggiuntiva che si affianca a quello che già esiste. È un salto di logica: invece di impostare regole e poi controllare i risultati, si delega all’algoritmo la comprensione stessa dei prodotti. Il sistema legge il feed Merchant Center — quella libreria di dati sui prodotti che ogni e-commerce invia a Google — e ne estrae dettagli come la morbidezza di un tessuto, la resistenza di un materiale, la vestibilità di un capo. Da lì, genera autonomamente il testo dell’annuncio più adatto alla ricerca di ogni singolo utente, sceglie la pagina di destinazione più rilevante del sito e decide se mostrare un annuncio testuale o uno Shopping, in base a ciò che in quel momento ha più senso per chi sta cercando. Tutto in automatico. Tutto in tempo reale. Ma intanto, vale la pena chiedersi: quando l’IA ottimizza così bene, cosa rimane da fare all’inserzionista?

I numeri della svolta

Per capire il potenziale di AI Max for Shopping, conviene guardare cosa è successo con il suo predecessore dedicato alla ricerca testuale. AI Max for Search, lanciato già a maggio 2025, ha registrato risultati che farebbero alzare un sopracciglio a chiunque lavori in questo settore: in media, gli inserzionisti che lo attivano vedono un incremento del 14% nelle conversioni a parità di CPA o ROAS — cioè spendendo la stessa cifra. Per chi usava ancora prevalentemente keyword exact e phrase match, il tipico aumento schizza al 27%. Non sono numeri inventati da un reparto marketing: sono le medie dichiarate da Google nei materiali ufficiali di lancio.

Il successo è stato talmente rapido che AI Max è diventato il prodotto pubblicitario basato su IA in più rapida crescita dell’intera storia di Google Ads. E questo spiega perché l’azienda abbia deciso di portare la stessa logica anche alle campagne Shopping, che sono il cuore dell’e-commerce su Google. Nel frattempo, già a febbraio 2026, le linee guida per i testi in beta erano state aperte a tutti gli inserzionisti globali per AI Max for Search e Performance Max — un segnale chiaro della direzione in cui si sta andando.

La logica di fondo è semplice: più l’IA conosce i tuoi prodotti, più riesce ad abbinarli con precisione chirurgica alle intenzioni di chi cerca. Un utente che digita “giacca impermeabile leggera per trekking estivo” riceverà un annuncio con un testo costruito attorno a quella specifica intenzione, che punta direttamente alla pagina prodotto più pertinente del sito — non alla homepage, non a una categoria generica. Per un inserzionista tradizionale, replicare questo processo manualmente su migliaia di prodotti e milioni di query sarebbe semplicemente impossibile. Ma intanto, Amazon non sta certo a guardare.

Google vs Amazon: due filosofie a confronto

Se Google punta sull’automazione totale — l’inserzionista imposta il budget e l’obiettivo, il resto lo fa la macchina — Amazon ha scommesso su un modello diverso, più orientato all’utente finale che all’inserzionista. Ha sviluppato Rufus, l’assistente AI di Amazon, descritto come “avere un assistente allo shopping con te ogni volta che sei nel nostro store”: risponde a domande, confronta prodotti, guida verso l’acquisto attraverso una conversazione. Accanto a Rufus c’è Shopping Guides, uno strumento che sfrutta l’IA generativa per aggregare consigli e raccomandazioni su oltre cento categorie di prodotti, semplificando la ricerca per chi non sa ancora esattamente cosa vuole.

Sono due filosofie diverse, quasi opposte. Google dice all’inserzionista: fidati di noi, pensiamo noi a far atterrare il cliente giusto sul prodotto giusto nel momento giusto. Amazon dice all’acquirente: fidati di noi, ti aiutiamo a capire cosa vuoi prima ancora che tu lo sappia. In un caso l’IA lavora dietro le quinte per chi vende, nell’altro si mette in mezzo alla conversazione di chi compra. Chi vincerà? Probabilmente non c’è una risposta unica. I due approcci potrebbero coesistere, ciascuno dominante in contesti diversi. Ma la partita vera si giocherà sulla fiducia: quella degli inserzionisti verso l’algoritmo di Google, e quella degli utenti verso un assistente che li segue passo dopo passo.

L’e-commerce sta entrando in una fase in cui il controllo umano si riduce — per forza o per scelta — e l’efficienza promessa dall’IA diventa l’argomento principale. I numeri di AI Max for Search suggeriscono che l’automazione porta risultati concreti. Ma delegare all’algoritmo la voce del proprio brand, la scelta delle parole, persino la pagina su cui mandare un potenziale cliente: è un atto di fiducia non banale. Nei prossimi mesi, scopriremo quanti inserzionisti sono davvero pronti a fare quel passo.

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