Snapchat ha trasformato la chat in un canale pubblicitario
Snapchat ha presentato AI Sponsored Snaps, un formato pubblicitario conversazionale basato su GPT, che permette ai brand di interagire in chat.
Snap sfrutta il chatbot My AI per far dialogare i brand con gli utenti direttamente nella chat
Non un banner, non un pre-roll: il nuovo formato pubblicitario di Snapchat è una conversazione. Lo scorso 28 aprile, Snap ha presentato gli AI Sponsored Snaps, un formato che consente ai brand di interagire con gli utenti direttamente in chat, attraverso conversazioni generate e gestite da intelligenza artificiale. L’infrastruttura che sta sotto non è nuova: è la stessa che già gestisce My AI, il chatbot basato su GPT di OpenAI che Snap aveva lanciato, già nel febbraio 2023, come chatbot conversazionale su Snapchat. Allora era un esperimento. Oggi è il layer su cui si costruisce un canale pubblicitario.
L’architettura degli AI Sponsored Snaps
La distinzione tecnica che conta è questa: gli AI Sponsored Snaps non sono un overlay grafico inserito in una conversazione esistente, ma un’estensione del flusso conversazionale stesso. In pratica, il brand non interrompe la chat — ci entra. L’architettura riutilizza il modello GPT su cui gira My AI, con una personalizzazione del prompt e del contesto specifica per il caso d’uso pubblicitario. Snap gestisce l’orchestrazione: determina quando e come un brand può iniziare una conversazione con un utente, e in quale contesto farlo. Il risultato è un formato ibrido — parte chatbot, parte annuncio — che vive nello stesso spazio dove gli utenti già parlano con amici e con l’AI.
Per capire la portata del progetto, vale la pena guardare i numeri della base esistente: Snapchat conta quasi un miliardo di utenti attivi mensili, e nel solo primo trimestre del 2026 gli utenti hanno inviato oltre 950 miliardi di chat. Oltre mezzo miliardo di Snapchatter ha già interagito con My AI dal suo lancio. Snap sta quindi innestando il formato pubblicitario su un’infrastruttura conversazionale già rodata, con volumi di traffico che pochi altri possono vantare. La fase alpha sarà lanciata in partnership con Experian — una scelta che suggerisce un’attenzione particolare alla segmentazione degli utenti e alla profilazione creditizia come segnale di targeting.
Il contrasto con i formati tradizionali è netto. Uno Sponsored Snap classico è un messaggio che appare nella inbox dell’utente, con una struttura visiva predefinita. Un AI Sponsored Snap è invece una sessione conversazionale: il brand definisce un obiettivo (informare, convertire, raccogliere dati), l’AI gestisce il dialogo adattando il messaggio in tempo reale. Non è solo un cambio di formato: è un cambio di protocollo di comunicazione tra brand e utente.
Come funziona sotto il cofano
Il flusso tecnico si articola così: quando un utente entra in contatto con un AI Sponsored Snap, il sistema non invia un messaggio statico ma avvia una sessione generativa. Il modello — customizzato sul contesto Snapchat, come già accadeva con My AI — riceve come input il profilo comportamentale dell’utente, il brief del brand e i vincoli editoriali definiti da Snap. L’output è una risposta contestualizzata, che può adattarsi in base alle risposte dell’utente, esattamente come farebbe un chatbot di customer service. La differenza è che l’obiettivo finale è pubblicitario, non assistenziale.
I dati di performance degli risultati finanziari del primo trimestre 2026 forniscono un riferimento concreto: gli Sponsored Snaps classici — il formato non ancora AI, lanciato già nell’ottobre 2024 in test con Sponsored Snaps e Promoted Places insieme a Disney, McDonald’s e Taco Bell — hanno registrato un aumento del 226% del click-through rate per impressione e un incremento del 59% del volume di conversione a sette giorni. Questi numeri riguardano il formato precedente, ma segnalano che il posizionamento nella inbox funziona meglio di quanto ci si aspettasse. Gli AI Sponsored Snaps puntano a moltiplicare ulteriormente questa efficacia, aggiungendo adattività conversazionale. La domanda che rimane aperta è quanto questa personalizzazione spinta sia compatibile con aspettative di privacy ragionevoli da parte degli utenti.
Cosa cambia per chi costruisce
Snap non è sola. Google sta già testando AI Mode ads, un formato per mostrare rivenditori sponsorizzati direttamente nei risultati generati dalla sua modalità AI. Meta, dal canto suo, ha comunicato già nell’ottobre 2025 che avrebbe iniziato a usare le conversazioni AI di Meta per personalizzare gli annunci, con implementazione effettiva dal 16 dicembre 2025. Il pattern è lo stesso: sfruttare il contesto conversazionale generato dall’AI come segnale di targeting e come canale di delivery. Snap arriva in questo scenario con un vantaggio strutturale — My AI è già integrato nativamente nell’app, e l’utente è abituato a usarla — ma anche con il vincolo di una base utenti tendenzialmente giovane, più sensibile alle dinamiche di manipolazione percepita.
Per chi sviluppa su questi stack o progetta campagne pubblicitarie, il messaggio è tecnico e diretto: l’interfaccia conversazionale non è più solo un componente UX, ma un canale pubblicitario con le sue API, i suoi parametri di targeting e i suoi KPI specifici. L’architettura per gestirlo — modello linguistico, orchestrazione dei prompt, integrazione con il sistema di delivery degli annunci — è già qui. Resta da vedere se gli utenti accetteranno conversazioni avviate da un brand con la stessa naturalezza con cui chattano con un amico. Ma questa è una domanda di product design, non di ingegneria.