OpenAI ha messo la pubblicità in ChatGPT
OpenAI testa pubblicità in ChatGPT per utenti gratuiti negli Stati Uniti, promettendo che non influenzeranno le risposte.
OpenAI testa annunci solo per utenti gratuiti, mantenendo le conversazioni private
Compare l’annuncio: cosa cambia per l’utente
Per ora, il test riguarda solo chi usa ChatGPT gratuitamente o con il piano Go — utenti adulti con account registrato, negli Stati Uniti. Chi paga per i piani Plus, Pro, Business, Enterprise o Education non vedrà nessuna pubblicità. È una distinzione importante: OpenAI sta applicando il modello classico delle piattaforme consumer, quello di Spotify o YouTube, dove la versione gratuita è finanziata dagli inserzionisti e quella a pagamento rimane pulita.
La promessa di OpenAI è chiara: gli annunci non influenzano le risposte di ChatGPT, e le conversazioni restano private — gli inserzionisti non vedono cosa scrivi. Su questo punto l’azienda è esplicita: “Ads do not influence the answers ChatGPT gives you, and we keep your conversations with ChatGPT private from advertisers.” Il problema, ovviamente, è che queste sono dichiarazioni di intenti. La fiducia si costruisce nel tempo, non con un comunicato. E il fatto che il confine tra risposta e annuncio debba essere spiegato è già, di per sé, un segnale di quanto il territorio sia scivoloso.
Nelle prossime settimane OpenAI prevede di allargare il test oltre i confini americani, con piloti in Canada, Australia e Nuova Zelanda. L’Italia non è ancora in lista, ma la direzione è tracciata.
I numeri della svolta: tra costi miliardari e abbonamenti
La mossa pubblicitaria non è casuale: dietro c’è una voragine finanziaria di proporzioni impressionanti. OpenAI prevede di bruciare qualcosa come 17 miliardi di dollari in liquidità solo nel 2026. Sono soldi che vanno in server, energia, ricerca, stipendi — tutto il carburante necessario per far girare modelli sempre più potenti. E il 75% dei ricavi dell’azienda arriva dai consumatori, cioè da abbonamenti come quello di ChatGPT. La matematica è semplice: o si aumentano i prezzi, o si trovano nuove fonti di entrata, o si fa entrambe le cose.
E adesso? La pubblicità nell’IA tra promesse e rischi
La domanda che tutti si fanno è: è solo l’inizio? Quasi certamente sì. OpenAI ha pubblicato anche i principi guida sulla propria pubblicità, elencando valori come l’allineamento alla missione, l’indipendenza delle risposte e la privacy delle conversazioni. È un documento che serve a rassicurare, ma che fotografa anche quanto la questione sia delicata: se hai bisogno di cinque principi per spiegare come farai pubblicità, vuol dire che il rischio di abuso è reale e che l’azienda stessa ne è consapevole.
Nel frattempo, i concorrenti si muovono in direzioni diverse — e non sempre opposte. I piani di Google per la pubblicità su Gemini sono già sul tavolo: l’azienda avrebbe comunicato ad almeno due clienti pubblicitari l’intenzione di portare annunci nel suo chatbot entro il 2026. Chi pensava che la pubblicità nell’AI fosse un’eccezione di OpenAI, dovrà ricredersi.
C’è però almeno un grande player che ha scelto una strada diversa. Anthropic, che sviluppa Claude, ha dichiarato senza mezzi termini che il proprio assistente non è un buon posto per la pubblicità: “There are many good places for advertising. A conversation with Claude is not one of them.” Stando a la posizione di Anthropic, l’azienda ha invece scelto di espandere il livello gratuito di Claude aggiungendo funzionalità come la creazione di file e nuovi connettori, puntando su una strategia di acquisizione utenti alternativa alla monetizzazione pubblicitaria.
Il quadro che emerge è quello di un settore che sta cercando il proprio modello di business definitivo, ancora a mani nude. L’IA costa enormemente, gli utenti vogliono tutto gratis, e gli inserzionisti hanno i soldi. La pubblicità è la soluzione più ovvia — e forse la più rischiosa. Perché un assistente che ti risponde ma che potrebbe anche voler vendere qualcosa è un assistente di cui, prima o poi, cominci a fidarti un po’ meno. Se OpenAI riuscirà a mantenere davvero separati i due piani — risposta e annuncio — il modello potrebbe funzionare. Se invece il confine si farà poroso, l’AI gratuita diventerà qualcosa di molto simile a ciò che già conosciamo: un servizio apparentemente libero, ma pagato con la nostra attenzione e, forse, con qualcosa di più.