QVC ha chiesto la bancarotta mentre trasmette su TikTok
QVC Group ha depositato la richiesta di protezione dal fallimento Chapter 11 nonostante il successo dei live shopping su TikTok, con un debito ridotto da 6,6 a 1,3 miliardi di dollari.
L’azienda ha accumulato un debito di 6,6 miliardi di dollari e ora punta tutto sul social commerce per sopravvivere.
Immaginate la scena: su TikTok scorre un live stream ininterrotto, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con presentatori che mostrano prodotti a milioni di spettatori. È QVC, il canale televisivo di televendite che avete probabilmente visto da bambini sulle reti satellitari. Solo che ora è su TikTok. E proprio mentre quel live va in onda, la stessa azienda ha depositato la richiesta di protezione dal fallimento secondo il Chapter 11 presso il tribunale fallimentare del distretto meridionale del Texas. È un contrasto stridente, quasi surreale — e racconta molto su dove sta andando il commercio al dettaglio.
Il paradosso del live shopping su TikTok
QVC non è un’azienda che ha ignorato il digitale e si è ritrovata spiazzata. Al contrario: già nell’aprile 2025 aveva lanciato i primi live stream di shopping 24/7 negli Stati Uniti su TikTok, un formato che non era mai esistito prima su una piattaforma social americana. Il risultato? Nel corso del 2025, QVC Group aveva acquisito quasi un milione di nuovi clienti statunitensi su TikTok Shop. Il suo servizio di streaming QVC+ e HSN+ aveva raggiunto 1,5 milioni di utenti attivi mensili. Numeri tutt’altro che trascurabili.
Eppure, nonostante questi segnali positivi sul fronte digitale, l’azienda si è trovata a dover chiedere protezione dalla bancarotta. Come è possibile? La risposta è nei numeri — e sono numeri che fanno un certo effetto.
I numeri che hanno portato al Chapter 11
Per capire come si è arrivati qui, bisogna tornare indietro di qualche anno. Tra il 2018 e il 2024, i canali televisivi principali di QVC e HSN avevano perso quasi la metà delle case statunitensi che raggiungevano — rispettivamente il 44% e il 47% di copertura in meno. È come se una rete televisiva nazionale perdesse metà del suo segnale in sei anni. Il motivo è ovvio: le persone hanno smesso di guardare la televisione lineare, e con loro se ne sono andati anche gli spettatori delle televendite.
Il problema è che QVC nel frattempo aveva accumulato un peso enorme: al 31 dicembre 2025, il debito complessivo ammontava a circa 6,6 miliardi di dollari. Una cifra gigantesca per un’azienda il cui modello di business originale stava erodendosi anno dopo anno. Già a marzo 2024, diversi media avevano riportato che l’azienda stava esplorando modi per ristrutturare il proprio debito — segno che la crisi era in incubazione da tempo.
Lo scorso 16 aprile, QVC Group ha annunciato di aver raggiunto un accordo di ristrutturazione con la maggioranza dei propri finanziatori. Il piano prevede una riduzione drastica del debito: da 6,6 miliardi a 1,3 miliardi di dollari. Non è una piccola limatura contabile — è eliminare più di cinque miliardi di debito in un colpo solo. Per farlo in modo ordinato, l’azienda ha avviato il Chapter 11, che negli Stati Uniti non è la fine di un’azienda ma uno strumento legale per ristrutturarsi continuando a operare. Vale la pena ricordarlo, perché spesso si confonde con la liquidazione: non lo è.
Cosa succede ora: sopravvivenza o trasformazione?
La buona notizia, almeno nell’immediato, è che per clienti e dipendenti non cambia quasi nulla. Secondo quanto comunicato dal portale di ristrutturazione del gruppo, non sono previsti licenziamenti, i salari continuano a essere pagati regolarmente e anche le fatture ai fornitori vengono onorate. Tutti i creditori generali non garantiti di terze parti riceveranno il pagamento integrale dei loro crediti. I marchi del gruppo — QVC, HSN, Cornerstone Brands — stanno operando normalmente, comprese le sedi internazionali nel Regno Unito, in Germania, in Giappone e in Italia.
Ma la vera partita si gioca su un altro tavolo. TikTok Shop, secondo le stime degli analisti, nel 2026 genererà vendite online per 23 miliardi di dollari — più di quelle di Target. È un numero che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi di commercio al dettaglio. QVC lo sa benissimo, ed è per questo che ha puntato così forte sulla piattaforma. La domanda è se arriverà in tempo, e soprattutto se con un debito alleggerito riuscirà a investire abbastanza da competere con creator indipendenti, brand diretti al consumatore e altri retailer che si stanno affacciando sul social commerce.
QVC ha qualcosa che la maggior parte dei competitor non ha: decenni di esperienza nel live selling, una base di clienti fidelizzata e una macchina produttiva già rodata per trasmettere ore e ore di contenuto commerciale in diretta. Sono competenze che su TikTok valgono oro — se si riesce a trasferirle nel formato giusto. Il rischio è che la ristrutturazione finanziaria assorba tutta l’energia manageriale proprio nel momento in cui bisognerebbe correre. QVC potrebbe diventare un caso di studio affascinante su come un’icona della televisione commerciale prova a reinventarsi nel social commerce. O potrebbe essere l’esempio di chi ha capito dove andava il vento, ma non aveva più le risorse per seguirlo.