Walmart cresce ovunque ma il titolo scende

Walmart cresce ovunque ma il titolo scende

Walmart supera le attese nel quarto trimestre, ma il titolo scende. Crescono eCommerce e pubblicità, ma il divario con Amazon resta enorme.

Nel quarto trimestre fiscale i ricavi salgono del 5,6% e l’eCommerce del 24%, ma la guidance prudente frena gli investitori

Ricavi in aumento, reddito operativo in doppia cifra, eCommerce che vola. Eppure il titolo scende. È il paradosso che Walmart ha messo nero su bianco lo scorso 19 febbraio, quando ha pubblicato i risultati del quarto trimestre dell’anno fiscale 2026, relativo al periodo chiuso il 31 gennaio. A quasi sei mesi di distanza, quella trimestrale resta un caso di scuola: come può un’azienda correre così forte e restare ferma, anzi retrocedere, sui mercati?

Crescita a doppia cifra, fiducia a metà

I numeri, presi da soli, raccontano una storia di grande solidità. I ricavi totali sono cresciuti del 5,6%, il reddito operativo del 10,8%, quasi il doppio del ritmo del fatturato: segno che Walmart non sta solo vendendo di più, ma sta anche guadagnando di più su ogni dollaro venduto. Il vero acceleratore, però, è l’eCommerce globale, salito del 24%, un balzo che si confronta con il 16% segnato appena un anno prima nello stesso trimestre dell’anno fiscale precedente. In dodici mesi il ritmo di crescita del canale digitale si è quindi ampliato di otto punti percentuali, un’accelerazione che qualunque retailer tradizionale vorrebbe poter rivendicare.

E allora perché il mercato non ha applaudito? Secondo quanto riportato da CNBC, le azioni Walmart sono scese dell’1,38%, chiudendo il 19 febbraio a 124,87 dollari, nonostante l’azienda avesse battuto le stime principali degli analisti su entrambi i fronti, ricavi e utili. Non è un dettaglio da poco: quando un’azienda supera le aspettative e il titolo scende comunque, di solito significa che il mercato sta guardando altrove, verso qualcosa che i numeri di superficie non raccontano abbastanza bene. Se i conti sono così brillanti, perché il mercato non applaude?

La pubblicità è il vero campo di battaglia

La risposta, forse, si trova proprio dove Walmart sta investendo di più: la pubblicità. Il segmento advertising globale, che include anche VIZIO, è cresciuto del 37% nel trimestre, mentre negli Stati Uniti Walmart Connect ha segnato un +41%, accelerando rispetto al già solido 33% del trimestre precedente, come ha ricostruito Digiday. Sono numeri che, presentati isolatamente, suggeriscono un rincorsa vincente contro Amazon, il vero bersaglio non dichiarato di ogni comunicato stampa di Walmart degli ultimi anni.

Ma qui bisogna fermarsi e fare i conti sul serio, perché le percentuali mentono se non le si guarda in prospettiva. Una crescita del 41% suona impressionante finché non la si mette accanto alla base di partenza. Secondo Digiday, il business pubblicitario di Amazon ha generato 68 miliardi di dollari nel 2025, contro circa 6,4 miliardi di Walmart: un rapporto di circa dieci a uno. Vuol dire che, per ogni dollaro pubblicitario che Walmart aggiunge crescendo del 41%, Amazon ne muove uno di ordine di grandezza superiore anche solo restando fermo. La domanda, allora, non è se Walmart Connect stia crescendo — lo sta facendo, e velocemente — ma se questa velocità sia sufficiente a colmare un divario che si misura in decine di miliardi, non in punti percentuali.

Non è solo una questione di orgoglio corporate. La pubblicità è il segmento a margine più alto per qualunque retailer che possieda anche un marketplace: ogni dollaro di ricavo pubblicitario pesa molto di più sull’utile operativo di un dollaro di merce venduta a scaffale. È per questo che Walmart insiste tanto su questi numeri nei suoi comunicati, ed è per questo che gli analisti e la stampa specializzata li scrutano con più attenzione dei semplici ricavi da vendita. Ma un gap di dieci volte non si chiude in un trimestre, né probabilmente in due o tre anni, a meno di un cambiamento strutturale nel modo in cui i marchi allocano il budget pubblicitario tra le piattaforme di retail media. E mentre Walmart accelera, Amazon resta lì, con 68 miliardi di dollari di vantaggio. Cosa servirebbe davvero per colmare un abisso simile?

Il prezzo dell’ottimismo

Eppure, anche i numeri del commercio più tradizionale dovrebbero in teoria rassicurare gli investitori. Secondo CNBC le vendite del trimestre festivo sono cresciute di quasi il 6%, un ritmo solido per un periodo dell’anno in cui la concorrenza sui prezzi tra retailer si fa spietata. E per l’anno fiscale in corso Walmart ha indicato una guidance che prevede un aumento delle vendite nette tra il 3,5% e il 4,5%, con un utile per azione rettificato compreso tra 2,75 e 2,85 dollari.

Sono numeri prudenti, non deludenti. Ma è proprio in quella prudenza che si annida forse la spiegazione della reazione fredda del mercato: dopo un trimestre da record su eCommerce e pubblicità, gli investitori si aspettavano forse una proiezione più aggressiva per il futuro, e invece si sono trovati davanti a una guidance che suona quasi come un freno a mano tirato. È l’ironia di questa trimestrale: Walmart batte le stime, cresce in ogni segmento che conta, e il mercato la punisce comunque, come se dubitasse che questo ritmo sia sostenibile, o come se stesse scontando in anticipo il fatto che rincorrere Amazon sulla pubblicità richieda investimenti che erodono margini futuri più di quanto la guidance lasci intendere.

Resta un dubbio che nessun comunicato aziendale può sciogliere da solo: la crescita pubblicitaria di Walmart è un trampolino verso una posizione di reale concorrenza con Amazon, o è semplicemente la rincorsa di chi insegue un vantaggio ormai troppo ampio per essere colmato? Forse l’unica certezza, in questo momento, è che nel retail del futuro la battaglia vera non si giocherà più sugli scaffali dei negozi, ma sugli schermi dove finiscono i budget pubblicitari dei marchi. E su quel terreno, per ora, i numeri dicono che Amazon gioca ancora una partita diversa.

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