Google ha convinto L’Oréal con l’AI
L'Oréal ha raddoppiato il tasso di conversione e ridotto del 31% il costo per conversione attivando AI Max di Google.
Il colosso dei cosmetici ha attivato la suite AI Max e lasciato fare a Google
Immagina di lanciare una campagna pubblicitaria su Google e vedere il tasso di conversione raddoppiare, con un costo per conversione calato del 31%. Non è un esperimento in laboratorio: è quello che ha ottenuto L’Oréal, stando a l’analisi di Search Engine Land su AI Max for Search, attivando la nuova suite di funzionalità che Google ha presentato a maggio 2025. Un risultato che fa alzare un sopracciglio — e poi fa venire voglia di capire come funziona davvero.
Il caso L’Oréal: quando l’AI raddoppia le conversioni
Il dato di L’Oréal è il tipo di numero che normalmente si trova nei deck di vendita gonfiati ad arte. Eppure regge: tasso di conversione doppio, costo per conversione inferiore del 31%. Cosa ha fatto di diverso il colosso dei cosmetici? Ha semplicemente acceso AI Max — e ha lasciato che fosse Google a fare il lavoro sporco. Nessuna ottimizzazione manuale delle parole chiave, nessun micro-aggiustamento delle offerte. Solo automazione. Il che porta a una domanda ovvia: se funziona così bene, cosa sta aspettando tutto il resto del mercato?
I numeri parlano: +14% di conversioni (e molto di più per chi resta indietro)
Il risultato di L’Oréal non è un caso isolato. Secondo il blog ufficiale di Google Ads, gli inserzionisti che attivano AI Max nelle campagne Search vedono tipicamente un aumento del 14% delle conversioni o del valore di conversione, mantenendo lo stesso CPA o ROAS di partenza. Il 14% su larga scala è già un numero significativo. Ma c’è un dettaglio che colpisce ancora di più.
Per chi usa ancora prevalentemente parole chiave a corrispondenza esatta e a frase — cioè il metodo “classico” con cui si gestiscono le campagne da anni — il miglioramento tipico sale al 27%. In pratica: più sei ancorato al controllo manuale, più hai da guadagnare passando all’automazione. È un po’ come scoprire che stavi ancora scrivendo a macchina quando esistevano già i word processor. Non è colpa di nessuno, ma il salto conviene farlo.
Per capire cosa rende AI Max diverso dagli strumenti precedenti, è utile guardare a la documentazione ufficiale di Google Ads: AI Max è una suite che consolida in un unico blocco funzionalità che prima esistevano sparse e separate — corrispondenza generica a livello di campagna, asset creati automaticamente, controlli sul brand. Un clic solo, e si attiva tutto insieme. Il concetto è simile a quello dietro Performance Max, lanciato già nel novembre 2021, ma applicato specificamente alle campagne Search, dove gli inserzionisti sono tradizionalmente più attaccati al controllo granulare delle keyword.
Il futuro è AI Max (e anche Microsoft lo sa)
Mentre Google ha già messo sul campo AI Max da quasi un anno, in questo mese di aprile 2026 è arrivata una conferma che il trend è irreversibile: il pilota di AI Max di Microsoft per le campagne di ricerca su Bing e Copilot è partito proprio a maggio 2026. Non è una coincidenza di nome: è una risposta diretta. Quando il secondo player del mercato replica la strategia del primo, significa che la direzione è segnata.
Per gli advertiser, questo significa una cosa molto concreta: il modello di lavoro sta cambiando. Non si tratta più di passare ore a costruire liste di parole chiave, a segmentare per corrispondenza, a scrivere varianti di annunci per ogni possibile combinazione. L’AI lo fa in tempo reale, adattando il messaggio creativo al contesto della ricerca, intercettando query che nessun pianificatore umano avrebbe previsto. È un cambio di ruolo, non di strumenti: da esecutori di dettaglio a supervisori di strategia.
Questo, ovviamente, richiede fiducia. Fiducia in un sistema che non ti mostra ogni passaggio, che prende decisioni in autonomia, che ottimizza su obiettivi che tu devi però definire con chiarezza. Chi non è abituato a questa logica — e molti gestori di campagne tradizionali non lo sono — può sentirsi a disagio. Ma i dati dicono che il disagio vale la pena di essere attraversato.
AI Max per Search non è solo un aggiornamento delle impostazioni di campagna. È una scommessa sul fatto che l’automazione, guidata da abbastanza dati, batta sistematicamente l’intuizione umana nella gestione dell’advertising a scala. L’Oréal ci ha creduto e ha ottenuto risultati che parlano da soli. Microsoft ha deciso di rispondere con un approccio analogo. Il mercato si sta allineando in una direzione precisa. La vera domanda, a questo punto, non è se AI Max funzioni — i numeri rispondono già. È se sei pronto a smettere di ottimizzare parole chiave una per una e lasciare che sia l’AI a giocare la partita al posto tuo.