InMobi ha comprato MobileAction
InMobi ha acquistato MobileAction per potenziare la pubblicità su iOS, sfruttando dati su keyword e creatività per competere su Apple Ads.
La piattaforma AI controlla oltre 90 milioni di creatività pubblicitarie su App Store
Immagina di essere un responsabile marketing con un’app da promuovere. Su Android hai tutto: dati, strumenti, targeting preciso. Su iOS? È come guidare di notte senza fari. Le campagne che funzionano su Google Play non si trasferiscono sull’App Store, i segnali pubblicitari sono limitati dalle politiche di Apple, e intanto la concorrenza cresce. È esattamente questo il problema che InMobi ha deciso di affrontare comprando MobileAction. Stando al comunicato stampa di InMobi, la società ha annunciato ieri l’acquisizione della piattaforma AI specializzata nella crescita su iOS — fondata nel 2013 e con sede a San Francisco — per aiutare sviluppatori e inserzionisti a massimizzare la visibilità sullo store di Apple.
I numeri che contano
Ecco perché questa acquisizione cambia le regole del gioco: non si tratta solo di comprare un software, ma di portarsi a casa una quantità di dati che poche piattaforme al mondo possono vantare. MobileAction ha accesso a informazioni su oltre 90 milioni di creatività pubblicitarie, 6 milioni di parole chiave, 5 milioni di app, 100.000 editori e 500.000 inserzionisti. Sono numeri che trasformano MobileAction in qualcosa di simile a una torre di controllo del mercato mobile: se vuoi sapere cosa sta facendo la concorrenza, quale copy funziona meglio, quali keyword convertono sull’App Store, lì dentro c’è una risposta. Non a caso la piattaforma è già usata da nomi come Google, Meta, DoorDash, Square, Zalando, Playtika e Priceline — ovvero, alcune delle aziende che spendono di più in pubblicità mobile al mondo.
Ma perché proprio ora? Cosa sta succedendo nell’universo iOS che rende questa mossa così urgente?
Il nuovo campo di battaglia: iOS
Il motivo è che Apple sta ridisegnando le regole della pubblicità mobile, e lo sta facendo in modo aggressivo. Secondo AdExchanger, la società di Cupertino sta espandendo la propria offerta pubblicitaria verso nuove piattaforme — Apple Maps, Apple News — e sta introducendo nuovi formati come caroselli di ricerca, barre laterali e unità sponsorizzate. In altri termini: gli spazi pubblicitari su iOS stanno moltiplicandosi.
Il problema è che la maggior parte degli inserzionisti continua a trattare iOS e Android come se fossero la stessa cosa. Un unico budget, una strategia unica, gli stessi strumenti. Ma l’infrastruttura pubblicitaria di Apple funziona su principi completamente diversi da quella di Google. Come spiega Rohit Dosi su AdExchanger, gli annunci su Apple Ads finiscono per essere “underleveraged non solo a causa della perdita di segnale o dell’inventario limitato, ma perché gli strumenti necessari per competere lì sono genuinamente specializzati”. Traduzione: non puoi usare le stesse leve che usi su Google Play. Devi imparare un linguaggio diverso.
Ed è qui che MobileAction diventa preziosa. Avere dati granulari su milioni di keyword e creatività specifiche per l’App Store significa poter costruire campagne che parlano la lingua di Apple — non un adattamento di quelle Android. Per un inserzionista, significa smettere di sprecare budget su iOS sperando che funzioni e iniziare a fare scelte basate su evidenza concreta. InMobi, con questa mossa, si candida a diventare il partner di riferimento per chi vuole competere seriamente su iOS in un momento in cui la posta in gioco sta crescendo.
Un puzzle da 11 pezzi
Non è la prima acquisizione di InMobi, e probabilmente non sarà l’ultima. Secondo i dati di Tracxn, questa è l’undicesima acquisizione completata dalla società indiana. L’ultima prima di MobileAction era stata quella di Quantcast, nell’agosto del 2023 — quasi tre anni fa. Nel 2021, stando a quanto riportato da VCCircle, InMobi aveva acquisito Shop101 per accelerare la propria espansione. Ogni tassello aggiunto costruisce qualcosa di più grande: una piattaforma verticale che non dipende da dati di terze parti, ma li genera e li possiede direttamente.
InMobi non sta solo comprando dati: sta costruendo l’infrastruttura per fare pubblicità su iOS in un’era in cui la privacy è sempre più centrale e i vecchi metodi di tracciamento non funzionano più. Con Apple che allarga i suoi spazi pubblicitari e allo stesso tempo difende strenuamente la privacy degli utenti, avere strumenti nativi e dati propri non è un vantaggio — è l’unico modo per stare in piedi. Questa mossa potrebbe rivelarsi decisiva, proprio perché arriva mentre il mercato si sta ancora adattando a regole che non tutti hanno ancora capito del tutto.