La vecchia descrizione su Amazon non muore mai

La vecchia descrizione su Amazon non muore mai

La vecchia descrizione su Amazon continua a essere indicizzata da A9 anche con A+ Content attivo, mentre l'alt text non ha mai influenzato il ranking.

Il campo descrizione nascosto continua a essere indicizzato da A9 anche con l’A+ Content attivo

Hai mai passato ore a costruire un A+ Content impeccabile — moduli grafici, tabelle comparative, immagini curate — convinto che avrebbe finalmente sostituito quella vecchia descrizione testuale? Bene, peccato che Amazon non la pensi così. Stando a quanto riportato da descrizione nascosta nel backend, l’algoritmo A9 continua a indicizzarla anche quando l’A+ Content è attivo e pubblicato. La vecchia descrizione non sparisce: si nasconde, ma continua a lavorare sottotraccia come se nulla fosse cambiato.

Il campo che non ti aspetti

Immagina di ristrutturare completamente il salotto di casa tua, con mobili nuovi e pareti ridipinte, salvo poi scoprire che il vecchio divario nel parquet — quello che avevi deciso di coprire — è ancora lì sotto il tappeto nuovo e continua a influenzare il calpestio. È più o meno quello che succede con il campo descrizione di Amazon. Quando un venditore attiva l’A+ Content sulla propria scheda prodotto, la sezione descrizione visibile al pubblico viene effettivamente sostituita dai nuovi moduli grafici. Ma nel backend, quel campo esiste ancora, ed A9 lo legge, lo scansiona e lo include nel suo processo di indicizzazione.

Per un venditore che ha investito tempo e denaro nell’ottimizzazione dell’A+ Content, questa è una notizia che fa riflettere. Non perché sia necessariamente negativa — anzi, significa che le parole chiave inserite nella descrizione originale continuano a portare valore — ma perché ribalta una convinzione diffusa: quella che l’A+ Content sostituisca integralmente il lavoro SEO fatto in precedenza. Non è così. I due piani coesistono, e ignorare il campo nascosto equivale a lasciare potenziale SEO sul tavolo. Ma c’è un altro mito da sfatare, e riguarda le immagini.

La doppia vita dell’alt text

Se pensavi che l’alt text fosse la chiave per scalare le SERP di Amazon, preparati a una sorpresa. Per anni, moltissimi venditori — e qualche consulente di troppo — hanno trattato il testo alternativo delle immagini nei moduli A+ come un campo SEO da ottimizzare alla stregua del titolo o dei bullet point. Si riempivano quei campi di parole chiave, convinti di guadagnare posizioni nei risultati di ricerca. Era, a tutti gli effetti, un mito.

Secondo quanto riporta Seller Central di Amazon, l’alt text in A+ Content non appare sulla pagina prodotto, ma viene utilizzato dai clienti con disabilità visive e dalle app di screen reader. Amazon stessa, nella sua documentazione ufficiale, lo descrive come uno strumento che “aiuta i tuoi prodotti nei risultati di ricerca” — una formulazione ambigua che ha probabilmente alimentato l’equivoco. Ma la realtà, confermata da analisi indipendenti, è che l’alt text in A+ Content non è mai stato indicizzato per la ricerca interna ad Amazon. Il suo scopo reale era l’accessibilità: aiutare i lettori di schermo a descrivere le immagini agli utenti ipovedenti. Niente di più, niente di meno.

E Amazon stessa, nei fatti, sembra essersene accorta — o almeno ha smesso di fingere che quella funzione avesse un ruolo SEO. Già nell’aprile 2025 aveva rimosso in silenzio il testo alternativo dalle tabelle di confronto in A+ Content. Poi, a maggio 2025, la rimozione dell’alt text si è estesa a tutti i moduli A+ in alcune regioni, con l’Europa particolarmente coinvolta. Una mossa silenziosa, quasi imbarazzata, come se Amazon stesse correggendo un errore senza volerlo ammettere apertamente. Il risultato pratico è che tutti quei campi alt text accuratamente compilati con parole chiave non hanno mai spostato di un millimetro il ranking. Ironia della sorte: l’unica cosa che facevano davvero — rendere la scheda accessibile a chi usa uno screen reader — adesso non la fanno più, almeno non in Europa.

Quindi, se l’alt text non serve per la SEO e il campo nascosto invece sì, come si muove un venditore oggi?

Venditore, cosa fare ora?

Adesso che i nodi sono venuti al pettine, ecco come riorientare la propria strategia in modo concreto. Prima cosa: non abbandonare il campo descrizione nel backend. Anche se non è visibile al pubblico dopo l’attivazione dell’A+ Content, A9 continua a leggerlo, e vale la pena mantenerlo ottimizzato con le parole chiave più rilevanti. Seconda cosa: smettila di perdere tempo con l’alt text come leva SEO — quell’energia va spostata su titolo, bullet point e backend search terms, dove l’indicizzazione è reale e misurabile. Sul fronte futuro, Amazon sta sviluppando sistemi come COSMO e integrando l’intelligenza artificiale in Alexa for Shopping, il che potrebbe cambiare profondamente la logica con cui i prodotti vengono trovati e consigliati. La prossima mossa di Amazon potrebbe ribaltare ancora le carte in tavola.

La SEO su Amazon è meno misteriosa di quanto sembri, ma solo se sai dove guardare. Il problema non è la complessità dell’algoritmo: è che troppa disinformazione ha portato i venditori a ottimizzare i campi sbagliati per anni. Conoscere la differenza tra ciò che A9 indicizza davvero e ciò che non ha mai indicizzato non è un dettaglio tecnico — è la differenza tra una strategia che funziona e una che spreca tempo e risorse.

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