Google immagini ha compiuto 25 anni

Google immagini ha compiuto 25 anni

Google Immagini compie 25 anni, nato per cercare il vestito verde di Jennifer Lopez. Oggi si rinnova con AI generativa e design simile a Pinterest.

Nato per rispondere alla domanda su un vestito, oggi genera immagini con l’intelligenza artificiale

Estate 2001. Jennifer Lopez si presenta ai Grammy con un vestito verde Versace che, come si direbbe oggi, “rompe internet” prima ancora che i social esistessero. Milioni di persone si mettono a cercare quella foto online, ma Google non ha ancora uno strumento per farlo: esiste solo la ricerca testuale. La domanda è talmente massiccia che l’azienda decide di correre ai ripari e costruire qualcosa di nuovo. Nasce così, nel luglio 2001, Google Images, come racconta il post ufficiale pubblicato per il 25esimo anniversario del prodotto. Ed è un aneddoto che mi piace sempre raccontare perché dimostra una cosa semplice: spesso non è la tecnologia a creare il bisogno, ma il contrario.

Dall’abito di J.Lo all’AI: 25 anni di ricerca visiva

Che la scintilla sia stata proprio quell’abito verde è confermato, tra gli altri, da un racconto che attribuisce esplicitamente a quella richiesta di massa la nascita del prodotto. Dietro le quinte, secondo quanto ricostruito su Wikipedia, a costruire la funzione furono l’ingegnere appena assunto Huican Zhu e la product manager Susan Wojcicki, che negli anni successivi sarebbe diventata CEO di YouTube: fu questo duo a lanciare Google Image Search nel luglio del 2001. All’epoca l’indice contava 250 milioni di immagini, un numero che oggi ci fa sorridere ma che allora rappresentava un’impresa titanica di catalogazione. Da lì in poi la storia è stata fatta di piccoli terremoti. Nel 2018, ad esempio, un accordo con Getty Images costrinse Google a rimuovere il pulsante “View Image”, che permetteva di visualizzare l’immagine a piena risoluzione senza passare dal sito originale: una modifica che, come ricostruisce la BBC, nacque proprio dalla necessità di tutelare meglio i diritti dei fotografi e dei siti che ospitavano i contenuti. Era già, in piccolo, un assaggio del tema che oggi torna centrale: chi possiede davvero un’immagine trovata online, e chi ci guadagna quando la guardiamo? Nel frattempo Circle to Search, la funzione che permette di cerchiare con il dito qualsiasi cosa appaia sullo schermo del telefono per cercarla, è arrivata su oltre 580 milioni di dispositivi Android in tutto il mondo, segno che la ricerca visiva è ormai un gesto quotidiano quanto digitare una parola chiave. Ma come funziona oggi questa nuova esperienza, quella che Google ha appena rinnovato per il compleanno del prodotto? E soprattutto: cosa cambia per chi, come me e voi, la usa tutti i giorni per cercare una ricetta, un vestito o l’ispirazione per arredare casa?

Cosa cambia: il redesign che sfida Pinterest (e non solo)

Apriamo oggi Google Immagini e la sensazione è diversa da quella di sempre. Non più una semplice griglia di risultati da un motore di ricerca, ma qualcosa che assomiglia sempre di più a una bacheca da sfogliare. TechCrunch descrive bene il cambiamento: il sito diventa una galleria navigabile e dinamica di immagini prese da tutto il web, con un’impostazione che strizza l’occhio esplicitamente a Pinterest. Non è un caso: Pinterest da anni ha costruito il suo successo proprio sulla scoperta visiva, sul “scrollare” contenuti simili a quello che stai guardando, e Google sembra aver deciso che è arrivato il momento di fare lo stesso, ma con la sua enorme scala. La novità più interessante, però, riguarda la creazione: Google sta aggiungendo la possibilità di generare immagini con l’intelligenza artificiale direttamente dentro la Ricerca, senza dover aprire un’altra app. Detto in altre parole: se prima Google Immagini serviva solo a trovare qualcosa che esiste già da qualche parte sul web, ora può anche inventare quella cosa al momento, sul posto. È un salto concettuale non da poco, ed è anche una mossa strategica molto chiara: come nota ancora TechCrunch, portare la generazione di immagini AI dentro la Ricerca serve a trattenere gli utenti dentro i propri strumenti invece di spingerli verso servizi esterni come ChatGPT o Midjourney. Ma queste novità non sono solo un lifting estetico: nascondono un cambiamento più profondo nel modo in cui la ricerca stessa funziona, e nel rapporto tra chi cerca e chi pubblica contenuti online.

Il futuro è generativo: cosa aspettarsi (e cosa tenere d’occhio)

Se oggi possiamo già generare immagini direttamente nella casella di ricerca, il passo successivo è facilmente immaginabile: risultati sempre più cuciti su misura, sempre più “creati apposta per te” invece che semplicemente trovati. Ars Technica ha già osservato l’effetto collaterale di questa evoluzione: quando l’AI di Google genera un’immagine e la colloca dentro l’AI Overview, il riepilogo generato automaticamente che occupa una porzione crescente della pagina dei risultati, i risultati organici finiscono naturalmente spinti sempre più in basso. Tradotto: i siti che vivono di traffico da ricerca immagini, dai blog di cucina ai fotografi professionisti, rischiano di vedere ridursi le visite, mentre Google mostra direttamente la risposta senza farti uscire dalla pagina. Non siamo soli in questa corsa, e questo è un bene per chi la userà: già lo scorso maggio Microsoft aveva lanciato una sua versione di ricerca immagini guidata dall’intelligenza artificiale su Bing, che riorganizza i risultati in gruppi categorizzati con riassunti scritti dall’AI, secondo quanto descritto nell’annuncio ufficiale del team di Bing. La competizione tra i due colossi spingerà probabilmente entrambi a migliorare in fretta, ma porta con sé anche un rischio concreto di cui vale la pena essere consapevoli: più immagini generate artificialmente circolano nei risultati di ricerca, più diventa difficile per chiunque distinguere una fotografia reale da una creata da un modello, e più cresce il lavoro (nostro, come utenti) di verificare cosa stiamo davvero guardando prima di fidarci o condividerlo.

A 25 anni dal vestito verde di Jennifer Lopez, Google Immagini si presenta come uno strumento profondamente diverso da quello che ha risolto quel piccolo mistero collettivo dell’estate 2001: non più solo una finestra su ciò che il web contiene già, ma sempre più un luogo dove le immagini nascono in tempo reale. Per chi lo usa ogni giorno significa un’esperienza più ricca, più veloce, più personalizzata. Ma anche, inevitabilmente, un po’ più complicata da leggere con occhio critico.

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