Il Tribunale UE ha salvato iMessage
Il Tribunale Ue conferma l'App Store come gatekeeper, ma esclude iMessage dal Digital Markets Act. Apple deve adeguarsi.
La sentenza distingue tra App Store e iMessage, salvando il servizio di messaggistica dagli obblighi del DMA
Ti ricordi la prima volta che hai installato un’app sul tuo iPhone senza passare dall’App Store? Io sì, e mi è sembrato quasi di rubare qualcosa. Per anni ci hanno detto che su iOS si poteva scaricare solo da un unico negozio, quello di Apple, punto e basta. Poi, con un aggiornamento di sistema arrivato in Europa, quella regola è saltata: sono spuntati marketplace alternativi, browser con motori diversi da Safari, opzioni di pagamento che prima nemmeno immaginavamo. Quella libertà non è piovuta dal cielo: è il risultato di una battaglia legale lunghissima, e nei giorni scorsi si è aggiunto un altro capitolo importante. Il Tribunale dell’Unione Europea ha confermato, come si legge nella sentenza pubblicata lo scorso 8 luglio, che l’App Store resta un unico servizio di piattaforma di base soggetto agli obblighi del Digital Markets Act. Ma la stessa sentenza dice anche qualcosa che sulle prime spiazza: iMessage no, quello resta fuori. Perché mai un tribunale europeo dovrebbe trattare due prodotti della stessa azienda in modo così diverso?
Il paradosso di Apple: App Store sì, iMessage no
Rispondendo a questa domanda entriamo nel vivo della sentenza, e qui le cose si fanno interessanti. Tutto parte da lontano: già dal 2023 la Commissione europea aveva messo Apple sotto la lente del DMA, la legge che vuole impedire ai grandi giganti del digitale di soffocare la concorrenza. Dal 5 settembre 2023 la Commissione europea aveva designato Apple come “gatekeeper” per l’App Store, il sistema operativo iOS e il browser Safari, come previsto dalla designazione della Commissione europea che quello stesso giorno inquadrò sei grandi aziende tecnologiche sotto le nuove regole. “Gatekeeper” è una parola che rende bene l’idea: chi controlla il cancello decide chi entra e chi resta fuori, e il DMA serve proprio a impedire che quel cancello venga usato per schiacciare la concorrenza. Con iMessage, però, la storia ha preso una strada diversa. La Commissione aveva aperto un’indagine per capire se anche il servizio di messaggistica di Apple meritasse la stessa etichetta, ma il 12 febbraio 2024 la Commissione ha deciso di non designare Apple come gatekeeper in relazione a iMessage, ritenendo che non avesse la stessa forza di mercato di WhatsApp o degli altri big della messaggistica. Chi aveva fatto ricorso contro quella decisione ha perso: il Tribunale ha dichiarato irricevibili le azioni relative al servizio iMessage, chiudendo di fatto la partita su quel fronte. Sull’App Store, invece, la linea della Commissione ha retto: il Tribunale ha confermato che le diverse versioni dell’App Store costituiscono un unico servizio di piattaforma di base, respingendo il tentativo di Apple di far distinguere, per esempio, la versione per iPhone da quella per iPad come se fossero due mondi separati con regole diverse. È qui il paradosso: la stessa sentenza che libera iMessage da ogni obbligo blinda invece l’App Store come bersaglio permanente della sorveglianza europea. Cosa significa questo, in pratica, per chi sviluppa app e per chi tiene un iPhone in tasca ogni giorno?
Cosa cambia davvero per te
La sentenza non è solo teoria: ha già prodotto effetti tangibili, e li abbiamo visti scorrere sui nostri schermi. Apple aveva annunciato modifiche a iOS, Safari e all’App Store nell’Unione Europea già a gennaio 2024, proprio per rispondere agli obblighi del DMA. Il pacchetto di cambiamenti comprende più di 600 nuove API, un’analisi delle app più approfondita, la possibilità di usare motori di browser alternativi a quello di Safari e nuove strade per i pagamenti e la distribuzione delle app fuori dall’App Store ufficiale. È il motivo per cui oggi, se vivi in Europa, il tuo iPhone si comporta in modo diverso da quello di un amico americano: puoi scegliere marketplace alternativi, puoi installare un browser che non gira più sul motore imposto da Apple, hai più margine su come pagare dentro le app. Apple, va detto, non l’ha presa benissimo. Nella dichiarazione di Apple diffusa a settembre 2025, l’azienda ha sostenuto che il Digital Markets Act la sta costringendo a modificare il design e la distribuzione dei suoi prodotti per gli utenti europei, e lo ha definito un cambiamento preoccupante. È la stessa tensione che racconta bene il paradosso di questa sentenza: da un lato l’azienda che si sente forzata a smontare pezzo per pezzo il proprio controllo, dall’altro un’Unione Europea che considera quel controllo — almeno sull’App Store — troppo pericoloso per la concorrenza per lasciarlo intatto. iMessage, piccola isola risparmiata in questo braccio di ferro, resta lì a ricordarci che le regole del DMA non sono un rullo compressore automatico: bisogna dimostrare, caso per caso, che un servizio ha davvero il peso per meritare quell’etichetta.
Quello che mi porto a casa da questa storia è che il tuo iPhone, se vivi in Europa, oggi è oggettivamente un dispositivo diverso rispetto a qualche anno fa, e lo sarà sempre di più. Non è detto che tutto quello che arriva con più libertà sia anche più sicuro: aprire le porte a marketplace alternativi e motori browser diversi significa anche più responsabilità per chi installa, meno rete di protezione garantita da un unico controllore. Ma il punto della sentenza resta netto: la Commissione europea non molla la presa sull’App Store, e Apple dovrà continuare a fare i conti con regole pensate apposta per lei. Tieni d’occhio i prossimi aggiornamenti di iOS: con la vigilanza della Commissione europea sempre accesa, il tuo iPhone potrebbe ancora sorprenderti.