L’UE vuole vietare i social agli under 13
La Commissione europea adotta il KIDS Act: vietato l'accesso ai social agli under 13, età minima 15 anni per aprire un account.
Età minima per aprire un account e onere alle piattaforme di dimostrare servizi sicuri.
È una scena che conosciamo tutti: tuo figlio di 12 anni apre un social, mente sulla data di nascita e in cinque minuti scorre video. La scorsa settimana la Commissione europea ha detto basta, adottando il KIDS Act per migliorare la sicurezza online dei minori nell’Unione. Una proposta che cambia le regole del gioco per circa 450 milioni di persone.
La scena del dodicenne
La proposta vieta alle piattaforme di social media di dare accesso ai minori di 13 anni. E stabilisce un’età minima a livello UE di 15 anni per aprire un account proprio. In pratica, niente più trucchi con la data di nascita: ora tocca a chi scrive il codice dimostrare che il servizio è adatto all’età. Perché il KIDS Act inverte l’onere della prova. Non è più il genitore a dover controllare, sono le piattaforme a dover dimostrare di essere sicure per progettazione.
Fino a ieri, un ragazzo di 14 anni poteva creare un account su quasi tutte le piattaforme senza troppi controlli. Con il KIDS Act, mentire sulla data di nascita diventa un problema di chi ha progettato la piattaforma, non del genitore.
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, lo ha detto chiaramente: “Oggi i nostri figli interagiscono con le tecnologie più sofisticate mai create. Tecnologie che non sono mai state pensate per il loro benessere. Il nostro KIDS Act inverte l’onere della prova: spetta alle piattaforme dimostrare di essere sicure per progettazione. E rimettiamo i genitori al posto di guida, dando loro strumenti per accompagnare i figli in un mondo online più sicuro.”
Ma cosa significa davvero per chi costruisce e gestisce le piattaforme? Il vero scossone è altrove.
Il conto (e l’onere) si ribalta
Le aziende di social media dovranno dimostrare che le piattaforme sono sicure fin dalla progettazione. Altrimenti rischiano multe fino al 6% delle vendite globali. Secondo la Commissione europea, non si tratta di una sanzione simbolica: è la scala massima prevista per chi sbaglia.
La portata è enorme. Diventerebbe il più grande regime di restrizione per età al mondo, superando Australia e Regno Unito. E interesserebbe circa 450 milioni di persone, più di qualsiasi altra legge sulla restrizione di età per i social media. Non è un esperimento locale: è il mercato unico digitale.
Non tutti applaudono. L’associazione di categoria IT tedesca Bitkom si oppone al divieto. “I bambini hanno bisogno di protezione online, non di una museruola digitale”, dice il CEO Bernhard Rohleder. E aggiunge che la verifica dell’età resta una sfida tecnica, e una regolamentazione parallela a leggi esistenti come il Digital Services Act è problematica e superflua.
Qui si apre la vera domanda: come si verifica l’età senza violare la privacy e senza far scappare gli utenti? E intanto i singoli Stati non stanno a guardare.
Un’Europa a due velocità
Mentre Bruxelles prepara il quadro unico, Atene, Vienna, Copenaghen, Parigi e Madrid stanno già correndo da sole. Austria, Danimarca, Francia, Grecia e Spagna stanno tutte portando avanti leggi nazionali per limitare l’accesso dei minori ai social media. Il KIDS Act è progettato per sostituire questi sforzi frammentati, evitando una giungla di regole diverse tra Paesi.
E non è un’idea nata dal nulla. Secondo la BBC, la Commissione europea ha esplicitamente tratto ispirazione dal divieto australiano dei social media per gli under-16, in vigore da dicembre 2025, per redigere il testo. Anche il Regno Unito ha dichiarato di voler usare lo stesso modello per un divieto dei social media dell’Australia, che includeva piattaforme come Instagram, YouTube, TikTok, Snapchat, Facebook e X.
La prossima partita si giocherà nei negoziati tra Parlamento e Stati membri, e sulle risposte delle piattaforme. Il 17 settembre l’UE ha messo il primo mattone di un cambio di approccio. Ora la domanda non è se i social diventeranno più sicuri per i minori, ma se il ‘come’ reggerà all’impatto con 450 milioni di realtà diverse.