Microsoft Advertising spegnerà la vecchia API nel 2027

Microsoft Advertising spegnerà la vecchia API nel 2027

Microsoft Advertising deprecata SOAP API nel 2027, nuove funzionalità su REST e SOAP, integrazione HubSpot e targeting LinkedIn.

La scadenza fissata al 31 gennaio 2027 obbliga le aziende a scegliere tra il protocollo SOAP e la REST API

Lo scorso 30 settembre, Microsoft Advertising ha rilanciato un paradosso tecnico: fino alla deprecazione di SOAP, fissata per il 31 gennaio 2027, ogni nuova funzionalità deve vivere due volte. Lo conferma l’aggiornamento mensile pubblicato da Microsoft, che promette nuove funzionalità e miglioramenti disponibili sia in SOAP sia in REST fino alla data di disattivazione del vecchio protocollo. È un dettaglio tecnico che cambia i piani di chi integra, perché obbliga a ragionare su due contratti, due formati, due percorsi di manutenzione.

Il paradosso del doppio binario

Il trade-off è concreto. Da un lato, chi ha integrazioni SOAP funzionanti ha ancora qualche mese di respiro: nulla impone di riscrivere oggi. Dall’altro, ogni nuova integrazione costruita ora sulla SOAP nasce già con una data di scadenza: il 31 gennaio 2027 il protocollo verrà completamente deprecato. La decisione non riguarda il formato dei messaggi, ma l’architettura di manutenzione: restare sul binario legacy significa mantenere codice destinato a morire, migrare a REST significa fare un refactoring prima che diventi emergenza. Eppure la convivenza delle API è solo metà del quadro: cosa succede quando i clic pubblicitari entrano nel CRM?

HubSpot, LinkedIn e il gap con Google

Microsoft Advertising è ora integrato in HubSpot, consentendo di collegare i clic pubblicitari ai contatti e alle trattative: si può vedere quali annunci generano pipeline e ricavi. In pratica, chi lavora con il CRM di HubSpot può usare i propri dati per raggiungere audience di alto valore e automatizzare il follow-up dei lead. Non è un territorio vergine, però: Google Ads offriva già un’integrazione nativa con HubSpot CRM per Customer Match e conversioni offline. La partita, quindi, è più su colmare un gap che su introdurre una novità assoluta.

Sul fronte del targeting aziendale, Microsoft ha alzato il limite dei nomi di aziende per lista LinkedIn da 1.000 a 10.000: un decuplo, ma ancora distante dai 300.000 nomi di aziende che LinkedIn consente di caricare per il targeting pubblicitario. A settembre sono diventati generalmente disponibili anche gli esperimenti di ottimizzazione per le campagne Search, Shopping, Audience e Performance Max. E c’è un numero che Microsoft cita per contestualizzare il momento: secondo il rapporto annuale 2024 Work Trend Index di Microsoft e LinkedIn, il 75% dei knowledge worker utilizza l’IA. Resta aperta una domanda: bastano il salto a 10.000 aziende su LinkedIn e gli esperimenti di ottimizzazione ora generally available a spostare chi è già su Google?

La checklist di chi costruisce

A questo punto la domanda non è se migrare, ma quando. Microsoft invita a migrare le integrazioni alla REST API prima del 31 gennaio 2027, quando la SOAP API verrà completamente deprecata. Chi oggi avvia una nuova integrazione e sceglie direttamente REST evita di riscrivere due volte: una codebase sola, un protocollo solo, nessun doppio test. Chi invece resta su SOAP per prudenza deve sapere che il tempo stringe e che il refactoring arriverà comunque. La migrazione a REST non è una corsa contro il tempo, ma una decisione di architettura: chi costruisce oggi sulla REST evita di riscrivere le integrazioni due volte.

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