Amazon ha speso 77 miliardi in un trimestre per AWS

Amazon ha speso 77 miliardi in un trimestre per AWS

Amazon investe 77,3 miliardi in un trimestre per AWS, che accelera al 39,3%, mentre Google Cloud cresce al 103% e Azure riduce il divario.

Cloud cresce al ritmo più alto dal 2021, ma le spese superano le attese.

La scorsa settimana Amazon ha presentato i conti del trimestre chiuso a fine settembre. Il dato che conta non è il fatturato: guardando la chiamata sugli utili del terzo trimestre, i ricavi complessivi sono saliti a 201,9 miliardi di dollari, il 12% in più su base annua. Ma il numero che ridisegna l’intera narrazione è un altro: AWS è cresciuta del 39,3% su base annua, portando il fatturato annualizzato a 184 miliardi di dollari. Per alimentare quella macchina, Amazon ha investito 77,3 miliardi di dollari in un solo trimestre, più del doppio rispetto all’anno scorso. Il cloud non è più una linea di business: è un’infrastruttura fisica che divora il bilancio.

39,3%: la quarta marcia di AWS

L’accelerazione di AWS non è un rimbalzo isolato. La progressione è documentata dai dati pubblicati da CNBC: nel primo trimestre del 2026 la crescita del segmento cloud viaggiava al 28%, nel secondo è passata a quasi il 37% — il ritmo più alto dal 2021, superando le previsioni degli analisti — e nel terzo ha toccato il 39,3%. È il sesto trimestre consecutivo di accelerazione: una tendenza strutturale, non un episodio.

Il quadro si completa con un dettaglio di calendario. Nel 2025 il Prime Day si è svolto interamente nel terzo trimestre; escludendo questo spostamento, la crescita anno su anno del terzo trimestre sarebbe stata superiore di circa 400 punti base. Tradotto: il 12% complessivo sottostima la potenza reale del periodo. Amazon Ads, l’altra voce che l’azienda dettaglia in modo separato, ha generato 19,6 miliardi di ricavi, in crescita del 12% — esattamente in linea con il totale. AWS è l’outlier, la divisione che cresce a una velocità che il resto dell’azienda non riesce a replicare.

Ma quell’accelerazione ha un prezzo che non compare nel fatturato, e sta riscrivendo la struttura dei costi.

Il paradosso della cassa: investire per crescere, crescere per investire

Le spese in conto capitale trimestrali sono arrivate a 77,3 miliardi di dollari, contro i 35,1 miliardi di un anno prima: più del doppio. Secondo FactSet, il consenso degli analisti si fermava a 58,7 miliardi, il che significa che Amazon ha speso quasi venti miliardi in più di quanto il mercato si aspettasse. Per l’intero 2026, l’azienda conferma una spesa complessiva di circa 220 miliardi di dollari, la maggior parte destinata ad AWS.

L’impatto si vede nel flusso di cassa. Su base trailing twelve month — la somma mobile degli ultimi quattro trimestri — Amazon registra un’uscita di cassa libera di 42,4 miliardi di dollari, contro un afflusso di 14,8 miliardi un anno prima: un peggioramento del 386%. La causa è quasi interamente riconducibile a un aumento di 94,8 miliardi negli acquisti di immobili e attrezzature. Non è debolezza operativa: è un trade-off strategico. Amazon sta comprando capacità computazionale futura e la sta pagando in contanti, oggi. Il paradosso è che il cloud per crescere deve investire, e per investire deve continuare a crescere — un ciclo che si autoalimenta finché la domanda regge. Se la domanda rallenta, l’azienda si ritrova con data center pagati e sottoutilizzati.

Mentre Amazon costruisce capacità, i rivali stanno ridisegnando le proporzioni del mercato.

Il campo di battaglia: Azure e Google Cloud all’assalto

La scommessa regge solo se Amazon mantiene la leadership. I numeri dei concorrenti raccontano però una storia diversa. Microsoft Azure è passata dal 58% al 72% della dimensione di AWS in due anni: il divario, un tempo incolmabile, si sta erodendo in modo misurabile. E nel terzo trimestre 2026 Google Cloud è cresciuto del 103% su base annua, superando sia Azure, ferma al 48%, sia AWS al 39%.

La domanda aperta è quanto possa durare il vantaggio di scala di AWS. Se il mercato cresce più velocemente dei singoli attori, la leadership non dipende solo dalla velocità di espansione, ma dalla capacità di trasformare la spesa in silicio in efficienza per chi sviluppa. Per chi costruisce infrastrutture, la lezione è chiara: la capacità computazionale sta diventando una commodity contesa, e la scelta dello stack non sarà più soltanto tra cloud provider, ma tra infrastrutture con trade-off di costo e prestazioni molto diversi. Il vero vincitore sarà chi saprà convertire i miliardi versati in hardware in strumenti concreti per chi scrive codice.

🍪 Impostazioni Cookie