Amazon sconta la spesa ai dipendenti che vivono di sussidi
Amazon offre sconti spesa ai dipendenti dal 2026, ma migliaia usano SNAP e Medicaid: benefit illimitati e salari insufficienti.
Dal 1° ottobre 2026 sconto del 20%, 12.346 dipendenti usano buoni pasto SNAP e 11.338 hanno Medicaid
Fra otto giorni, dal 1° ottobre 2026, tutti i dipendenti Amazon negli Stati Uniti avranno accesso a uno sconto sulla spesa: il 10% su Amazon.com e Whole Foods Market Online, il 20% nei negozi fisici Whole Foods Market e Daily Shop. Secondo l’annuncio ufficiale di Amazon, lo sconto non ha limiti di spesa, non richiede un acquisto minimo ed è disponibile dal primo giorno di impiego.
Peccato che nello stesso identico momento 12.346 dipendenti Amazon usufruiscano dei buoni pasto federali SNAP e 11.338 dipendano da Medicaid, secondo i dati del GAO pubblicati nei giorni scorsi. Quasi il triplo rispetto al 2020, quando l’agenzia governativa condusse un rapporto simile. Prima ancora di distribuire sconti, migliaia di lavoratori Amazon hanno bisogno dello Stato per riempire il carrello e pagare le cure.
Il carrello è pieno, il welfare no
Fra otto giorni un neoassunto Amazon potrà entrare in un Whole Foods Market, passare alla cassa e vedersi applicare il 20% di sconto. Non dovrà aspettare il periodo di prova, non dovrà spendere un minimo, non ci sarà un tetto mensile. Lo sconto è strutturalmente illimitato, disponibile dal primo giorno di impiego.
Eppure, stando ai dati del GAO, 12.346 dipendenti Amazon usufruiscono del programma SNAP e 11.338 dipendono da Medicaid. Il numero è quasi triplicato rispetto al 2020, quando l’agenzia realizzò un rapporto simile. Non è una coincidenza: l’azienda che annuncia benefit illimitati ha migliaia di lavoratori il cui reddito è talmente insufficiente da richiedere l’intervento federale per mangiare e per curarsi. Il dato sui sussidi smonta la cornice del benefit prima ancora che la notizia venga metabolizzata.
Se lo sconto è illimitato e disponibile dal primo giorno, perché migliaia di dipendenti Amazon hanno ancora bisogno dello Stato?
Chi guadagna davvero dal 20%
Per capire il paradosso, bisogna seguire i soldi. Amazon ha investito 230 milioni di dollari in benefit per i dipendenti di Whole Foods. Ogni dipendente orario riceve un abbonamento gratuito ad Amazon Prime, prescrizioni a basso costo tramite Amazon Pharmacy e lo sconto in-store del 20%. Più di 100.000 membri del team Whole Foods negli Stati Uniti avranno presto accesso ai benefit completi di Amazon.
Non è generosità improvvisa. È una risposta a Walmart, che nel 2025 ha esteso lo sconto dipendenti del 10% a quasi tutti i generi alimentari. Amazon ha anche aumentato la paga minima di partenza per i dipendenti full-time delle core operations statunitensi a 20 dollari l’ora, con una paga media di quasi 24 dollari l’ora. Dietro lo sconto c’è una leva di reclutamento e di concorrenza, non un atto di cura. E intanto il motore della spesa gira: Whole Foods Market ha più di 550 negozi, con più di 100 nuovi punti in sviluppo, incluso il concetto in espansione Daily Shop. Da quando i prodotti deperibili sono entrati nella consegna Same-Day all’inizio del 2025, le vendite sono cresciute di oltre 40 volte e nove dei dieci articoli più ordinati per la Same-Day sono deperibili.
Se il 20% è una risposta a Walmart, cosa risponde alla dipendenza da SNAP?
Lo sconto come confessione
A questo punto lo sconto non è più una semplice notizia di welfare aziendale. Offrire sconti alimentari illimitati ai propri dipendenti equivale ad ammettere che i salari non bastano a coprire la spesa. Se un’azienda deve scontare il cibo per renderlo accessibile ai propri lavoratori, sta implicitamente riconoscendo di pagarli troppo poco. Il benefit diventa la prova del problema: i programmi federali funzionano come un sussidio salariale indiretto che consente ad Amazon di non alzare davvero la posta.
Se lo sconto doveva essere la risposta, qual è la domanda che Amazon continua a non voler sentire?