Google non si limita più a rispondere
Google attiva agenti AI che prenotano ristoranti e chiamano idraulici. ERA scrive codice scientifico. YouTube impara a funzionare offline.
Un agente AI in background ha prenotato tutto, dalla ricerca alla telefonata al locale
Ti svegli la mattina e non hai prenotato il ristorante per stasera. Fai colazione con calma, lanci una richiesta al telefono: «trovami un giapponese con posto libero per due, per stasera alle 20:30». Lecca il cornetto, bevi il caffè. Quando arrivi in ufficio, hai già una notifica: la cena è prenotata. L’intero processo, dalla ricerca alla telefonata al locale, non l’ha eseguito nessun essere umano. L’ha fatto un agente AI che opera in background 24 ore su 24, sette giorni su sette. Google ha smesso di essere un elenco di link: sta diventando un assistente che agisce al posto tuo.
Un anno fa, AI Mode era una funzionalità sperimentale: oggi ha superato un miliardo di utenti mensili attivi. Non male per uno strumento che ti costringeva a scrivere domande complesse invece di tre parole chiave. Il salto è stato culturale: abbiamo imparato a fidarci delle sue risposte sintetiche e contestualizzate. Ora Google rilancia e alza la posta. Non solo risposte: azioni concrete.
L’agente che prenota e chiama per te
Con l’aggiornamento di Search di maggio 2026, Mountain View ha attivato Gemini 3.5 Flash come modello predefinito in AI Mode per tutti a livello globale. Il modello è più veloce, più preciso e, soprattutto, capace di eseguire compiti. Non ti dà più un elenco di ristoranti: ti prenota il tavolo. Non ti mostra una lista di idraulici: chiama per te le aziende di riparazioni domestiche per fissare un appuntamento. Funziona per bellezza, cura degli animali, esperienze locali. È come avere una segretaria instancabile che gestisce le telefonate mentre tu sei altrove.
L’interfaccia di ricerca è cambiata di conseguenza: Google ha introdotto un box di ricerca intelligente, il più grande aggiornamento in 25 anni di Google Search. Il modulo accetta richieste lunghe, contestuali, quasi una conversazione. Non è più “pizza vicino a me” ma “trovami una pizzeria con ingredienti senza glutino che consegna in zona, e ordina una margherita per le otto”. Il sistema traduce la frase in azione: cerca, contatta, prenota. Per alcune categorie selezionate, l’AI può gestire prenotazioni automatiche di servizi senza che tu debba mai sollevare la cornetta.
La domanda è: cosa succede se l’agente prenota il posto sbagliato? O se chiama l’idraulico quando volevi l’elettricista? Google garantisce un sistema di conferma a monte per le transazioni più critiche, ma la fiducia si costruisce sulla trasparenza. Per ora, ogni azione è accompagnata da una notifica e dalla possibilità di annullare. Ma lo scenario futuro — un agente che agisce in autonomia totale, senza il tuo permesso esplicito — è scritto nella direzione che stanno prendendo.
Il laboratorio virtuale che scrive codice scientifico
Mentre l’AI di consumo prenota cene e idraulici, un ramo più silenzioso ma forse più potente di Google si occupa di scienza. ERA (Empirical Research Assistance) è un sistema che scrive e ottimizza codice scientifico con ERA. Non è un semplice chatbot: prende un problema di ricerca, lo traduce in codice sperimentale, e usa un algoritmo a ricerca ad albero (tree search) per trovare la soluzione migliore agli esperimenti. In pratica, ERA esplora migliaia di varianti di un programma, testandole automaticamente contro un obiettivo, e restituisce quella che funziona meglio. Un ricercatore umano avrebbe bisogno di giorni. ERA lo fa in minuti.
Pensate alla differenza: un ricercatore che deve scrivere codice per analizzare dati climatici, ora può descrivere il problema a parole e lasciare che l’AI generi, testi e ottimizzi il programma. Non è una scorciatoia, è un moltiplicatore di intelligenza. I risultati migliori sono già comparsi su Nature. La vera rivoluzione non sta nello scrivere codice, ma nel progettare esperimenti in modo automatico, esplorando uno spazio di possibilità che nessun umano avrebbe il tempo di esaminare. Perché non solo l’AI risponde al posto tuo: sta iniziando a pensare al posto tuo.
YouTube impara a fare a meno della rete
Un dettaglio tecnico emerso da un video sullo sviluppo Android di maggio 2026 fa capire quanto in profondità Google stia ridisegnando la relazione tra utente e macchina. Due flag sperimentali sono comparsi nel codice di YouTube: un primo flag permette di saltare completamente la rete durante la riproduzione video; un secondo flag rispetta l’interruttore dell’autoplay scelto dall’utente. Sembrano due piccole modifiche. In realtà disegnano un futuro dove il client video è intelligente abbastanza da decidere quando chiedere un nuovo contenuto, come bufferizzare, persino se continuare a riprodurre senza connessione dati. L’AI non aspetta più istruzioni esplicite: prevede le tue intenzioni e agisce di conseguenza, ottimizzando l’esperienza prima ancora che tu te ne accorga.
Cosa cambia per chi usa YouTube ogni giorno? Oggi l’app decide su quali video autoplay attivare basandosi su regole fisse. Domani deciderà in base al tuo comportamento, alla batteria, alla qualità della connessione — e lo farà prima che tu debba intervenire. L’interazione umana si riduce a una scelta iniziale (guardo o non guardo?), mentre il sistema gestisce tutto il resto. È lo stesso pattern: l’AI non risponde più, agisce.
La privacy, ovviamente, è il grande elefante nella stanza. Ogni azione che l’AI compie per te richiede dati: dove sei, cosa ti piace, quanto spendi, a che ora hai fame. Google dice di gestire tutto con crittografia e controlli granulari, ma la verità è che stiamo cedendo fette sempre più grandi della nostra autonomia a un sistema che impara da ogni nostro gesto. Il compromesso è chiaro: più comodità, meno controllo diretto.
Non è uno scenario apocalittico, ma è una scelta consapevole che come utenti dobbiamo fare.
Tra due anni, prenotare un ristorante con una telefonata umana potrebbe sembrare un’abitudine retrò, come cercare un indirizzo su una carta stradale. L’AI di Google non ti darà più una risposta: ti darà un risultato. Il bello è che funzionerà. Il brutto è che dimenticheremo come funziona il prima. E la domanda che mi porto a casa è: quando l’agente sbaglierà, saremo ancora capaci di correggerlo, o avremo dimenticato anche come si alza un telefono?