Google ha iniziato a fare pulizia nei suoi risultati
Google ha iniziato a rimuovere contenuti AI di bassa qualità e a penalizzare YouTube, cambiando le regole del ranking.
Google colpisce contenuti AI di bassa qualità e manipolazioni del pulsante indietro
Immagina di cercare su Google una guida su come riparare il rubinetto che perde. Trovi un sito, leggi un articolo lungo e generico, nessuna foto passo-passo, solo frasi riscritte da un modello di linguaggio. Provi a tornare indietro con il pulsante del browser, ma finisci su una pagina di scommesse online. Ti arrabbi e chiudi tutto. Questo scenario, per milioni di utenti, è diventato il bersaglio di una pulizia sistematica da parte di Google. E l’arma usata è l’intelligenza artificiale.
La novità di questi mesi non è solo un aggiornamento tecnico: è un cambio di filosofia. Google ha iniziato a rimuovere molti URL dall’indice, colpendo quei contenuti generati da AI senza controllo umano. I core update di febbraio e marzo 2026 non si sono limitati a ritoccare il ranking: hanno imposto una regola chiara. I contenuti AI di bassa qualità, privi di originalità e profondità, non vengono più tollerati.
Contenuti AI di bassa qualità sono ora un bersaglio esplicito. Non conta più quanto una pagina è “buona” in assoluto: il ranking confronta con i concorrenti sullo stesso argomento. Se un articolo non è migliore, viene spazzato via.
La conseguenza è una stretta sull’intero dominio. Pubblicare massa di testi AI non solo non serve a scalare, ma diventa un segnale negativo per l’autorità del dominio. L’intelligenza artificiale usata come sostituto del lavoro editoriale, senza revisione umana, profondità o contributo originale — quella viene identificata e rimossa. Non è una minaccia, è già realtà.
Il pulsante indietro e la trappola per inserzionisti
Ma la pulizia non riguarda solo i testi. Google ha riaperto il 13 aprile una vecchia regola dello spam per sanzionare un’abitudine tecnica subdola: il back button hijacking. Se clicchi “indietro” e finisci su un’altra pagina pubblicitaria, il sito sta violando le policy. Google ha definito questa pratica un back button hijacking violazione della spam policy. Il punto interessante è che la trappola per inserzionisti colpisce sia chi manipola deliberatamente il pulsante sia chi lo subisce per negligenza — per esempio chi usa strumenti di automazione come AI Max senza verificare manualmente gli URL di destinazione. È l’automazione forzata di Google che ha creato il problema, e ora la stessa automatizzazione viene usata per punirlo.
Anche YouTube sotto la lente: fiducia zero
E non pensare che i grandi siano al sicuro. Nel core update di marzo 2026, YouTube ha subito una penalizzazione del 24,7% nella visibilità. Google ha smesso di fidarsi degli utenti — i contenuti generati dagli utenti (UGC) vengono valutati con lo stesso metro dei testi AI di bassa qualità. Il report di Search Engine Land mostra che quasi l’80% dei risultati nelle prime tre posizioni è cambiato dopo questo update. Se un video non è migliore di altri, viene retrocesso.
Parallelamente, sul fronte pubblicitario, Gemini ha già dimostrato di saper fare pulizia. I sistemi basati su Gemini hanno bloccato il 99% delle truffe pubblicitarie prima della pubblicazione. E hanno ridotto le sospensioni errate degli account pubblicitari dell’80%. Insomma, l’AI non solo punisce, ma protegge — quando è ben addestrata.
Guardando avanti, mi aspetto che questa logica si estenda: più trasparenza algoritmica, meno spazio per la fuffa, più responsabilità per chi pubblica. Il costo? Per gli editori che hanno investito su volumi di contenuti senza valore, è un bagno di sangue. Per noi utenti, una navigazione più pulita. Ma attenzione: concentrare tutto il potere nelle mani di una sola azienda, per quanto benintenzionata, rimane un rischio per la privacy e la libertà di espressione. Teniamo gli occhi aperti.