Le AI citano sempre più spesso pagine commerciali
Uno studio rivela che il 25,4% delle fonti citate dalle AI ha interesse commerciale, con perdite di traffico per gli editori.
Lo rileva un’analisi su oltre centomila fonti citate da ChatGPT, Google AI Overview e Perplexity
Quando un motore AI risponde alla domanda «miglior smartphone», non sta citando il web: sta citando un sottoinsieme commerciale. Ad aprile 2026 la piattaforma di analisi della ricerca AI BuzzView ha eseguito ogni domanda attraverso ChatGPT, Google AI Overview e Perplexity e ha registrato tutti gli URL citati dai tre strumenti. Il risultato è documentato nello studio pubblicato da GetCited a settembre: il 25,4% delle 106.758 fonti mostrate nelle risposte in inglese dichiara un interesse commerciale sulla pagina.
Il protocollo: stessa domanda, tre motori, un valore minimo
Per capire la portata del dato bisogna prima guardare come funziona sotto il cofano. Secondo BuzzView, ogni domanda è stata eseguita sulle tre piattaforme ad aprile 2026 e ogni URL restituito è stato registrato. Il campione finale conta 106.758 fonti. Su queste, il 25,4% dichiara esplicitamente un interesse commerciale nella pagina. La parola che conta è «dichiara»: il protocollo registra solo ciò che la pagina ammette, non ciò che è commercialmente orientato ma non lo dichiara. È il motivo per cui il 25,4% va letto come un piano terra, non come un tetto.
Il secondo numero del protocollo è la diffusione. Quasi nove risposte su dieci — l’86% — utilizzano almeno una fonte con interesse commerciale. ChatGPT arriva al 91%, primato che si spiega con il fatto che cita il numero maggiore di pagine. L’asimmetria per categoria è marcata: le domande su elettronica di consumo pescano il 41% delle citazioni da pagine commerciali, quelle su istruzione si fermano al 13%. Se il 25,4% è solo la base dichiarata, resta aperta la domanda su quanto sia alta la concentrazione reale.
La concentrazione:.com, editori tech e la coda commerciale
Il protocollo restituisce un valore minimo, ma la distribuzione per dominio ed editore racconta una storia diversa. Secondo i dati pubblicati da Profound, i domini commerciali.com dominano con oltre l’80% delle citazioni nelle risposte delle piattaforme AI. In parallelo, dieci editori — brand di recensioni come TechRadar e PCMag e sezioni commerce come Forbes Advisor — rappresentano da soli un quarto di tutte le citazioni commercialmente dichiarate. Dieci entità per un quarto dell’intero segmento: una concentrazione che ha poco di casuale. La coda è lunga ma sottile, perché pochi domini concentrano la massima parte della visibilità commerciale mentre la maggioranza delle fonti resta ai margini.
Il quadro diventa più nitido incrociando il dato con le categorie. Se l’elettronica di consumo attira il 41% delle citazioni commerciali e l’istruzione solo il 13%, la concentrazione non è uniforme: segue l’intento di acquisto. Dove una transazione è possibile, le fonti commerciali drenano citazioni; dove l’intento è informativo, arretrano. È un comportamento coerente con un ranking che premia la monetizzabilità più che la qualità della risposta, e che ridefinisce silenziosamente chi vince e chi perde nella ricerca.
Questa concentrazione non è solo una curiosità statistica: ha un costo diretto per chi produce contenuti originali. Il passaggio dalle piattaforme AI agli editori rende quel costo misurabile.
Il prezzo per chi pubblica: traffico in calo e una domanda aperta
Le perdite di traffico dei membri DCN mostrano che la concentrazione non è un esercizio accademico. Secondo i dati diffusi da Digiday, la maggior parte dei siti membri del DCN — sia news sia intrattenimento — ha registrato perdite di traffico da Google Search comprese tra l’1% e il 25%. Non è una contrazione uniforme: è la conseguenza distribuita di un sistema che dirotta le risposte lontano dalle pagine di origine.
Resta il problema di chi misura. Come osserva PPC Land, il dato del 25,4% è un valore minimo prodotto da una parte con un interesse commerciale diretto, non un audit indipendente: gli stessi dati circolano da maggio sotto il nome del partner DataPulse. Se il numero di partenza arriva da chi ha qualcosa da guadagnare, chi controllerà le risposte delle AI?
Le AI non citano il web: citano un circuito commerciale. Per chi costruisce contenuti o stack di ricerca, la domanda non è se apparire, ma chi decide il ranking invisibile.