Meta ha guadagnato milioni dalle truffe agli anziani

Meta ha guadagnato milioni dalle truffe agli anziani

Meta ha incassato 14,3 milioni di dollari da truffe Medicare su Facebook, generando 215 milioni di impressioni, il 73% verso over 65.

Meta sapeva che un decimo dei suoi ricavi arrivava da annunci fraudolenti

215 milioni di impressioni. 386.000 visualizzazioni all’ora, in media, nell’ultimo anno. Il 73% di quelle impressioni ha raggiunto persone sopra i 65 anni. Non sono le metriche di una campagna virale né i numeri di un lancio di prodotto: sono i dati di una rete di truffe legate a Medicare che ha girato indisturbata su Facebook, documentati in un report del Center for Countering Digital Hate. E in mezzo a tutto questo, Meta ha incassato circa 14,3 milioni di dollari.

La fabbrica delle truffe

Secondo l’analisi del CCDH, gli annunci pubblicati dai primi trenta truffatori Medicare individuati dai ricercatori hanno generato, nell’ultimo anno, 215 milioni di impressioni su Facebook: sei volte la portata di tutti gli anni precedenti messi insieme. Non è un dettaglio marginale in un contesto più ampio: la Federal Trade Commission ha calcolato che nel 2025 gli americani hanno segnalato perdite per 2,1 miliardi di dollari legate a truffe iniziate sui social media, otto volte la cifra del 2020. Meta, da parte sua, ha incassato una stima di 14,3 milioni di dollari da questi inserzionisti, di cui 12 milioni soltanto nell’ultimo anno. Ma quanto valeva davvero, per Meta, questo schema? I documenti interni raccontano un’altra storia, molto più scomoda di qualche annuncio sfuggito ai controlli.

Il prezzo della connivenza

Le proiezioni interne di Meta per il 2024 mostrano che il 10% delle vendite totali dell’azienda, circa 16 miliardi di dollari, proveniva da annunci per truffe e beni vietati. Il dato emerge da un’inchiesta di Reuters pubblicata lo scorso novembre, basata su un archivio di documenti interni dell’azienda. Non si tratta di annunci sfuggiti per errore a un sistema di moderazione imperfetto: si tratta di una previsione di ricavo, una voce che qualcuno in Meta ha calcolato, quantificato, probabilmente discusso in una riunione con un foglio Excel aperto. Un decimo del fatturato globale di una delle aziende più redditizie al mondo che si regge, secondo queste proiezioni, su pubblicità di frodi e prodotti vietati.

Il contrasto con la narrazione pubblica di Meta è netto. L’azienda presenta regolarmente aggiornamenti sui propri sistemi di sicurezza, promette investimenti in intelligenza artificiale per individuare contenuti dannosi, rivendica policy severe contro la pubblicità ingannevole. Nel frattempo, però, gli annunci dei truffatori Medicare hanno continuato a girare, moltiplicando la propria portata di sei volte in un solo anno rispetto a tutta la storia precedente della piattaforma. Viene da chiedersi se la lentezza nel bloccare questi contenuti sia davvero un problema tecnico o se, semplicemente, non convenga risolverlo troppo in fretta. Quando una fetta di ricavo così consistente dipende da un’attività che la stessa azienda sa essere fraudolenta, il confine tra negligenza e connivenza si fa sottile. E mentre Meta incassava, chi stava pagando il prezzo più alto?

Anziani in vendita

Il sistema pubblicitario di Meta è costruito per massimizzare la precisione del targeting: sa quanti anni hai, dove vivi, cosa guardi, quali pagine segui. La stessa infrastruttura che permette a un piccolo negozio di raggiungere i clienti giusti è quella che ha permesso a truffatori di Medicare di piazzare 185 milioni di visualizzazioni davanti a persone sopra i 65 anni. Non serve immaginare una cospirazione: basta un modello di business che premia la scala e il volume degli annunci, e che si è dimostrato capace di generare proiezioni interne da 16 miliardi di dollari su contenuti proibiti. Se un decimo del fatturato di un’azienda quotata dipende da annunci fraudolenti, quanto è credibile aspettarsi che quell’azienda si autoregoli in tempo utile? Quanti miliardi devono ancora essere incassati prima che le piattaforme vengano ritenute responsabili?

Quanto vale la fiducia, quando c’è un modello di business da difendere?

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