AI Overviews e Discover: come Google sta soffocando il web aperto
Google Discover, alimentato dal Core Feed, rappresenta ora il 68% del traffico per gli editori. AI Overviews riduce drasticamente i click sui risultati organici, accelerando il passaggio a un web basato su contenuti push.
Il sistema di Google che predice i contenuti sta cambiando il modo in cui consumiamo informazioni online
Dietro l’interfaccia pulita di Google Discover, il motore reale è il Core Feed: un sistema di raccomandazione che predice contenuti prima ancora che l’utente formuli una query, sostituendo il modello pull del web classico con un push algoritmico silenzioso.
Mentre il dibattito pubblico si focalizza sui cali di clic per AI Overviews, il vero shift architetturale è qui. La quota di traffico per gli editori proveniente da questa sorgente è esplosa, passando da un 37% nel 2023 a un dominio di Discover che oggi rappresenta il 68% del totale. L’utente non cerca più; consuma un flusso curato.
L’erogatore di contenuti e il furto di intento
Se Discover è il distributore, AI Overviews è il sostituto. La feature estrae e sintetizza informazioni direttamente in SERP, alterando radicalmente il funnel di traffico.
La presenza di una risposta AI comprime lo spazio per i risultati organici: il CTR sulla posizione 1 crolla dal 27% all’11%, una perdita di quasi il 60%. Gli effetti sono sistemici, con una media del -6.6% sui clic in Germania, e punte drammatiche come il crollo dell’89% per DMG Media.
Google sta ora accelerando il rollout in Europa, portando AI Overviews in nove nuovi paesi, incluso il nostro, con risposte generate in italiano e inglese. È l’azzeramento progressivo del click-out come metrica primaria.
La risposta del web aperto è un assistente, non un riassunto
La contromossa non sta nel replicare il modello chiuso, ma nel potenziare l’utente senza segregarlo. DuckDuckGo lo ha capito con Search Assist: un tool conversazionale che aiuta a rifinire la query, non a sostituire i risultati. La scelta è significativa e premiata dagli utenti, visto che è la funzionalità più apprezzata della piattaforma.
Intanto, Google consolida il suo ecosistema con Canvas in AI Mode, uno spazio creativo integrato che allontana ulteriormente dalla navigazione esterna.
Il nuovo stack per un web senza link
Per sviluppatori e publisher, lo shift è concreto: l’ottimizzazione non è più solo per parole chiave e backlink, ma per gli score di engagement (time on site, bounce rate) che i modelli di Discover divorano, e per la formattazione dei dati (Schema.org, FAQPage) che l’AI di Overviews può facilmente estrarre e cannibalizzare.
Costruire per il web aperto oggi significa presidiare tecnologicamente questi due fronti: essere parser-friendly per l’AI, ma anche irrimediabilmente legati a un contesto di valore che un riassunto da 120 token non possa sostituire. La partita non è sul SEO, ma sulla definizione stessa di cosa sia una destinazione nel 2026.