L’IA conversazionale diventa un canale pubblicitario: Criteo si unisce al pilota di OpenAI in ChatGPT
Criteo si unisce al programma pilota pubblicitario di OpenAI per ChatGPT. L'obiettivo è trasformare le conversazioni con l'IA in un canale di vendita ad alta efficacia, sfruttando tassi di conversione superiori.
L’integrazione permetterà a migliaia di inserzionisti di mostrare annunci contestuali nelle conversazioni con l’assistente.
Immaginate di chiedere a ChatGPT un consiglio per un weekend fuori porta. Tra le risposte, compare un annuncio perfettamente mirato per un’offerta hotel che, dati alla mano, ha una probabilità altissima di convincervi a prenotare all’istante. Non è un futuro lontano, ma la realtà che sta prendendo forma in queste settimane. Secondo l’annuncio ufficiale di Criteo, l’azienda di adtech si è unita al programma pilota pubblicitario di OpenAI, e la sua integrazione inizierà a essere implementata nelle prossime settimane. L’obiettivo è chiaro: trasformare le conversazioni con l’intelligenza artificiale in un canale di vendita ad altissima efficacia.
Quando l’IA diventa un canale di vendita
Il motore di questo cambiamento è un dato sorprendente: stando alle analisi aggregate di Criteo sui suoi clienti statunitensi, gli utenti che arrivano da piattaforme di LLM (Large Language Model) come ChatGPT convertono a un tasso circa una volta e mezzo superiore rispetto a quelli provenienti da altri canali di riferimento. In pratica, se un utente clicca su un link consigliato da ChatGPT, è molto più probabile che completi un acquisto rispetto a chi arriva da un motore di ricerca tradizionale o da un social network. Non a caso, diverse aziende hanno annunciato i piani pubblicitari in ChatGPT, inclusi grandi rivenditori come Target e case automobilistiche come Ford e Mazda. L’integrazione consentirà ai 17.000 inserzionisti globali di Criteo di sfruttare la sua piattaforma per partecipare a questo nuovo esperimento, aprendo la porta a un flusso di annunci contestuali e profondamente integrati nel dialogo con l’assistente AI.
Criteo: il motore dell’adtech che alimenta ChatGPT
Per capire la portata di questo cambiamento, bisogna guardare al cuore operativo della macchina: Criteo. La compagnia, fondata nel 2005 in un incubatore di Parigi da Jean-Baptiste Rudelle, Franck Le Ouay e Romain Niccoli, è diventata pubblica sul NASDAQ già nel 2013. Oggi è un gigante con un raggio d’azione impressionante: attiva più di 4 miliardi di dollari di spesa pubblicitaria annuale e lavora con 17.000 inserzionisti in tutto il mondo. La mossa con OpenAI non è quindi una semplice prova, ma l’accesso di un’enorme rete di brand a un canale emergente e promettente. La posta in gioco è alta: se le conversioni dagli LLM sono davvero così superiori, Criteo si posiziona come il ponte privilegiato tra i suoi migliaia di clienti e un pubblico di utenti di ChatGPT che, nel momento della ricerca, si dimostra eccezionalmente ricettivo.
Questa non è una semplice estensione del business di retargeting per cui Criteo è storicamente nota. È un adattamento strategico a un panorama digitale in rapida evoluzione, dove il tradizionale traffico web è in calo e l’interazione si sposta verso interfacce conversazionali. Avere un posto nel pilota di OpenAI significa per Criteo influenzare da vicino lo sviluppo del modello pubblicitario in uno degli ambienti AI più popolari al mondo, assicurandosi che i suoi strumenti di targeting e ottimizzazione siano parte integrante del mix fin dall’inizio.
La battaglia per il futuro della pubblicità in IA
Mentre Criteo e OpenAI consolidano la loro partnership, i giganti della tech non stanno a guardare. Google ha comunicato ai clienti pubblicitari che prevede di introdurre annunci nel suo chatbot AI Gemini, con un lancio puntato al 2026. La corsa per monetizzare l’IA conversazionale è dunque appena iniziata, e si prospetta una battaglia su più fronti: da un lato la qualità e l’integrazione degli annunci, dall’altro la delicatezza dell’esperienza utente. Le aziende di adtech stanno ripensando le loro strategie proprio a causa dell’ascesa dell’IA e del calo del traffico web tradizionale. In questo contesto, elementi come i rimedi del processo antitrust di Google e le prossime mosse di The Trade Desk potrebbero rimodellare le principali tendenze dell’adtech nei prossimi mesi.
Cosa significa tutto questo per il modo in cui interagiremo con l’IA? Nei prossimi mesi, le nostre conversazioni con ChatGPT, Gemini e altri assistenti potrebbero iniziare a includere suggerimenti commerciali sempre più pertinenti e convincenti. Per gli inserzionisti, si apre un canale con un potenziale di conversione straordinario. Per gli utenti, il confine tra assistenza disinteressata e pubblicità mirata diventerà più sottile, sollevando nuove domande su trasparenza e privacy. Tenete d’occhio ChatGPT e Gemini: la partita per definire il futuro della pubblicità nell’IA conversazionale è appena cominciata, e il panorama digitale non sarà più lo stesso.