Walmart ha scoperto un nuovo modo di fare soldi
Walmart Connect cresce del 37%, generando 6,4 miliardi di dollari e un terzo del profitto operativo grazie ai dati dei clienti.
Walmart ha costruito sopra la distribuzione fisica un secondo layer di business ad alto margine
Lo scorso 22 giugno Walmart ha presentato una nuova visione per la sua attività pubblicitaria globale, un’operazione che unifica sotto un’unica architettura Walmart U.S., Walmart International e Sam’s Club. Dietro l’annuncio istituzionale si nasconde un dato che vale la pena isolare: non è un caso se la crescita pubblicitaria dell’azienda supera di sei volte quella delle vendite al dettaglio. Walmart non sta semplicemente vendendo più spazi pubblicitari nei suoi negozi: ha costruito un layer infrastrutturale che trasforma ogni interazione col cliente — fisica o digitale — in un dato monetizzabile.
Il motore nascosto
Il pezzo tecnico centrale di questa architettura è Walmart Connect U.S., che secondo l’azienda raggiunge oggi più di 150 milioni di clienti settimanali attraverso soluzioni omnichannel. Il termine “omnichannel” qui non è marketing speak vuoto: significa che lo stesso identity graph del cliente collega lo scontrino fisico in cassa, l’app mobile, il sito e-commerce e — sempre più spesso — le superfici pubblicitarie di terze parti dove Walmart syndica i propri dati di prima parte. È esattamente lo stesso schema che ha reso Amazon Ads una macchina da miliardi: prendere il segnale di intento d’acquisto (non il click, ma la vendita effettiva) e usarlo come valuta per vendere inventory pubblicitario ad alta precisione a brand e inserzionisti.
Il risultato si vede nei numeri del trimestre più recente, in cui i ricavi pubblicitari globali sono cresciuti del 37%. Per contestualizzare la velocità di questa curva, basta guardare indietro di un anno e mezzo: già a fine 2024, secondo un’analisi di Marketplace Pulse Walmart Connect era cresciuto del 33% in un trimestre in cui le vendite retail statunitensi erano salite solo del 5%. Il pattern è stabile nel tempo, non un episodio isolato, e questo è il segnale tecnico più interessante: significa che l’infrastruttura di monetizzazione dei dati ha raggiunto una scala che le permette di crescere indipendentemente dal ciclo delle vendite fisiche. È il classico disaccoppiamento tra crescita del “core business” e crescita del layer dati che si osserva quando una piattaforma retail matura in una piattaforma media.
A guidare questa trasformazione c’è Seth Dallaire, promosso da chief revenue officer a chief growth officer lo scorso anno. Il suo curriculum non è casuale: Dallaire ha contribuito a far crescere il business pubblicitario di Amazon da circa 10 miliardi di dollari alla sua scala attuale, portando in Walmart lo stesso know-how di ad-tech che ha reso Amazon Ads il terzo polo pubblicitario mondiale dopo Google e Meta. Non stupisce che l’architettura di Walmart Connect ricalchi, per impostazione concettuale, quella di Amazon: dati di prima parte proprietari, chiusi, venduti come segnale ad alta fedeltà a chi non ha accesso diretto al comportamento d’acquisto del consumatore. Ma quanto vale davvero questo motore in termini di profitto?
La macchina dei profitti
I numeri non mentono: il business pubblicitario globale ha generato quasi 6,4 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2026, secondo un’analisi di McMillanDoolittle. Ma il dato che conta davvero per capire il peso strategico di questa divisione riguarda la struttura del profitto, non il fatturato: nel quarto trimestre dell’anno fiscale 2026 pubblicità e quote associative insieme hanno rappresentato circa un terzo del profitto operativo totale di Walmart. È una proporzione enorme per un’azienda il cui core business resta, nominalmente, vendere generi alimentari e prodotti di consumo a margini storicamente sottili.
Qui sta il punto tecnico-economico che rende Walmart Connect diverso da un semplice reparto marketing interno: il margine di un annuncio sponsorizzato in un retail media network è strutturalmente più alto di quello di un prodotto venduto a scaffale, perché il costo marginale di servire un’impression pubblicitaria su un’infrastruttura già esistente (app, sito, segnali POS) è vicino allo zero. Walmart ha di fatto costruito, sopra la sua rete di distribuzione fisica, un secondo layer di business ad alto margine che compensa i margini risicati della grande distribuzione. E mentre Walmart ingrana, cosa fanno gli altri giganti?
La guerra dei retailer
La battaglia per i budget pubblicitari è appena iniziata, e i numeri degli avversari parlano chiaro. Amazon, il benchmark storico del settore, ha registrato secondo il rendiconto trimestrale della società una crescita pubblicitaria del 22%: solida, ma nettamente più lenta del 37% messo a segno da Walmart. Target, dal canto suo, ha generato 915 milioni di dollari di entrate pubblicitarie nel 2025, principalmente attraverso la sua divisione Roundel, secondo un report di Adweek; nel quarto trimestre la crescita è stata addirittura del 55,3%, da 190 a 295 milioni di dollari. Numeri ancora piccoli in valore assoluto rispetto a Walmart e Amazon, ma che confermano come ogni grande retailer stia convergendo sulla stessa architettura: trasformare il traffico fisico e digitale in inventory pubblicitario proprietario.
Non è un fenomeno nato dal nulla nel 2026. Già nel gennaio 2021 Walmart, tramite l’allora chief customer officer Janey Whiteside, aveva ribattezzato la propria divisione media in Walmart Connect, ponendo le basi concettuali per quello che oggi è diventato un pilastro del profitto operativo. Cinque anni di iterazioni sull’infrastruttura dati hanno trasformato un rebranding in un modello di business a sé stante, ora esteso anche a Sam’s Club Connect e Walmart Connect International.
Chi costruisce piattaforme retail oggi non vende solo prodotti: vende accesso a dati e attenzione. Walmart, con la sua nuova visione unificata su scala globale, ha appena alzato la posta — e chiunque competa su questo terreno, da Amazon a Target, dovrà rincorrere non solo la scala del traffico, ma la qualità dell’architettura dati che lo trasforma in profitto.