La CMA ha lasciato Gemini fuori dalle regole

La CMA ha lasciato Gemini fuori dalle regole

La CMA aggiorna le proposte per la scelta nei servizi di ricerca Google, ma Gemini resta fuori dalla designazione.

Google ha designato nel 2025, ma Gemini resta fuori ambito e in revisione

Oltre il 90% delle ricerche nel Regno Unito si conclude sulla piattaforma di Google. È il numero a cui bisogna tornare ogni volta che si parla di concorrenza nei servizi di ricerca, perché tutto il resto — proposte, consultazioni, designazioni — è un tentativo di correggere quella sproporzione. La scorsa settimana la Competition and Markets Authority ha pubblicato proposte rafforzate per offrire maggiore scelta agli utenti di Google Android e Google Chrome nel Regno Unito. Sulla carta è una buona notizia: più controllo, più alternative. Ma il menu che ne emerge ha un piatto che non compare in carta: Gemini, l’assistente AI di Google.

La scelta che non include il futuro

Le proposte aggiornate riflettono, spiega la CMA, l’evoluzione rapida del modo in cui le persone nel Regno Unito cercano informazioni online, incluso l’uso crescente di nuovi servizi come ChatGPT e Perplexity. La logica è lineare: se il mercato si sposta, anche gli strumenti che dovrebbero garantire la scelta devono spostarsi. Ma è qui che si apre il paradosso. La designazione di Google con status di mercato strategico nei servizi di ricerca generale e pubblicità di ricerca risale all’ottobre 2025. E proprio in quell’occasione la CMA ha confermato che l’assistente AI Gemini non rientra nell’ambito della designazione.

La posizione, ha precisato l’autorità, sarebbe «tenuta sotto revisione». Una formula diplomatica che, nella pratica, significa: per ora no, forse un domani. Ma il punto resta. Mentre il menu delle alternative si aggiorna per includere concorrenti come ChatGPT e Perplexity, il canale conversazionale più strategico di Google — quello che nei prossimi anni potrebbe assorbire la quota maggiore di ricerche — resta formalmente fuori dal perimetro. Non è una svista. È una scelta tecnica che produce conseguenze assai concrete. Se la selezione si esercita su servizi che già conosciamo, mentre l’interfaccia emergente più potente sfugge alla regolazione, quale scelta stiamo davvero promuovendo?

Chi paga il conto della scelta

La risposta arriva da chi il traffico lo vede sparire prima ancora di contabilizzarlo. La News Media Association ha avvertito del traffico dirottato lontano dagli editori. Il meccanismo è noto a chiunque osservi l’informazione digitale da vicino: quando la risposta viene fornita direttamente nell’interfaccia conversazionale — o quando l’utente sceglie un’alternativa che aggrega e sintetizza — il passaggio verso i siti di informazione salta. A perderci non è solo Google, che comunque detiene oltre il 90% del mercato e ha i margini per assorbire l’urto. Sono gli editori, che per anni hanno costruito modelli economici sulla dipendenza da quel flusso di clic.

Ma c’è un secondo livello, meno visibile. Aggiornare le proposte per riflettere l’ascesa di ChatGPT e Perplexity significa riconoscere che gli assistenti conversazionali stanno diventando la porta d’ingresso dell’informazione. Se questo è lo scenario, interrogare le conseguenze sul traffico degli editori non è un dettaglio: è la domanda che dovrebbe precedere ogni menu di scelta. Perché ChatGPT e Perplexity non rimandano necessariamente alla fonte originale. Riassumono, integrano, sintetizzano. Restano in superficie. E Google, nel frattempo, osserva il campo muoversi sapendo che Gemini — il suo pezzo più strategico — non è coperto dalla designazione. Chi ci guadagna da questa combinazione? La risposta è quasi banale. Chi ci perde? Un’intera filiera che produce informazione primaria e che rischia, ancora una volta, di doversi adattare da sola.

Il 9 ottobre e la domanda che resta aperta

Il tempo stringe, ma forse non sulla cosa giusta. La CMA ha fissato al 9 ottobre il termine per inviare commenti sulle proposte aggiornate, con una decisione finale attesa entro la fine dell’anno. Nove giorni per dire qualcosa su un menu di alternative che aggiorna i concorrenti di Google. Ma la revisione su Gemini — quella posizione «tenuta sotto revisione» — non ha una scadenza dichiarata. La consultazione si chiuderà, la domanda su Gemini no. E finché non c’è una data, resta aperta la questione che conta davvero: che cosa resta escluso da questa consultazione? E quanto a lungo potrà restarlo?

La scelta promessa dalla CMA somiglia a un menu dove il piatto principale non è in carta. La domanda non è quale alternativa sceglieremo, ma chi resterà fuori dalla tavola.

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