Affle compra Perion e metà del prezzo è già in cassa
Affle acquisisce Perion a 11,70 dollari per azione, ma la liquidità in cassa rende l'esborso netto molto inferiore.
Affle offre 11,70 dollari per azione, ma la società israeliana ha già in cassa gran parte della cifra
Immagina di essere un azionista Perion che nell’aprile 2024 ha visto il titolo perdere il 40% in una sola seduta, dopo che il cambiamento del modello Bing di Microsoft aveva messo in conto un taglio stimato da 100 milioni di dollari sull’utile operativo dell’anno. La scorsa settimana, il 1° novembre, è arrivata la busta: secondo l’annuncio ufficiale di Perion, Affle rileverà la società interamente in contanti a 11,70 dollari per azione. Sulla carta sembra una rivincita: un premio del 34,5% rispetto alla chiusura dello scorso 30 ottobre, per un valore azionario di circa 420 milioni di dollari. Ma, come spesso accade, il diavolo sta nei numeri.
La busta che chiude una ferita
Per capire davvero quel premio bisogna tornare indietro. Come riportò Calcalist all’epoca, il titolo perse il 40% in un solo lunedì di aprile 2024 e la capitalizzazione di mercato scese sotto i 600 milioni di dollari. Il colpo arrivava dal cambio di rotta di Microsoft sul motore Bing, che toglieva a Perion una fetta enorme di ricavi e margini. Più di due anni dopo, l’offerta di Affle attribuisce alla società circa 420 milioni di dollari di valore azionario. Da un lato il premio del 34,5% riconosce qualcosa agli azionisti rimasti; dall’altro la cifra resta lontana dalla dimensione che Perion aveva prima del trauma. E il punto non è nemmeno il premio: è quanto di quei 420 milioni è già nei forzieri di Perion.
Quanto vale davvero l’assegno
Al 30 settembre scorso, secondo quanto riportato da Calcalist, Perion disponeva di 228,3 milioni di dollari tra liquidità, depositi bancari a breve termine e titoli negoziabili. Questo dato cambia completamente il calcolo. Se dal valore azionario di circa 420 milioni sottraiamo quei 228,3 milioni, l’esborso netto per la sola attività operativa scende a poco più di 190 milioni di dollari. Tradotto: Affle paga 11,70 dollari per azione, ma una fetta consistente di quella somma è denaro che Perion ha già in cassa. È un po’ come comprare un’auto usata e scoprire che nel bagagliaio c’è una valigia con poco più della metà del prezzo.
Il premio del 34,5%, insomma, si calcola su un prezzo che lo scorso 30 ottobre era ancora depresso da anni difficili. Non è una colpa: è la struttura del deal. Il venditore incassa un premio sulla carta; il compratore, sottraendo la liquidità, porta a casa l’attività concreta a un costo netto molto più basso. Se questa lettura è corretta, il prezzo per Affle è talmente favorevole che viene da chiedersi: cosa impedisce a qualcun altro di rilanciare prima che scada la finestra del go-shop?
Fino all’11 dicembre, e oltre
Da qui in avanti la partita non è più solo tra Affle e Perion. L’accordo definitivo include un periodo di go-shop di 40 giorni, che scadrà alle 23:59 ora israeliana dell’11 dicembre 2026. In queste settimane Perion può cercare offerte migliori, e un eventuale terzo potrebbe rilanciare. L’altra metà della storia, però, è strategica. Stando a quanto annunciato da Affle, l’obiettivo è espandere il proprio business CPCU nei mercati sviluppati, unendo la presenza consolidata di Perion nei canali pubblicitari upper funnel con la leadership di Affle nel mobile marketing a imbuto profondo e nelle conversioni guidate dall’AI nei mercati emergenti. L’operazione, dice Affle, dovrebbe espandere materialmente il mercato indirizzabile del business CPCU a livello globale. La vera domanda non è se l’accordo si chiuderà, ma se Affle saprà trasformare la liquidità e la presenza di Perion in una macchina CPCU capace di competere nei mercati sviluppati. Per gli azionisti Perion, c’è una via d’uscita dignitosa, con l’ultima finestra di incertezza fino all’11 dicembre.